Da Orlando a De Magistris e oltre, si amplia il fronte d’opposizione al governo di sindaci e governatori. Per alcuni, il nuovo centrosinistra deve partire da qui. Omettendo di dire che, senza una sfida più generale per attuare la Costituzione, non è possibile un vero cambiamento

«Disobbedisco», dicono i sindaci Orlando e De Magistris. «Ne risponderete al popolo e alla legge», tuona il ministro Salvini. E subito la polemica invade le pagine dei mass media e diviene il centro dell’attenzione. Anche perché ai sindaci fanno seguito i presidenti di Regione, che non disobbediscono ma impugnano il decreto Sicurezza di fronte alla Corte.
La discussione su questo scontro va aldilà dello scontro stesso. Per molti, commentatori e politici, la rivolta di sindaci e presidenti è il fulcro del conflitto col governo gialloverde e consentirebbe anche la rinascita di un “nuovo” centrosinistra, o nuovo Pd, o soggetto largo, tante sono le definizioni che si danno.
Al fondo c’è l’idea del pendolo che è stata predominante in questi decenni. E cioè che ad una fase di avanzata di destre “pericolose” (prima Berlusconi e ora il pentaleghismo) segua un ritorno del fronte del “progressismo”, con tanto di sollievo per lo scampato pericolo.
Il pendolo ha ancora più valore, specie per i settori economici e di opinione che hanno largamente egemonizzato questo lungo periodo, perché l’oscillazione avviene intorno ad un perno che resta fisso, ossia l’ordine esistente. Che prevede oscillazioni ma non rovesciamenti. Tant’è che mentre si attaccano i gialloverdi per le loro misure discriminatorie ci si guarda bene dal fare autocritica su quelle fatte in proprio, come i decreti Minniti. Anzi la critica si avvale di un certo argomentare (Salvini crea insicurezza) e ci si compiace delle misure “fotocopia” come il salva banche. Di questa confusione risente anche la questione sindaci, che non è né nuova né tantomeno univoca, ad una lettura delle dinamiche in cui si situa. Se ad esempio De Magistris può rivendicare una polemica ed una azione frontale anche contro i decreti Minniti, così non si può dire per altri rappresentanti dei territori.
E se sempre De Magistris accompagna alla lotta contro le discriminazioni quella contro le politiche di austerità, di privatizzazione o di grandi opere non certo la stessa cosa si può dire ad esempio del presidente del Piemonte Chiamparino che…

L’articolo di Roberto Musacchio prosegue su Left in edicola dal 18 gennaio 2019


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