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Nei giovani c’è una grande capacità di reagire alle avversità. Ma in un momento come questo c’è il rischio di perdere per strada chi è senza una solida rete sociale, affettiva e culturale alle spalle. Di qui il ruolo centrale della scuola. Ne parliamo con la psichiatra
e psicoterapeuta Nella Lo Cascio, dirigente medico presso il centro di Prevenzione e interventi precoci Salute mentale della Asl Roma 1

Dottoressa Lo Cascio, eravamo nelle prime settimane di pandemia quando lei scrisse su Left che «l’adolescenza è un periodo in cui tutto è plastico e in trasformazione, ma è anche la fascia di età in cui vi è l’insorgenza del 75% delle patologie mentali». Come sappiamo, una parte degli studenti non ha potuto avere accesso nemmeno alla Dad. Che impatto rischia di produrre il non poter frequentare la scuola in una fase evolutiva così delicata?
È indubbio che per gli adolescenti la chiusura della scuola e il distanziamento sociale che ne deriva, rappresentino una sfida insidiosa. Molti hanno dovuto saltare riti di passaggio fondamentali, ad esempio i viaggi di istruzione, e si trovano a fare i conti con un futuro nebuloso. Prevedere l’impatto che questa pandemia avrà sulla salute mentale dei ragazzi è un’impresa ardua e ci vorranno anni per comprenderne a pieno la portata. Va detto che negli adolescenti c’è una grandissima capacità di reagire e di trovare soluzioni creative alle difficoltà. Questa crisi può permettere loro di misurarsi con la loro identità, per quanto in formazione, e può anche accadere che si favorisca un processo di crescita. È chiaro che questo sarà tanto più delicato quanto più ci sposteremo dai ragazzi più grandi, che possono contare già su un bagaglio di esperienze, a quelli più piccolini, magari in fase puberale, per i quali è necessaria una maggiore attenzione.

C’è qualcosa in particolare che ha notato in questo periodo?
Il pensiero di non poter continuare il percorso scolastico si sta accompagnando a forti sentimenti di tristezza nei ragazzi con i quali ho modo di lavorare. Dopo il precedente lockdown avevo osservato una nuova e inaspettata consapevolezza dell’importanza della scuola. Volevano tornare a scuola, avevano capito quanto fosse significativo stare con i compagni per confrontarsi e mettersi in gioco. È stato sorprendente vedere quanto i ragazzi con difficoltà scolastiche si siano impegnanti con vigore nell’affrontare l’esame di maturità per finire il ciclo scolastico nel migliore dei modi. A settembre c’è stato a un grande entusiasmo all’idea della ripresa e questi primi due mesi, per quanto complessi, hanno fatto capire quanto fosse una loro conquista e un loro diritto, niente affatto scontato. C’era l’idea di lottare per ripartire insieme, insegnanti, alunni, personale scolastico e genitori, per questa avventura. Tutte cose che probabilmente non avevano mai capito fino in fondo. Il rischio di questa nuova interruzione è quello di…

L’intervista prosegue su Left del 13-19 novembre 2020

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