Contro l’ideologia del “There is no alternative”, l'economista dell'università di Tulsa Clara Mattei rimette l’economia dentro la politica: «È del tutto evidente che il sistema capitalistico non è mai stato al servizio delle persone»
L'economia è politica, scrive Clara Mattei, nel libro Fuga dal capitalismo, (edito da Fuoriscena, già in ristampa e tradotto in molte lingue). Le scelte in campo economico, come ben sappiamo, non sono mai neutre.In teoria l’economia dovrebbe servire a far star bene le persone, ma in questa fase avanzata del capitalismo vediamo che produce guerre, imperialismo, disuguaglianze, sfruttamento... Nonostante questo, quasi senza accorgercene, abbiamo introiettato l’idea che non ci sia alternativa. Ma è davvero così? Il coraggioso libro di Clara Mattei decostruisce questa ideologia, non limitandosi alla disamina critica ma proponendo una prassi concreta che sta prendendo forma nel Forum for real economic emancipation (freefreeforum.org): un movimento assembleare che da Tulsa in Oklahoma (dove Mattei insegna economia all’Università) si sta irradiando in varie parti del continente americano e non solo. Dopo l’assemblea del movimento a Torino, l’abbiamo cercata per approfondire la sua proposta Professoressa Mattei, il capitalismo è riuscito a farci pensare che sia l’ultimo orizzonte della storia. In questo ha già vinto? Basta guardare alla realtà dei fatti. C’è un trilionario: Elon Musk.E c’è un miliardo di persone che patisce la fame mentre oltre 2 miliardi di persone soffrono di insicurezza alimentare. Parliamo di un sistema economico capitalistico che non riesce neanche a sfamare la gente. Non è costruito per questo fine. È del tutto evidente: l’economia capitalistica non è mai stata a servizio delle persone. Studiando il capitalismo come processo storico con le sue specificità notiamo che diventiamo tutti dipendenti dal mercato. Tutti noi siamo gli strumenti dell’accumulazione di capitale. Siamo ostaggio di un consenso passivo. Come diceva lei, tutto è fatto per convincerci che questo sistema iniquo sia spontaneo e naturale. Questa lente economica impedisce ogni trasformazione sociale. Non c’è nulla di naturale in questa economia, è il portato di sforzi politici di lungo corso che hanno il loro cardine nelle politiche austerità. Austerità, parola chiave dei nostri tempi. Dietro c’è una scelta precisa, studiata per mantenere una dimensione di disciplinamento sociale, lei scrive. Altri economisti pensano invece che il mal funzionamento dell’austerità sia ascrivibile a un problema di cattiva policy. La soluzione, per lei, non sta nei correttivi? La differenza fra il mio contributo e quello di altri studiosi sta proprio qui, nel dire che i guai prodotti dall’austerità non possono essere riducibili a cattiva policy. Molti economisti - anche di area progressista - dicono non funziona, non ripaga il debito, perché il problema è la corruzione. Cercano spiegazioni esogene. Il punto invece è dire a chiare lettere: guardate che l’austerità non risponde ai bisogni delle persone serve solo a mantenere la nostra

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