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Non molti, forse, alle nostre latitudini ricordano che il 24 ottobre di ogni anno si celebra il World polio day, un evento che presso la comunità medico-scientifica internazionale è anche l’occasione per fare il punto sullo stato di eradicazione dalle aree del Pianeta in cui è ancora presente questa malattia virale infettiva che colpisce il sistema nervoso centrale e provoca paralisi e deformazioni. Dal lancio dell’iniziativa nel 1988, il numero di casi è sceso di oltre il 99 per cento ed è stato stimato che oltre 5 milioni di persone sono scampate alla forma paralitica della patologia. Il 24 ottobre prossimo ci sarà un motivo in più per celebrare il Wpd. Il 25 agosto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato l’Africa libera dalla poliomielite. Questo storico traguardo fa sì che circa il 90% della popolazione mondiale sia ora polio-free (resta endemica in due soli Paesi, il Pakistan e l’Afghanistan) e conferma che l’impegno della comunità internazionale e la collaborazione tra nazioni diverse può sconfiggere la trasmissione di alcuni virus. Secondo l’Africa regional certification commission (organismo indipendente a cui l’Oms nel 1998 ha affidato il compito di supervisionare e verificare le attività di eradicazione della malattia), la “vittoria” sulla polio nel grande continente è dovuta alle campagne di vaccinazione che hanno permesso di ottenere una copertura vaccinale nella popolazione superiore al 95%.

Va detto però che fino a quando anche un solo bambino verrà infettato dal virus tutti i bambini del mondo saranno a rischio. I poliovirus, infatti, sono facilmente esportabili da un Paese a un altro e si diffondono rapidamente in popolazioni non immunizzate. Basti pensare all’epidemia che tra il 2003 e il 2007 dalla Nigeria si è propagata in una ventina di Paesi africani. Per la poliomielite non esiste una cura, l’unico strumento di contrasto è la vaccinazione. I due vaccini in uso sono il Salk e il Sabin, quest’ultimo è meno costoso e dunque più diffuso nei Paesi poveri. Nel 2007 l’Oms ha rilevato che gran parte dei Paesi più ricchi erano passati definitivamente al Salk perché, in occasioni molto rare (circa un caso ogni 750mila), il virus attenuato in Opv (Sabin) muta e torna in una forma che può portare a paralisi. In Italia l’antipolio è obbligatoria dal 1966 e l’ultimo caso endemico di polio si è verificato nel 1982. Nel 1994 l’Oms ha dichiarato scomparso in natura il virus della poliomielite in Occidente. Come leggerete nello sfoglio di copertina – grazie ai contributi e gli interventi, tra gli altri, di Giuseppe Ippolito, David Quammen, Marc Botenga e Quinto Tozzi – siamo nel pieno della corsa contro il tempo per produrre un vaccino efficace contro il Covid-19. Il tempo, abbiamo visto nel caso della poliomielite, in presenza di un’epidemia può far la differenza tra una vita in salute e una terribile malattia. Quello che da noi è scomparso nel 1982, altrove è stato eradicato una settimana fa. Chiaramente, oltre al tempo, ha inciso anche un altro fattore che è legato allo sviluppo socio-economico-culturale dei diversi Paesi e all’esistenza di un sistema sanitario efficace in grado di garantire la copertura vaccinale necessaria per ottenere l’immunità di gregge. In poche parole, anche la ricchezza fa la differenza. Il punto è che non deve più fare la differenza. L’auspicio è che nel caso del Covid non esca fuori un vaccino “a due velocità” e che non vi sia discriminazione di sorta al momento della sua commercializzazione. Vorrebbe dire che la “lezione” della Sars-cov2 ma anche della polio è stata in qualche modo recepita: una pandemia colpisce tutti, da una pandemia si esce tutti insieme. Nessuno resti indietro.

Chi non accetta lezioni di nessun genere, se ne frega e tira dritto sono i no vax e i no mask, insomma i negazionisti del Covid. Oggi, sulla scia di quanto accaduto a Berlino, Londra e qualche altra città europea, ce li ritroviamo in piazza senza maschera e senza rispettare il distanziamento sociale per dimostrare, dicono loro, che la pandemia è «una truffa, «un’invenzione del regime» e un complotto per limitare una non meglio precisata «libertà». Come se i morti della bergamasca o nelle Rsa non siano un dato di fatto e come se infettarsi e rischiare di contagiare e di far morire delle persone fosse una libertà. A Berlino allegramente ammucchiati c’erano neonazisti, terrapiattisti e omeopati. Qui da noi si riuniscono a Roma il 5 settembre alla Bocca della verità (la “verità” secondo il metodo Goebbels?) movimenti come Forza nuova oltre ad associazioni e onlus no vax tra cui l’agguerritissimo Popolo delle mamme (a loro dire) informate. Ma non solo. Dovrebbe essere anche il debutto in piazza per il neonato Movimento3v, dove le tre V stanno per “Vaccini vogliamo verità”. Tra le priorità del M3v (che si presenta alle regionali del 20-21 settembre) c’è quella di «garantire la libertà di cura, abolendo ogni obbligo di trattamento sanitario a partire da quello vaccinale». Quindi a piazza del Popolo gli adepti M3v saranno in buona (si fa per dire) compagnia, considerando che ha dato la sua adesione all’iniziativa anche Vittorio Sgarbi che di recente si è fatto notare nella sua veste di sindaco di Sutri per aver annunciato multe a chi indossa le mascherina protettiva «se non è necessario». Pare che non mancheranno il filosofo Diego Fusaro e Alessandro Meluzzi, mentre il cantante Povia ha smentito categoricamente le voci che lo indicano in piazza. Infine c’è chi segnala la presenza di monsignor Carlo Maria Viganò. L’arcivescovo è un trumpiano doc quindi la cosa ci può stare. Ovviamente ci auguriamo, in ottica di salute pubblica, che alla fine prevalga il buon senso e che nessuno degli “scettici” si prenda… la prostatite come è accaduto a Briatore, ma sorge lo stesso spontanea la domanda: se qualcuno nel 1966 si fosse azzardato a dire che la polio non esiste e l’antipolio è una truffa, che fine avrebbe fatto?

L’editoriale è tratto da Left del 4-10 settembre

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