Nonostante il blocco dei licenziamenti c’è stato un crollo dell’occupazione in Italia che colpisce tutte le fasce di età. Il totale dei lavoratori si è ridotto di 101 mila unità, ma di queste 99 mila sono donne. E oltre ai disoccupati sono aumentati anche quelli che un lavoro non lo cercano nemmeno più. Intanto le destre avanzano e sono pronte a soffiare sul fuoco del malessere sociale.

È in questo drammatico quadro, lo ricordiamo, mentre i morti per Covid-19 sono ancora quasi 500 al giorno, che si è consumata la sconsiderata crisi di governo innescata da Matteo Renzi e che fa il gioco delle destre e insieme hanno aperto al governo Draghi.

Di fronte alla situazione gravissima in cui versa il Paese appare lunare, per usare un eufemismo, il teatrino politico («una lotta fra galli» l’ha definita Sabino Cassese) a cui per giorni e giorni abbiamo assistito. Dietro al rituale della crisi di governo c’è e c’è stata una feroce lotta di potere per gestire i 209 miliardi del Recovery fund più i 37 del Mes che Italia viva con altri soggetti della “coalizione Ursula” intendono chiedere. Un fiume di soldi che rappresentano una opportunità di crescita per le cordate relative alle “grandi opere” e che dà potere politico a chi si fa interprete delle loro istanze. Non a caso Italia Viva di Renzi quando era ancora in campo l’ipotesi di un Conte Ter aveva puntato ai ministeri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico.

Dall’alto del suo 2% il senatore di Rignano, lo ribadiamo ancora una volta, ha avviato e condotto la crisi di governo in modo spregiudicato facendo saltare il tavolo della trattativa, facendo perdere giorni preziosi, in un momento in cui dovremmo essere molto solidi e certi per affrontare gli effetti devastanti della pandemia, per risolvere i problemi gravissimi del piano di vaccinazione di massa. Quali sono i valori alti di interesse per il Paese in nome dei quali Renzi ha acceso la miccia? Avere propri ministri nella compagine di un governo Draghi? Avere  come ministra dell’Istruzione Ascani piuttosto che Azzolina sarebbe un fattore dirimente? Diremmo proprio di no se pensiamo ai disastri della buona scuola renziana. Solo per dirne una.

E che dire dell’eventualità- per stare alla ridda del toto nomime- di Rosato alla difesa, visti i rapporti del segretario di Italia viva con l’Arabia Saudita? Il rottamatore, ricordiamolo, prima ha chiesto che Conte mollasse la delega ai servizi segreti e poi è andato a Riyad a magnificare Mohammad bin Salmān, capo di un regime feudale e totalitario, straparlando di «Rinascimento saudita».

Del resto, di Rinascimento Renzi si è sempre riempito la bocca, evidentemente senza capirne molto, ma sfruttandolo come brand commerciale fin da quando era sindaco di Firenze. Qualcuno dovrebbe avvertirlo che Lorenzo de’ Medici, come uomo di potere, ebbe l’intelligenza di rivolgersi agli artisti per conquistarsi fama e fare egemonia. Non alle armi, non al fondamentalismo e al terrorismo religioso come fa invece il principe saudita.

Vogliamo tornare su questa questione perché ci pare assai grave che chi ha avuto in mano per giorni il pallino della crisi di governo e ora si propone come salvatore della Patria per aver aperto la strada a un governo Draghi se ne sia andato alla chetichella a Riyad per fare i propri affari con il sovrano di un regime come quello saudita che viola i diritti umani, che sfrutta i lavoratori come schiavi («Sono molto invidioso del vostro costo del lavoro», ipse dixit). Parliamo di  un regime che mette in galera le donne se solo si azzardano a guidare l’auto, che fa uccidere i giornalisti scomodi, che ha distrutto un Paese bellissimo, lo Yemen, razziando e uccidendo la popolazione civile con armi di produzione Usa, inglesi e anche italiane. Armi di cui il regime del principe saudita fu rifornito proprio dal governo Renzi che nel 2016 gli accordò una maxi commessa di oltre 19mila bombe.

Finalmente quello sciagurato commercio con un regime dittatoriale è stato interrotto dopo una lunga battaglia parlamentare. Ma a proposito di regimi ancora resta irrisolta la questione della vendita di fregate militari a quello egiziano che ha torturato e ucciso Giulio Regeni e continua a tenere in prigione Patrick Zaki come torniamo a denunciare su questo numero.

Riguardo all’Arabia Saudita anche gli Usa hanno fatto un passo indietro dopo averla armata fino ai denti per anni. Il presidente Biden ha decretato un primo stop. Un passo importante che si aggiunge alla cancellazione, in pochi giorni, dei più inaccettabili provvedimenti che erano stati firmati da Trump.

Come raccontiamo in queste pagine qualcosa sembra muoversi anche sul fronte dell’appoggio unilaterale dato fin qui dagli Usa all’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele e forse anche riguardo all’embargo contro Cuba. La piccola isola caraibica pur dovendo lottare con le difficoltà economiche e con la pandemia sta sviluppando quattro vaccini di Stato. Dalla fine della prossima primavera saranno a disposizione gratuita per la popolazione cubana e in vendita a prezzi low cost ai Paesi poveri e a quelli sotto embargo Usa. Cuba rappresenta un modello alternativo di produzione di vaccini anti-covid indicando una strada che permetterebbe di sottrarsi al ricatto di multinazionali che, anche in momenti di gravi crisi come questo, producendo vaccini finanziati dalla ricerca pubblica perseguono una logica di profitti privati. Di questo ma anche del sistema sanitario universale cubano, gratuito e pubblico, dell’istruzione gratuita per tutti, degli investimenti in ricerca, dell’industria biotecnologica cubana e del sistema di vigilanza BioCubaFarma tornano a parlarci due esperti come il fisico e storico della medicina Angelo Baracca e la ricercatrice Rosella Franconi, a cui si aggiunge la voce di Fabrizio Chiodo, ricercatore che fa parte del team all’Avana.

Se ci è riuscita la piccola Cuba, da 59 anni colpita dal bloqueo Usa, perché non dovremmo riuscirci anche noi? è la domanda che abbiamo rivolto a parlamentari europei, medici, scienziati ed economisti. Il brevetto come diritto monopolistico crea penuria di vaccini, denuncia l’europarlamentare del gruppo Sinistra europea Marc Botenga,  con il quale da molti mesi Left sta lavorando fianco a fianco, insieme a Vittorio Agnolettto .

Abbiamo bisogno di espandere la produzione per arrivare all’immunità di gregge nel più breve tempo possibile. Le strade ci sono. Potrebbero essere sospesi i brevetti in periodi di pandemia come hanno chiesto India e Sudafrica. Si potrebbe ricorrere all’uso di licenze obbligatorie e molto altro ancora si può fare, come scoprirete leggendo questo nuovo numero di Left.


L’editoriale è tratto da Left del 5-11 febbraio 2021

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