Nel bel mezzo di un tempo dove chi urla si prende la scena, chi ha il potere pretende anche la ragione, chi ha i propri interessi li grida al mondo come fossero quelli di tutti, noi vogliamo occuparci di qualcosa che non ha voce e che è fondamentale: il suolo, la base di tutto. Vogliamo dargli voce per rendere visibile la sua bellezza, la sua forza e la sua fragilità, la sua resistenza e la sua vulnerabilità, la sua generosità e le sue regole. Il suolo è al centro della sfida climatica.
Sfama il pianeta. Produce rimedi medicali. Genera energia. Trasforma in vita ciò che è scarto. Sostiene la vegetazione con un rapporto simbiotico che non ha eguali. Trattiene immense quantità d’acqua. È scrigno di biodiversità. In una parola: senza suolo non esisterebbe vita. Se ne dovrebbe parlare e scrivere ogni giorno e invece incombe il silenzio. Ecco che allora conoscere e far conoscere cosa è il suolo diviene oggi una vera e propria urgenza sociale e non solo ambientale. Il suolo è un ecosistema fragilissimo che ha bisogno di attenzioni e cure. Inquinato, fatica a riprendersi.
Denudato della vegetazione, si impoverisce di biomassa e lentamente muore. Appesantito da macchinari, soffoca. Sfruttato da agricolture industriali, va in coma. Esposto al troppo caldo, vola via.
Coperto artificialmente, si ammala. Ma soprattutto, se viene cementificato e asfaltato muore per sempre e assieme a lui muore tutta la vita e tutto il divenire ecosistemico racchiuso in quel prezioso spessore di 30-50 centimetri. E il suo morire è più frequente di quanto pensiamo. Anzi, in verità pochi pensano che il suolo muoia. Nell’immaginario comune è già una “cosa” senza vita, un supporto a nostra disposizione. Non è un corpo vivo. Non lo sentiamo urlare quando la ruspa lo morde. Non pensiamo agli effetti ecologici e ambientali quando un piano urbanistico ne decide il destino di asfalto e cemento. Né intravediamo il suolo negli alimenti che acquistiamo. Il suolo è un ecosistema invisibile e ignorato con un futuro che dipende dal comportamento dell’inquilino del piano di sopra: da noi.
In Italia la cementificazione del suolo procede alla velocità di 2,25 metri quadri al secondo. In Europa il 60% dei terreni è degradato. Questo ecosistema vitale è al centro della sfida climatica, afferma l’autore di Dalla parte del suolo




