Condividi

Kingsley ci ha messo un po’ a ritrovare Jennifer e Joy, moglie e figlia di soli tre anni. Partiti insieme dalla Nigeria per garantire alla piccola una vita migliore della loro, le loro strade si sono divise durante il primo tentativo di traversata del Mediterraneo. Un gruppo di ribelli libici li ha ripresi, quando già erano al largo, e condotti in carceri diverse. Per questo, una volta usciti, hanno dovuto ripetere il viaggio. Da soli. «A distanza di mesi, quando anche Kingsley (tutti i nomi sono di fantasia, ndr), dopo la compagna con la bimba, è riuscito ad arrivare in Italia, abbiamo riunito la famiglia. Ora vivono in una struttura della nostra rete Sprar in provincia di Parma. Si sono lasciati alle spalle un contesto di povertà estrema, in Africa erano contadini, integrandosi ogni giorno di più. Jennifer frequenta le mamme della zona, e per il compleanno di Joy casa loro si è riempita di bambini. Ma, adesso, il loro futuro è appeso a un filo».

A raccontarci la vicenda è Talita Pini, operatrice dell’equipe legale di Ciac Onlus, centro immigrazione asilo e cooperazione, con base a Parma. Una realtà pioniera nel campo dell’accoglienza – nata nel 2001, ora conta due progetti Sprar, con 250 posti in totale – che può fregiarsi di gestire esperienze di integrazione all’avanguardia. Frutto di un impegno tenace in difesa dei diritti di chi scappa da guerre e miseria, che ha avuto ricadute positive sul territorio (500 mila euro investiti in zona tra 2017 e 2018, da fondazioni e fondi europei, solo per le attività di progettazione relative ai percorsi di uscita dallo Sprar, dichiara Ciac), e che ora rischiano di venire mutilate dal governo giallonero.

«Jennifer e famiglia – prosegue Pini – hanno già affrontato la Commissione territoriale, che deve ora valutare il riconoscimento della protezione internazionale. Proprio in virtù del principio di tutela dell’unità familiare, sono potenziali beneficiari di protezione umanitaria, peccato che Salvini l’abbia appena eliminata. Adesso la loro situazione è assai incerta».

Ma non sono gli unici in pericolo. «Nel progetto di Fidenza – prosegue – abbiamo cinque posti per ospiti vulnerabili affetti da patologie psichiatriche, che…

L’inchiesta di Leonardo Filippi prosegue su Left in edicola dal 12 ottobre 2018


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi