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Lampedusa e Sea-Watch 3: il governo italiano considera Carola Rackete una criminale e il suo arresto un atto di giustizia. Al di là del carattere grottesco della vicenda, sviscerato dai media, e della sua cinica strumentalizzazione politica, il problema che si pone per chi voglia comprendere un episodio che ancora una volta vede protagonisti i migranti, è mettere a fuoco uno scontro che traspare molto netto dagli eventi di queste ultime ore fra due diverse concezioni della legalità e della giustizia.

Da una parte un approccio formalistico alle questioni giuridiche dall’altra un approccio che presuppone che le leggi debbano regolamentare i rapporti sociali avendo come presupposto ineliminabile, come contenuto imprescindibile, il rispetto dei diritti umani fondamentali primo fra tutti quello della vita. Ora una certa parte delle istituzioni e del potere del nostro Paese ha fatto leva sulla sofferenza di esseri umani sottoposti ad una permanenza prolungata e forzata su di una imbarcazione in nome di una giustizia astratta: si proibisce lo sbarco esigendo il rispetto formale di norme create apposta per criminalizzare i migranti e le Ong che li aiutano.

Si tratta di un comportamento del tutto sovrapponibile, mutatis mutandis, a quello dei carcerieri libici nei…

L’articolo dello psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli prosegue su Left in edicola dal 5 luglio 2019


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