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Novembre è stato il mese che ha visto l’approvazione (con i voti di Lega e 5 Stelle) di quel mix di repressione del dissenso e feroce accanimento verso migranti e “ultimi” in generale chiamato decreto Immigrazione e sicurezza. Ma è stato anche un periodo (idealmente prolungato fino ai primi di dicembre) di forti e partecipate mobilitazioni. Su tematiche diverse, unite però da un profondo dissenso verso le politiche del governo. I cortei di #Indivisibili e #Nonunadimeno a livello nazionale e le manifestazioni locali a Roma (Sei Uno di Noi) e Milano (Mai più Lager – No ai Cpr) sono lì a testimoniare quanto il fronte di chi non si riconosce nell’operato di Conte-Di Maio-Salvini sia in continuo movimento. Su questa linea si sono mossi anche gli studenti, con la manifestazione nazionale del 16 e 17 novembre e con la protesta che ha visto coinvolti alcuni dei maggiori licei romani. Un laboratorio interessante, quello della Capitale, che ha registrato sempre a novembre le occupazioni di istituti quali Mamiani, Virgilio, Socrate, Albertelli, Righi e Tasso. Con gli studenti capaci di fare rete e unirsi in un’unica piattaforma comune di protesta, come racconta a Left L. A., 17 anni, del Collettivo politico Tasso, l’ultimo dei licei in ordine di tempo a mobilitarsi. «Ci siamo visti nell’assemblea cittadina degli studenti romani e da lì è nata l’idea di portare avanti una forma di protesta unitaria su temi comuni». Temi che non si limitano ad una critica al sistema scolastico, ma riguardano il dissenso verso le politiche del governo, espresso in maniera approfondita e strutturata nel comunicato lanciato durante i giorni dell’occupazione dal Collettivo del Tasso e segnalato anche da Left. «Quel comunicato, così come la decisione di occupare – prosegue il giovane  – è frutto di un lungo processo politico iniziato a settembre che ha visto grande partecipazione e voglia di fare politica attiva. In questi mesi ci sono state approfondite discussioni all’interno del collettivo sui temi della protesta. Il comunicato è un po’ il sunto di tutto». Leggendolo si ha in effetti la sensazione di una presa di coscienza forte da parte degli studenti riguardo ai temi della loro mobilitazione, maturata nel tempo. Elementi che si ritrovano anche nelle rivendicazioni degli altri licei parte della piattaforma comune di protesta, all’interno della quale hanno un peso centrale le scelte del governo in materia di immigrazione, accoglienza e presunta sicurezza. Ovvero il decreto Salvini. «Abbiamo ribadito con forza – sottolinea A. – che non si può fare accoglienza gettando esseri umani in mezzo alla strada, come accaduto proprio a Roma al Baobab. Il governo dice che l’immigrazione crea degrado sociale, per noi invece è degradante gettare persone in strada. Ribadiamo con forza il dissenso verso un modello che non fa accoglienza, non crea una reale inclusione delle persone nel tessuto culturale e sociale del nostro Paese».
Non può mancare poi il tema della scuola, legato al decreto Scuole sicure, anch’esso a firma Salvini che, leggendo dal comunicato del Tasso «confonde in malafede la sicurezza nelle scuole con un controllo militare degli studenti». Non intervenendo su questioni di più immediata sicurezza come l’edilizia scolastica. «Molte scuole – ricorda A. – hanno strutture fatiscenti ed è lì che bisognerebbe investire risorse. Una scuola sicura non è quella piena di telecamere ma una dove non cade il cornicione (come in effetti accaduto quest’anno a Catanzaro, Palermo e Torino), dove d’inverno funziona il riscaldamento. Dove insomma è tutto a norma». Anche perché lo stato di degrado dell’edilizia scolastica continua a preoccupare, come rilevato a fine ottobre dal rapporto di Legambiente Ecosistema scuola 2018, dove si legge – tra le altre cose – che solo il 42,2% degli edifici scolastici ha il certificato di prevenzione incendi, il 60,4 % quello di agibilità, il 54,2 % scale di sicurezza, l’83,3 % impianti elettrici a norma (vedi Left del 26 ottobre 2018).
Dissenso accanto al quale, restando sul tema scuola, viene fuori in maniera chiara quale sia la strada da seguire per il cambiamento. Una strada antica, sempre poco battuta dagli ultimi governi, ancor meno da quello attuale: investire nella scuola pubblica. «Non ci scordiamo – sottolinea A. – le battaglie contro i tagli alla scuola pubblica e le conseguenze sull’edilizia scolastica e non solo. Mi viene in mente poi anche il contributo volontario dei genitori, fondamentale ora per alcune scuole. Una cosa che magari per le famiglie dei ragazzi del Tasso può essere facile ma non per tutti è così. Questo è uno dei tanti elementi che può creare disparità sociale, scuole di serie a e di serie b».
Le occupazioni al momento sono terminate. Senza aver avuto, se non in parte, il supporto degli insegnanti. Inizialmente c’era stato un invito degli studenti al corpo docente di aderire alla mobilitazione per darle maggior spessore. Come ricorda lo studente del Tasso però «molti docenti hanno appoggiato i motivi della protesta ma tutti hanno espresso contrarietà per la forma. Nessuno alla fine è stato con noi». Occupazioni terminate ma mobilitazioni che proseguono. Così come va avanti la rete dei licei romani. «Durante il periodo dell’occupazione – racconta A. – c’è stata un’assemblea di tutta la piattaforma e ora siamo al lavoro per capire come portare avanti la nostra protesta. La piattaforma si è creata e proseguirà». Una piattaforma che nel frattempo ha suscitato interesse anche fuori da Roma. «Siamo stati contattati da una serie di rappresentanti di varie scuole d’Italia – prosegue A. – che ci hanno chiesto come era nata la protesta, con che forme l’avevamo portata avanti e su quali contenuti. Questa occupazione non è stata né un punto di partenza né di arrivo ma solo una tappa del percorso». Percorso che potrebbe proseguire diventando sempre più ampio e allargando ancora la rete di protesta.

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Per approfondire il tema proposto in questo articolo vi proponiamo la storia di copertina di Left del 26 ottobre 2018 


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