La democrazia interessa ai neofascisti quando li ospita

A Mantova, il 3 maggio, l’aperitivo elettorale per il candidato consigliere comunale di Fratelli d’Italia Luca Viani dura abbastanza perché qualcuno, lì accanto, accenda il telefono. Un volume alto, una casa privata sul lago, e l’audio che Fanpage.it pubblica oggi: Ivan Sogari, vicepresidente del comitato Remigrazione e riconquista, parla di «sterminare il germe del comunismo» e aggiunge che si sostiene il candidato «non perché a noi ci interessa la vil politica della democrazia», ma per «portare qualcuno che la pensa come noi all’interno dei palazzi». Prima cori di «Sieg Heil!» e insulti antisemiti, poi un «Ivan, mein Fuhrer!» fra gli applausi.

Il meccanismo si ripete a ogni giro. Finché credono di parlare in pubblico, alla destra escono le parole misurate: libertà di espressione, sicurezza, decoro. Quando si sentono in casa, in un piccolo comune al voto il 24 e 25 maggio, dove pensano che nessuno trascriva, dicono la cosa per come la pensano davvero. La democrazia è la «vil politica» da usare per occupare le stanze, gli altri sono il «germe» da bonificare. Bastava lasciarli finire la grigliata.

Il giorno dopo, sui social di Viani, resta il discorso ufficiale, quello istituzionale. La traduzione per il pubblico arriva sempre dopo lo sfogo, mai prima. E vale ricordarlo: a gennaio, alla Camera, era stata bloccata la conferenza dello stesso comitato sulla remigrazione, e Matteo Salvini parlò di metodo «non democratico», Roberto Vannacci di democrazia «morta». La democrazia gli interessa quando li ospita. Quando devono dire cosa ne pensano davvero, l’hanno appena detto a Mantova.

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.