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Lo sguardo sensibile, lungimirante e inclusivo delle donne sulla politica e sulla società è ciò che può dare nuova linfa alla sinistra. Lo dimostrano tante esperienze concrete che stanno prendendo corpo in giro per il mondo e anche da noi. Non ci riferiamo solo al pur importantissimo movimento internazionale Non una di meno. Ma anche a singole donne che portano avanti battaglie che non sono solo di genere, che in politica riescono a fare rete, promuovendo un nuovo patto internazionale, riuscendo a intersecare e a fare incontrare mondi diversi e lontani.

Sono tanti gli esempi che potremmo fare. Legandoci alla cronaca di queste settimane, per questo numero ne abbiamo scelte simbolicamente tre: Alexandria Ocasio-Cortez, giovane astro liberal del Partito democratico Usa, eletta lo scorso novembre al 116esimo Congresso degli Stati Uniti (sconfiggendo a sorpresa Joseph Crowley), Kshama Sawant, ingegnere informatico, leader di Socialist Alternative che a Seattle è riuscita a battere il candidato sostenuto finanziariamente da Amazon e l’ex parlamentare europea Elly Schlein che ha lanciato Emilia Romagna coraggiosa alle regionali e potrebbe farne un progetto nazionale.

Insieme all’americana di origine somala Ilhan Omar, deputata al Congresso e pro Bernie Sanders, le prime due hanno avuto un ruolo importante nel sostenere il maturo senatore del Vermont alle primarie del Partito democratico statunitense in Iowa (dove si è registrato uno strano caso di tilt nei conteggi e poi è stato occultato da molti media il vero risultato finale: Sanders 44,753, Buttigieg 42,235, Warren 34,312, Biden 23,051, Klobuchar 20,525) ma ci interessano soprattutto perché stanno portando avanti un discorso di nuovo socialismo e battaglie radicali in Nord America, dove il socialismo e l’ateismo sono temuti più della peste!

Giovani, preparate, competenti, femminili Alexandria e Kshama, diversissime fra loro, si dichiarano orgogliosamente socialiste, dando a questa parola un significato ampio di inclusione, di lotta alle disuguaglianze, di rifiuto del razzismo, di attenzione all’ambiente e di critica al capitalismo che distrugge non solo l’habitat in cui viviamo, ma anche i rapporti sociali.

La loro visione e prassi politica punta a rimettere al centro le persone, sconfiggendo la paura del diverso, mostrando concretamente, a partire da sé, la ricchezza culturale e l’ampiezza di visione che deriva dall’essere nate e cresciute all’incrocio di culture diverse. Un fertile “meticciato” di cui va orgogliosa anche Elly Schlein, italiana con ascendenze svizzere, che si è fatta le ossa da giovanissima lavorando per la campagna presidenziale di Obama ed è stata parlamentare europea impegnandosi molto per i diritti dei migranti e per la riforma del trattato di Dublino.

Nelle settimane scorse Elly ha aiutato la vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna, portando a casa il 3,8 per cento di consensi con la lista Emilia Romagna coraggiosa, ma soprattutto proponendo un metodo diverso nel formare le liste a partire dall’associazionismo di base e da chi lavora sui territori. L’abbiamo incontrata anche per capire quali sviluppi potrebbe avere quella esperienza.

La settimana scorsa abbiamo parlato invece con Laura Parker che è stata alla guida di Momentum, l’ala giovane del Labour party che ha sostenuto Corbyn. Altre ne incontreremo nelle prossime settimane. Sono le nuove “coraggiose” o se preferite le nuove partigiane che potrebbero far uscire la sinistra dall’impasse che sta vivendo, non solo in Italia. Volendo evitare generalizzazioni le racconteremo una ad una contestualizzando l’originalità e l’importanza delle loro battaglie.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dal 7 febbraio

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