Il conto, come sempre, lo saldano le donne

«Uno scherzo di cattivo gusto». Così una pm della Procura di Benevento, nel 2021, ha liquidato il coltello puntato alla gola della compagna mentre in tv passavano le immagini di un femminicidio. La violenza sessuale? Indimostrabile, perché «è normale che gli uomini debbano superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tende a mostrare quando è stanca». I colpi ai figli? «Misure disciplinari».

Il 2 luglio la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per quelle parole: 60mila euro ad Audrey Ubeda e ai suoi due figli, violati gli articoli 3 e 8 della Convenzione. Il gip respinse l’archiviazione, l’uomo è finito a processo.

Ci risiamo. Nel 2017 ci avevano già condannati per il caso Talpis, la donna lasciata sola finché il marito non le uccise il figlio, e nel 2021 per la sentenza fiorentina che assolveva sette uomini di stupro frugando nella vita della vittima. I nostri compari a Strasburgo sono Russia, Turchia, Georgia.

Solo che quella frase del 2021 intanto ha fatto carriera. Il 19 novembre 2025 la Camera aveva riscritto lo stupro all’unanimità, 227 sì, mettendo al centro il consenso. Sei giorni dopo, nella giornata contro la violenza sulle donne, la maggioranza l’ha impallinata al Senato, e la relatrice leghista Giulia Bongiorno ha rimpiazzato il consenso con il «dissenso»: di nuovo la donna che deve provare di aver resistito abbastanza.

La logica del pm archiviatore torna come emendamento, con solo un secolo di ritardo su chi l’ha scritto davvero. Il conto, come sempre, lo saldano le donne, mentre qualcuno spiega che era solo un po’ di stanchezza.

Buon lunedì.

Foto di Mattia su Unsplash

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.