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I sovranisti religiosi, bianchi, nordamericani e i loro omologhi russi e italiani puntano il dito contro la pillola e l’autonomia delle donne, a cui imputano il calo delle nascite che,  dal loro punto di vista, sarebbe un danno alla nazione.

Come nella Grecia antica la donna dovrebbe stare al suo posto chiusa nel gineceo, senza istruzione. Il suo compito – così teorizzava Aristotele – sarebbe quello di mera matrice materiale per garantire all’uomo la prosecuzione della stirpe. Zitta e velata, per Paolo di Tarso, la donna era un essere inferiore subordinato in tutto alla volontà dell’uomo, come sua mera appendice essendo nata da una sua costola. Il pater familias aveva potere assoluto sulle femmine, anche di vita e di morte. A quella oppressiva società patriarcale che combattiamo da millenni ci vorrebbero riportare i fautori del Congresso internazionale  delle famiglie che si tiene a Verona dal 29 marzo.

Per tre giorni i fondamentalisti evangelici, ortodossi e cattolici uniscono le forze per imporre la loro antistorica e antiscientifica visione che criminalizza le donne che decidono di interrompere una gravidanza. Stiamo parlando di una congrega di suprematisti nordamericani neonazisti, di convertiti africani diventati feroci quanto i loro colonizzatori, di crociati pro vita che, Oltreoceano come in Italia, vorrebbero imporre la tutela della vita fin dal concepimento. Parliamo di feticisti tanatofili che antepongono la vita solo biologica di un agglomerato di cellule a quella della donna, al punto di arrivare a uccidere in nome della tutela dell’embrione.

Mancano le parole per descrivere tale galleria dell’orrore. E ci risparmieremmo volentieri di parlarne lasciandoli alle loro elucubrazioni perverse, e violente, se questo incredibile congresso (benedetto da sostenitori di Trump e di Putin con lauti sostegni economici) non annoverasse fra i partecipanti ben tre ministri della Repubblica.

Lo abbiamo già scritto e torniamo a denunciarlo, è inaccettabile che tra i relatori figurino il ministro degli Interni, Matteo Salvini, quello della Famiglia, Lorenzo Fontana, e persino quello dell’Istruzione, Marco Bussetti, insieme a una pletora di parlamentari di ultradestra, a cominciare dal leghista Pillon e da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Gli articoli che leggerete in questo sfoglio ricostruiscono puntualmente la galassia dei relatori e l’agghiacciante rete di rapporti che li legano a vario titolo a gruppi neofascisti e integralisti religiosi e razzisti. Un esempio per tutti, il portavoce di ProVita Alessandro Fiore è figlio del capo di Forza nuova Roberto.

Leggerete anche le parole del papa che, da Loreto, avverte: «È necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società».

Chiesa e politici genuflessi, con tutta evidenza, cercano di imporre la loro visione medievale a una società italiana sempre più secolarizzata che, sempre più, sfugge loro di mano. Nei fatti le chiese sono vuote e, soprattutto, le donne non sono più disposte a fare un passo indietro sui diritti conquistati, come scrive su Left Susanna Camusso invitando tutte e tutti a partecipare alla manifestazione del 30 a Verona, per un’Italia Laica. La Cgil ci sarà insieme ad un gran numero di altre associazioni, dalla Uaar, all’Anpi, a Di.re e Vita di donna   (da leggere su questo numero l’intervento della ginecologa Elisabetta Canitano e dell’avvocato Carla Corsetti di  Democrazia Atea e di Potere al popolo). 

In piazza a Verona ci saranno, in primis, le attiviste di Non una di meno. «Voi Vandea, noi marea», gridano a gran voce contro i più alti rappresentanti delle istituzioni italiane che, folgorati sulla via di Lepanto, vogliono fare strage di diritti delle donne. E non da ora.

Si chiamava appunto associazione Lepanto la rete ultra confessionale promossa dallo storico Roberto de Mattei, qualche anno fa assurto ai vertici del Cnr. L’esimio professore ebbe a dire che il terremoto era un castigo di Dio contro la promiscuità degli omosessuali. La battaglia di Lepanto del 1571 (data epocale per i crociati che fecero strage di turchi) era incisa, insieme al nome di Breivik e a quello di Traini, sulle armi ricaricabili di Brenton Tarrant fondamentalista bianco e razzista, stragista psicopatico che a Christchurch in Nuova Zelanda ha ucciso 50 persone inermi in due moschee. E oggi il dittatore Erdogan tuona contro l’islamofobia che albergherebbe in Occidente, accendendo il fuoco dello scontro, come ricostruisce il reportage di Roberto Prinzi in queste pagine. L’integralismo religioso e razzista non accetta il diverso, non accetta la dialettica e la pluralità dei punti di vista. E in nome di Dio uccide.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 29 marzo 2019


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