Da qualche settimana, mentre stiamo affrontando la seconda drammatica ondata di Covid-19, assistiamo ad un seguirsi di notizie apparentemente speranzose. Ad inizio novembre l’azienda farmaceutica AstraZeneca ha annunciato che il suo vaccino potrebbe essere sul mercato già a dicembre. L’auspicio che un vaccino, benché non rappresenti una panacea, possa costituire uno strumento importante nella lotta al Covid-19 fa sì che ogni annuncio di questo tipo venga accolto con grande entusiasmo dai più. Un entusiasmo condiviso dai mercati finanziari. Ogni comunicato stampa che annuncia l’avvicinarsi di un vaccino fa schizzare la quotazione delle azioni dell’azienda farmaceutica in questione. Le case farmaceutiche sono quindi incentivate a comunicare rapidamente ogni tipo di avanzamento nella sperimentazione dei loro prodotti. E ciò è ancora più vero se si pensa che ogni annuncio è seguito da un contratto miliardario proposto da governi ansiosi di garantirsi dosi sufficienti di un potenziale futuro vaccino.

Ed infatti, l’annuncio AstraZeneca sembra aver innescato una sorta di asta. Pochi giorni dopo, il consorzio Pfizer-BioNTech annunciava un’efficacia del 90% del proprio vaccino. Nemmeno 24 ore dopo, l’Unione europea ne aveva già prenotato 300 milioni di dosi, per un totale di quasi 5 miliardi di euro. Una settimana dopo era il turno della casa farmaceutica Moderna, che annunciava una preparazione col 94,5% di efficacia. Stéphane Bancel, direttore di Moderna, non si scordava di avvertire l’Unione europea. Se Bruxelles non firmasse velocemente un contratto – si suppone alle condizioni ed il prezzo imposti dall’azienda – Moderna non garantirebbe la consegna puntuale dei vaccini in Europa. Un ricatto appena implicito. L’indomani, anche la Pfizer-BioNTech partecipava a questa “asta”, annunciando di aver sviluppato un prodotto con un’efficacia del 95%, che avrebbe offerto una protezione anche alle persone anziane, più a rischio.

Su Twitter il microbiologo belga Emmanuel André ha ironizzato: «Comprendo le motivazioni finanziarie che spingono le aziende farmaceutiche a diramare comunicati stampa in cui dicono di essere le migliori. Ma siamo seri: se continueranno con queste escalation giornaliere, arriveremo al 140% di efficacia prima che venga pubblicato il primo studio peer-reviewed». André giustamente ha sottolineato le incertezze scientifiche che persistono riguardo il tasso di efficacia dei potenziali futuri vaccini, ma conviene considerare anche la doppia dimensione della loro accessibilità e…

Marc Botenga, eletto nel Parlamento europeo con il Parti du Travail de Belgique, fa parte del Gruppo della sinistra Gue/Ngl

 

 

L’articolo prosegue su Left del 27 novembre – 3 dicembre 2020

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti