Nella Costituzione, che la destra tenta di stravolgere, è prefigurata una nuova visione della società e dei rapporti internazionali basata sulla fiducia che l’umanità possa svilupparsi su piani opposti a quelli dell’ideologia criminale che ha ispirato il fascismo
Il 9 maggio 1936, dopo l’occupazione di Addis Abeba, dal balcone di piazza Venezia Mussolini proclamò la costituzione dell’Impero dell’Africa Orientale italiana. È stato stimato che la superiorità schiacciante dell’aviazione italiana e l’uso massiccio di armi chimiche contro l’esercito e la popolazione locale avrebbero provocato circa 300mila vittime. L’anno successivo aerei italiani bombardano la città spagnola Guernica, poi, nel 1938, venne il momento delle leggi razziali. Nel 1936 Hitler invade la Renania, poi nel ’38 l’Austria, i Sudeti, e nel ’39 - mentre l’Italia invade l’Albania - il resto della Cecoslovacchia. Nel ’40 l’Italia porta la guerra in Grecia. Basta uno sguardo a queste date per comprendere quanto sia falsa l’idea che l’Italia sia stata trascinata nel disastro della seconda guerra mondiale dal suo ingombrante alleato. Peraltro Hitler nutriva una profondissima stima nei confronti di Mussolini, e la marcia su Roma gli fornì l’ispirazione per il suo primo tentativo di conquistare il potere nel 1923. La Costituzione italiana nasce dalla necessità di cancellare l’eredità di un regime fondato sulla violenza, la discriminazione e la guerra. Il riconoscimento dei «diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali» (art. 2), negati dallo Stato totalitario, funge da premessa delle norme successive che sanciscono l’uguaglianza davanti alla legge e la pari dignità sociale «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (art. 3, primo comma). Nel seguito dell’art. 3 il compito della Repubblica è individuato nella rimozione «degli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ed è anche ovvio che nella Costituzione compaia il diritto al lavoro e a una retribuzione dignitosa, il rispetto delle autonomie locali, delle minoranze linguistiche, delle diverse confessioni religiose, il diritto d’asilo per lo straniero al quale sia impedito in patria l’esercizio delle libertà fondamentali, e infine è anche ovvio che detti principi si accompagnino, con l’articolo 11, al ripudio della guerra

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