l governo Meloni aveva l’ambizioso disegno di sferrare colpi di maglio alla Costituzione mediante tre deforme: premierato assoluto, magistratura e autonomia differenziata, volute rispettivamente da FdI, Fi e Lega. Il piano era di instaurare un regime autoritario, comunque prono agli interessi degli imprenditori del Nord decisi ad integrare sempre più, attraverso l’autonomia differenziata, le loro aziende nelle catene internazionali del valore. Il colpo di maglio c’è stato ma contro il governo Meloni: la vittoria del No al referendum sulla riforma della magistratura ha demolito anche un altro pilastro del piano, quello del premierato. Tuttavia, il governo insiste nel voler realizzare sia l’autonomia differenziata, nonostante il Sud, sua vittima sacrificale, abbia votato massicciamente No al referendum, sia il governo del premier attraverso la legge elettorale.
Con il ddl 2822 (primo firmatario Bignami)
, in discussione alla I Commissione della Camera, il governo Meloni si propone di istituire un regime di democrazia maggioritaria, il cui tratto saliente è stato ben individuato da Carlo Ferrajoli nella legittimazione elettorale degli accordi di coalizione e del programma di governo, con la conseguenza che elettori ed elettrici sarebbero chiamati solo a sancirli con il voto. In questo modo si verrebbe a creare un rapporto direttoQuesto articolo è riservato agli abbonati
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