Un antico proverbio, forse cinese, dice: “Siediti sulla riva del fiume e prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Xi Jinping non si è fermato a guardare il fiume scorrere in attesa del cadavere. Mentre il duo Epstein, ovvero Trump e Netanyahu , infiammava il Medio Oriente e mandava in recessione l’Europa, Xi Jinping ha diversificato rotte commerciali e fonti energetiche. Gli Usa annunciavano dazi apocalittici e guerre economiche definitive, la Cina pianificava con la calma di chi sa che l’avversario cambia presidente ogni quattro anni e strategia ogni crisi isterica. E adesso è arrivato a Pechino Donald Trump, quello che doveva mettere in ginocchio Xi, accolto tra tè, giardini di rose e citazioni di Tucidide che probabilmente scambia per un marchio di whisky scozzese.
Naturalmente entrambi gli imperi amano presentarsi come fari della civiltà. Uno con le conferenze stampa sulla libertà del suprematismo bianco, l’altro con i congressi sulla stabilità armoniosa. Poi però, quando qualcuno disturba troppo, scoprono improvvisamente la passione comune per carceri, repressione e manette. Anche sulla pena di morte riescono a trovarsi: culture diverse, sistemi opposti, stesso entusiasmo per l’idea che lo Stato possa decidere chi deve smettere di respirare. E siccome il potere personale è una lingua universale, entrambi hanno pure ridimensionato o epurato i propri collaboratori per ricordare a tutti chi comanda davvero.
Cambiano le uniformi, non il copione. In questo scenario che sancisce la definitiva irrilevanza generale dell’Europa, l’Italia di Meloni, che ha bruciato gli accordi con la Cina nel 2023, ora è stata licenziata anche da Trump, come si licenzia la servitù in esubero. Senza un piano industriale, senza un piano commerciale, senza un piano sanitario, senza una linea di politica estera, l’Italia è mera spettatrice delle strategie imperialiste della Cina e degli Usa, da cui aspetta briciole come un cane sotto il tavolo del banchetto.
La differenza tra Usa e Cina, tuttavia, è anche estetica. La Cina può rivendicare qualche millennio di filosofia, dinastie, calligrafia, strateghi e imperatori. Gli Usa invece vaneggiano di supereroi ispirati dall’amico immaginario, vantano portaerei spettacolari, e sono convinti che la storia del mondo sia iniziata nel 1776.
Un’Europa marginale e un’Italia senza bussola osservano una partita globale già decisa altrove




