Ottantuno anni. Corona, applausi, discorso. Poi il resto.
Giorgia Meloni: tre 25 aprile da presidente del Consiglio, la parola “antifascismo” mai pronunciata. Nel 2023 scrisse al Corriere di “incompatibilità con qualsiasi nostalgia del fascismo.” Nel 2024 rispose: “Quello che ho da dire sul fascismo l’ho detto cento volte.” Nel 2025, un post. Tre anni, zero parola.
Ignazio La Russa: 2018, casa aperta con busti del duce e camicie nere. 2020, il saluto romano come alternativa igienica alla stretta di mano. 2022, “Siamo tutti eredi del duce.” Marzo 2023, i soldati di via Rasella definiti “banda musicale di semi-pensionati.” Erano militari armati. Si scusò con chi “si era sentito offeso.”
Isabella Rauti, sottosegretaria alla Difesa: dicembre 2022, nell’anniversario del Msi scrisse “Onore ai fondatori ed ai militanti missini. Le radici profonde non gelano.”
Daniela Santanchè, ministra del Turismo: 25 aprile 2024, “Liberiamo la festa da chi la tiene in ostaggio.”
Carlo Nordio, ministro della Giustizia: fischiato a Treviso il 25 aprile 2024, disse che dichiararsi antifascisti “è retorica.”
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione: dopo il pestaggio di studenti minorenni davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, attaccò la preside che citava Gramsci. La definì “ridicola.” Sul pestaggio, niente.
Elena Donazzan, eurodeputata di Fratelli d’Italia: in diretta su Radio24 intonò “Faccetta Nera.” Meglio di “Bella Ciao”, spiegò.
Luglio 2024: Fanpage immortalò dirigenti di Gioventù Nazionale che inneggiavano al nazismo. Meloni: “Stupido folklore.”
Ci siamo davvero liberati?
Buon 25 aprile.




