Ci avevano detto che ora era il momento del "merito", di quelli bravi. Ma ciò che è accaduto per le elezioni suppletive su Roma con Conte che avrebbe dovuto candidarsi e con Calenda che dice "allora mi candido anch'io", dimostra benissimo come la strategia sia sempre quella della scaramuccia

Ci avevano detto che la politica, di colpo, era diventata una roba serissima. Sarebbe stata una bella notizia dopo anni passati tra i “vaffanculo”, il Papeete, le scissioni per la creazione di partiti con qualche piccolo leader e le sue vestali e dopo anni passati a vedere i meme  su Facebook per umiliare gli avversari.

Ci avevano detto che ora era il momento del “merito”, di quelli bravi, di quelli che fanno le cose per bene e d’improvviso persino i guasconi sembravano essere diventati bravi ragazzi. E con questo feticcio del merito e della serietà ci siamo ritrovati tra i nuovi protagonisti quel Calenda che era “così bravo” da rispondere a tutti, sempre calmo a spiegare le cose, insieme agli altri che avevano capito bene che sembrare professorali (più che professionisti) era la moda della stagione.

Invece continuiamo a essere nella politica flebile, con e prima più di prima, con l’unica differenza che questi sanno usare il congiuntivo. Ciò che è accaduto per le elezioni suppletive su Roma con Conte che avrebbe dovuto candidarsi e con Calenda che dice “allora mi candido anch’io” come due maschi alfa che si sfidano a duello (usando il campo nobile che dovrebbe essere la politica) è solo l’ultimo di una serie di eventi che dimostra benissimo come la strategia sia sempre quella della scaramuccia, come non esista pensiero ma solo pulsione, come alla fine non ci sia differenza tra il populismo popolare e il populismo delle élite, con l’unica differenza che il secondo traveste il classismo da ideologia.

Non è nemmeno un caso che Calenda si ritrovi a scrivere «Ogni 5S dovrebbe restare fuori da qualsiasi incarico superiore alla vendita di lattine di chinotto allo stadio. E mi impegnerò attivamente per conseguire questo risultato», un post che nemmeno Renzi nei suoi momenti di formicolio peggiore riuscirebbe a partorire. Questi sognano un’oligarchia che preveda un diritto di voto in base al censo ma poiché non hanno il coraggio di tenere una posizione così vergognosa fingono di voler parlare di competenze.

In questo quadro sarà difficilissimo il percorso di avvicinamento allo sciopero generale dei sindacati. Molti proveranno (e ci riusciranno) a spostare il dibattito sugli scioperanti che non sono altro che l’ennesima dimostrazione dei fannulloni che loro continuano a vedere dappertutto. Rimanere nel merito delle cose sarà difficilissimo, esattamente come avveniva con i saltimbanchi di prima. L’unica differenza è che questi non si farebbero mai fotografare a petto nudo in spiaggia. O forse no, se cercate bene trovate anche questo.

Buon mercoledì.

Nella foto: Matteo Salvini e Massimo Giletti, “L’Arena” 1 novembre 2015

 

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.