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Le guide turistiche chiedono di poter tornare a lavorare in tutti i luoghi pubblici della cultura. Sono fra i professionisti più colpiti dalla pandemia e dalla crisi del settore. Con un ombrello in mano e nell’altra la foto di un’opera d’arte sono scesi in piazza a Roma, a Venezia e a Napoli

«Buongiorno signore. Good bye. Guida di Roma. Autorized guide. Vuol essere guidato? Come vedono lor signori questo è il Foro Romano … Qui abbiamo tutte le tombe e le tombette … Arco di Tito, Settimio Severo, arco di Poppea, tomba di Giulio Cesare, tomba di Cristoforo Colombo…. Come vedono qui è tutto sinistrato … Terremoto di Avezzano. E qui abbiamo tutti ruderi … macerie di pietra vecchia ….». Guardie e ladri, il film del 1951 diretto da Steno e Monicelli, si apre nel Foro Romano. Totò, alias Ferdinando Esposito, un ladruncolo che vive di espedienti, si finge una guida turistica. Che con la complicità di Aldo Giuffrè, alias Amilcare, intenta una truffa a dei turisti americani.

Nella realtà le guide sono dei professionisti. Regolarmente abilitate. Finora su base regionale, in attesa dell’auspicata legge quadro, che permetta di superare le criticità della legge 97/2013. Ma con la particolarità di poter esercitare sull’intero territorio nazionale. Donne e uomini di ogni età. Liberi professionisti a partita Iva o ritenuta d’acconto. Insomma precari della cultura. Rappresentati da almeno sei associazioni di categoria. Snocciolare “i numeri” delle guide non è particolarmente agevole. Sommando gli elenchi regionali, con una necessaria approssimazione si arriva all’incirca a 25mila unità, delle quali almeno 4.500 nel Lazio e 3mila a Roma. Numeri indicativi, ma incompleti. Già, perché vanno aggiunti almeno gli operatori didattici sprovvisti del patentino.

«Siamo la voce dei monumenti. Il monumento, lo puoi guardare in foto, oppure su internet, ma diventa vivo quando raccontiamo la sua storia. E così per le opere d’arte, in generale», ha detto uno dei partecipanti alla manifestazione organizzata dall’Associazione guide turistiche abilitate che si è tenuta il 9 giugno in piazza del Pantheon a Roma.
Rispettando le distanze prestabilite, tutti vestiti di nero, con in una mano le foto dei luoghi della cultura che “prima” raccontavano e nell’altra un ombrello bianco fatto roteare sulla melodia di Singing in the Rain. A Roma, ma anche a Venezia, davanti alla Basilica della Salute e a Napoli, in piazza del Gesù. La pandemia, che a lungo ha stravolto le consuetudini delle persone, sta lentamente allentando la presa. Restituendo libertà dimenticate. Ma non alle guide, che ipotizzano il ritorno alla normalità non prima…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 26 giugno

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