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Socialismo o barbarie, diceva Rosa Luxemburg. Oggi l’istanza socialista, ovvero l’istanza di uguaglianza sociale, ma anche di organizzare in maniera diversa sistemi produttivi e istituzioni, si propone con la forza dell’evidenza come la necessità fondante tra quelle istanze, diciamo così, “interne” alla società umana, ovvero inerenti ai rapporti tra gli appartenenti alla nostra specie Homo sapiens.

Ma mai come oggi è evidente che essa va coniugata con la ricerca di un equilibrio tra la presenza del complesso della specie umana su questo pianeta e la preservazione degli equilibri ecologici, per garantire anche alle generazioni future questa stessa presenza.

Eco-socialismo o barbarie: potremmo dunque aggiornare così, il detto di Rosa Luxemburg.

Ecologia e socialismo: un intreccio oggi indifferibile ma anche un binomio assai naturale. Non esiste una società umana capace di sostenibilità nel tempo, se non è una società giusta, con un forte livello di consapevolezza, istruzione, partecipazione.

Senza superare il bisogno, che genera ignoranza, ricattabilità, disperazione, non si può sperare che la popolazione adotti o sostenga comportamenti e scelte lungimiranti verso le future generazioni, le altre specie biologiche, gli equilibri naturali del pianeta.

Come nessuna uguaglianza sociale si potrà mantenere, se si compromettono gli equilibri ecologici planetari.

Alex Langer diceva che l’ecologismo sta al marxismo come il nuovo sta al vecchio testamento: ovvero è marxismo, aggiornato con la “rivelazione” ecologica, cioè l’idea dei limiti dello sviluppo.
In realtà gli stessi teorici marxisti, avevano fin dall’inizio compreso la contraddizione “ecologica” del sistema capitalistico, spiegando come il Capitale, quando ha sfruttato lo sfruttabile, entra in crisi di sovrapproduzione, ed esita infine nella guerra, che in effetti è quello che ci aspetta, se proseguiamo nella fase di collasso ecologico e climatico che molti scienziati considerano già iniziata.

Invito a leggere le azioni prescritte dal panel scientifico intergovernativo delle Nazioni Unite, che ha recentemente pubblicato un allarmante documento, circa la necessità di rapide e radicali riforme, entro il 2030, pena l’entrata in un fase incontrollabile e molto pericolosa.

Invito – dopo aver letto il documento – a dire, in sincerità, se questi scienziati non hanno in pratica affermato (pur non usando queste parole) che si deve uscire dal sistema economico capitalista.

Lo hanno affermato, senza dubbio.

Ciò che prescrivono, e i tempi in cui lo prescrivono, non è compatibile col sistema capitalistico attuale, e già sono usciti articoli di commentatori, più autorevoli di me, che lo rilevano.

La conversione ecologica, termine usato dall’ecologismo politico, è a tutti gli effetti una conversione al socialismo.

Da una generazione dell’energia accentrata, capital intensive, ad una generazione diffusa, locale, e al risparmio energetico, che necessita di migliaia di micro interventi, a bassissima intensità di profitto, e ad alta richiesta di lavoro, specializzato e qualificato, di istruzione e di ricerca.

Da sistemi di estrazione e trasformazione della materia in prodotti standardizzati, usa e getta, che rispondono a bisogni indotti e consumistici, alle economie circolari, fatte di riuso e riciclo, di prodotti fatti per durare, calibrati sulle necessità reali, e non su quelle indotte.

È la stessa logica della circolarità, della declinazione sulle esigenze reali dei singoli, dei territori, delle comunità locali, che spazza via di fatto la logica del profitto, o perlomeno dei grandi profitti, ottenuti imponendo con la pubblicità prodotti massificati, ed esternalizzando sulla collettività le ricadute ambientali delle produzione.

Per troppo tempo, gli ecologisti e gli uomini e le donne della sinistra tradizionale, si sono guardati con reciproco sospetto.

Ora le cose devono cambiare.

Questo matrimonio, tra socialismo ed ecologia, s’ha proprio da fare.

L’editoriale di Mauro Romanelli è tratto da Left in edicola dal 7 dicembre


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