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I prezzi dei farmaci oncologici sono lievitati di 50 volte negli ultimi 25 anni. Negando a chi abita nei Paesi più poveri la possibilità di curarsi. Una dinamica che rischia di replicarsi col Covid. Ce ne parla Franco Cavalli, ex presidente dell’Unione internazionale contro il cancro

Medicinali e vaccini messi in commercio a prezzi esorbitanti, che possono essere acquistati – non senza difficoltà – solo dai Paesi più ricchi. Mentre quelli più poveri restano tagliati fuori, assieme ai loro cittadini. Tutto ciò a causa dei brevetti e dello strapotere delle aziende farmaceutiche che li possiedono, dettando legge e stabilendo chi ha diritto alla salute e chi no. Non è soltanto un possibile scenario futuro (probabile?), per quanto riguarda gli antidoti al Covid: si tratta dell’attuale situazione circa l’approvvigionamento di molti farmaci salvavita, come quelli antitumorali.

«I prezzi dei farmaci oncologici sono aumentati in media di 50 volte negli ultimi 25 anni. Prezzi che non hanno nulla a che vedere con i costi di produzione. Questi medicinali vengono venduti semplicemente al prezzo che il mercato accetta» ci spiega Franco Cavalli, già presidente dell’Unione internazionale contro il cancro e membro del Comitato per la selezione dei medicinali essenziali dell’Oms, attuale presidente del Comitato scientifico dell’European school of oncology.

Come mai gli antitumorali, negli anni, hanno subito questa incredibile impennata dei prezzi?
Per capirlo, occorre fare una premessa. Gli Stati Uniti rappresentano il 60% del mercato di questi medicinali e i presidenti repubblicani, di cui le grandi multinazionali farmaceutiche sono state sponsor, hanno eliminato ogni vincolo che…


L’articolo prosegue su Left dell’11-17 dicembre 2020

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