Vorrebbe affossare la pillola abortiva Eugenia Roccella quando scrive sul Foglio che «più che un farmaco è un progetto politico». Ma ha ragione. Appartiene alla politica applicare i migliori standard nelle procedure, in questo caso sanitarie, previste dalla letteratura scientifica

Tutto è partito da un eccesso di zelo, verrebbe da dire. Giovedì 11 giugno la giunta di centro destra dell’Umbria, guidata da Donatella Tesei della Lega, abrogava una precedente delibera regionale che permetteva di praticare l’aborto farmacologico in regime di day hospital. Una decisione quantomeno bizzarra in un momento in cui, a causa dell’emergenza coronavirus, la stessa Società italiana di ginecologia e ostetricia, sempre molto contenuta sulla questione aborto volontario, aveva rivolto un appello per prevedere una procedura totalmente da remoto, monitorizzata da servizi di telemedicina, come già avvenuto in Francia e nel Regno Unito. E che induceva il ministro della Salute Roberto Speranza a chiedere al Consiglio superiore di sanità di rivedere il precedente parere del 2010 «al fine di favorire, ove possibile, il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, in regime di day hospital e in regime ambulatoriale, come in uso nella gran parte degli altri Paesi europei», e di «prevedere l’aggiornamento delle Linee di indirizzo sull’Ivg (Interruzione volontaria di gravidanza) con l’uso di Mifepristone (Ru486) e prostaglandine, tenendo anche in considerazione la possibilità di monitoraggio da remoto attraverso dispositivi tecnologici di telemedicina».

Il Consiglio superiore di sanità (Css), nella seduta straordinaria del 4 agosto 2020, ha espresso parere favorevole «al ricorso alla Ivg con metodo farmacologico fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale (rispetto a 49 giorni pari a 7 settimane, ndr) e presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital». Successivamente al parere del Css, L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha emanato la Determina n. 865 del 12 agosto 2020 “Modifica delle modalità di impiego del medicinale Mifegyne a base di mifepristone (Ru486)” nella quale vengono superate le precedenti limitazioni, sulla base delle quali il ministero della Salute, recependole, ha emesso le nuove “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. Nell’articolo di Eugenia Roccella apparso sul Foglio l’8 agosto – dal titolo “Le verità scientifiche che il Parlamento non vuol sentire sulla Ru486” e sottotitolo “La balla della…

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L’autrice: Medico specialista in ostetricia e ginecologia, Mirella Parachini lavora all’Ospedale San Filippo Neri di Roma. È tra i fondatori dell’associazione Luca Coscioni e cura la trasmissione Il Maratoneta su Radio Radicale

L’articolo prosegue su Left del 21-27 agosto 2020

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