Nel percorso di governo e protagonismo nella città di Roma ci siamo posti una domanda fondativa: come si costruisce una proposta politica e civica, prima ancora che elettorale, in una metropoli contemporanea alla luce della crisi dei partiti? Una domanda appunto “fondativa” perché presuppone un’autocritica che a sinistra fatichiamo ancora ad articolare: quella sulla propria crisi che non è solo organizzativa, ma prima di tutto di pensiero. I partiti troppo spesso sono ridotti a comitati elettorali. Il conflitto sociale è frammentato, carsico e spesso dispersivo: tra chi lavora senza contratto, tra gli studenti che non vedono futuro, tra le comunità che vedono erodere i servizi pubblici. Il vuoto lasciato dalla politica organizzata viene riempito, quasi sempre, da figure costruite sui social network più che sul territorio. Eppure la voglia di partecipare non è scomparsa. Si è spostata altrove, in cerca di luoghi che non ci sono ancora o che non sanno accogliere.
Da qui nasce la scelta che abbiamo fatto nel percorso dell’ultimo anno con Sinistra civica ecologista. Tavoli aperti alla città – su casa e abitare, lavoro precario, scuola, mobilità, cultura, ambiente, femminismo – e non riunioni di apparato: spazi dove chi i problemi li vive ogni giorno ha contribuito a costruire le risposte. È un metodo che punta ai processi collettivi e rifiuta di fare politica dall’alto: una scommessa che l’alternativa credibile alla destra non si costruisce nelle trattative tra sigle, ma nel contatto e nelle contraddizioni della vita reale. Il municipalismo che pratichiamo non è amministrazione locale bene organizzata, piuttosto è una visione del rapporto tra politica e comunità agenti: restituire potere a chi anima i quartieri, accorciare la distanza tra istituzioni e cittadinanza, rimettere al centro i beni comuni contro la logica del profitto privato. Una coalizione progressista con questa bussola deve radicarsi nella società, non nelle geometrie variabili dei tavoli politici romani. Domenica 10 maggio al Monk portiamo tutto questo in pubblico. Con il sindaco Gualtieri, con il lavoro dell’assessore alla Cultura Smeriglio e del responsabile Partecipazione e Quartieri Catarci e quello di Michela Cicculli, presidente della Commissione Pari opportunità, insieme ai sindacati e alle associazioni che in questi mesi hanno camminato con noi.
Sarà il momento in cui le proposte tornano alle persone che le hanno generate, per essere verificate, discusse, corrette. Una comunità politica crediamo vada costruita così, nel tempo, anche attraverso il conflitto delle idee. Roma va alle urne tra un anno. La nostra scelta è chiara: con Roberto Gualtieri, senza doppi giochi. Ma è la qualità di questa scelta che ci interessa, affinché non si riduca a un endorsement, che regga all’usura del governo e alla complessità di una città come questa. Quando le forze progressiste hanno saputo tenere insieme partecipazione reale e proposta politica, siamo stati in grado di cambiare l’ordine del discorso e tornare a dare risposte concrete per il cambiamento. Rinunciare a farlo è una strada che non siamo disposti a percorrere. Domenica apriamo le porte a chi vuole essere protagonista di questa sfida.
Foto L.F.





