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«Istruzione, cultura e ricerca ci rendono liberi ma nel nostro Paese non ne viene riconosciuta l’importanza», dice l’ex magistrato che da anni ha scelto di andare tra gli studenti per parlare della Costituzione, il tema centrale del suo nuovo libro: “Anche per giocare servono le regole”

Noto per aver condotto celebri inchieste su corruzione, crimine organizzato e mafia, Gherardo Colombo nel 2007 ha lasciato la magistratura e ha scelto di dedicare il proprio tempo a incontrare i ragazzi nelle scuole per parlare loro della Costituzione, dei diritti e delle regole, un lavoro che svolge con alcuni amici con cui ha fondato l’associazione Sulleregole. Il suo ultimo libro Anche per giocare servono le regole (Chiarelettere) è una dichiarazione d’amore alla nostra Costituzione. Nel volume viene messa in luce tutta la sua forza, non solo per quanto riguarda i diritti sanciti, ma anche per la sua capacità di adeguarsi ai cambiamenti della società nel tempo.

Gherardo Colombo, notiamo che troppo spesso Costituzione viene erroneamente ritenuta da politici e cittadini come un insieme di norme antiquate e bisognose di modifiche. Scarsa conoscenza o una scusa per eliminare garanzie?
Credo non ci sia una risposta univoca. Penso che tanti cittadini, ma anche persone che svolgono funzioni istituzionali, non conoscano la Costituzione. Poi ci sono persone che la conoscono e non la amano e ci sono poi quelli che la condividono. Una parte della cittadinanza che non conosce la Costituzione secondo me non sarebbe comunque d’accordo con i suoi principi perché la nostra è una società piuttosto verticale che tende alla gerarchia ed è quindi diversa dalla società orizzontale prevista dalla Costituzione. C’è un po’ tutto questo, ma il nostro è sicuramente un Paese in cui la Costituzione fa fatica.

Lei sta provando a risolvere questo problema incontrando i ragazzi nelle scuole dove parla loro della Costituzione, delle regole e dei diritti, un lavoro importante per aiutare lo sviluppo di un pensiero critico. A proposito delle regole, lei dice che dovrebbero essere percepite non come qualcosa di astratto ed imposto, ma come il frutto di una scelta personale dettata dallo stare in rapporto con gli altri.
Le regole dovrebbero nascere da una condivisione il più possibile generale, è quello che è successo per la Costituzione che è stata fatta da persone elette dalla cittadinanza. Dico sempre ai ragazzi che è necessaria la…

L’intervista prosegue su Left del 13-19 novembre 2020

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