Lo studio della filosofia possiede non soltanto un valore culturale, ma anche un profondo significato civile e politico

Antonio Gramsci aveva elaborato il concetto di “egemonia culturale” per descrivere il modo in cui un gruppo politico o sociale riesce a orientare idee, linguaggi e valori collettivi, influenzando la società e indirizzandola verso una determinata visione del mondo.
Il potere, secondo Gramsci, non si esercita soltanto attraverso le leggi o la forza, ma soprattutto attraverso la capacità di costruire consenso culturale.
L’attuale compagine governativa ha dichiarato apertamente di voler conquistare una nuova egemonia culturale con l’obiettivo di smantellare quella che considera la predominanza progressista e di sinistra nel mondo della cultura.
La costruzione del consenso non passa soltanto attraverso il controllo dell’informazione, l’influenza sulle direzioni teatrali o il finanziamento selettivo di opere cinematografiche, ma si realizza anche attraverso un progressivo indebolimento della scuola e della libera docenza, mediante normative che hanno accentuato il potere dei dirigenti scolastici, mortificando sempre più il ruolo dell’insegnante e la libertà educativa.
Nelle forme di egemonia culturale tipiche dei governi autoritari, e quello italiano sta lavorando in questa direzione, la cultura viene trasformata in uno strumento identitario e propagandistico, il sapere non serve più a emancipare gli individui, ma a consolidare appartenenze e fedeltà politiche.
In questo quadro si inseriscono le nuove linee guida per i licei emanate dal ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara, che mostrano una chiara tendenza all’impoverimento culturale, a partire dal ridimensionamento dello studio della filosofia.
I grandi maestri del pensiero critico vengono marginalizzati perché la formazione delle nuove generazioni, nelle prospettive governative, non deve incentivare il dubbio, il confronto e l’autonomia intellettuale.
Il Potere autoritario teme individui capaci di pensare con la propria testa, di mettere in discussione ciò che appare ingiusto o irrazionale e di immaginare modelli sociali alternativi e più liberi.
L’obiettivo implicito diventa allora quello di formare cittadini conformi, predisposti ad accettare il potere costituito e più facilmente orientabili dal consenso politico e mediatico.
Lo studio della filosofia, dunque, rappresenta un ostacolo alla sottomissione degli individui.
Studiare filosofia non significa soltanto conoscere il pensiero di figure come Socrate, Platone o Immanuel Kant, ma imparare a ragionare autonomamente, distinguere i fatti dalla propaganda, sviluppare spirito critico e confrontarsi con idee differenti, ed è proprio questa capacità critica che ogni sistema autoritario tende a considerare pericolosa.
Per questo motivo non sorprende che, nelle nuove linee guida di Valditara, filosofi come Baruch Spinoza, Gottfried Wilhelm Leibniz e Karl Marx siano stati ridimensionati, mentre è stata rivalutata la figura di Giovanni Gentile, ideologo del fascismo e teorico di una concezione dello Stato antidemocratico.
Gentile fornì al regime fascista una legittimazione dottrinale dell’autoritarismo, sostenendo una visione politica in cui il dissenso doveva essere represso e le libertà individuali dovevano essere soppresse.
Se analizziamo l’attualità, nei Paesi dove lo studio della filosofia è marginale o controllato, prevalgano spesso sistemi fondati sull’obbedienza, regimi autoritari, dittature o società teocratiche in cui il pensiero critico viene limitato perché percepito come una minaccia alla stabilità del potere.
Quando una società riduce il confronto tra idee diverse, diminuisce anche la capacità degli individui di autodeterminarsi, e senza strumenti critici, le persone diventano più vulnerabili alla propaganda, alla manipolazione e all’autorità imposta.
Lo studio della filosofia possiede quindi non soltanto un valore culturale, ma anche un profondo significato civile e politico, e ciò che assolutamente il ministro Valditara vuole evitare è proprio insegnare a pensare perché questo significherebbe educare alla libertà.