A 1.000 giorni dall’inizio delle atrocità di massa commesse da Israele a Gaza, tre rapporti pubblicati nelle ultime settimane si aggiungono alla già schiacciante mole di prove che dimostra come Israele stia commettendo un genocidio a Gaza.
Sappiamo già che, a partire dal 7 ottobre 2023 (e molto prima), tutto a Gaza è diventato un obiettivo militare: case, ospedali, ambulanze, scuole, università, panetterie, cimiteri, medici, giornalisti, operatori delle Nazioni Unite e pazienti. Come ha osservato Josep Borrell, ex alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Gaza è stata trasformata in «un unico grande cimitero a cielo aperto».
Eppure, questi nuovi rapporti aggiungono un ulteriore livello di prova, dimostrando in modo convincente che uno degli obiettivi principali dell’esercito israeliano sono i bambini. Più di 20.000 sono stati uccisi e 44.000 feriti. Tuttavia, questa stima non include i decessi indiretti causati dalla malnutrizione, dalle malattie e dal collasso dei sistemi idrici, igienico-sanitari e sanitari. Nelle zone di guerra, per ogni decesso diretto causato da violenza, potrebbero esserci da quattro a dieci decessi indiretti aggiuntivi. Un articolo pubblicato sullo Scandinavian Journal of Public Health ha stimato che le morti violente di bambini legate al genocidio a Gaza rientrerebbero tra le otto principali cause di mortalità infantile nel mondo.
Il primo rapporto, intitolato What the Wounds Are Telling Us e redatto da due giornalisti olandesi vincitori del Distinguished reporting award 2026, ha rivelato che almeno 114 bambini sono stati deliberatamente presi di mira dai cecchini, sulla base delle testimonianze di 17 medici internazionali e di un’infermiera. Ogni bambino presentava un singolo colpo d’arma da fuoco alla testa o al torace.
Il rapporto si concentra inoltre sulla “gamificazione della guerra”, sulla base delle testimonianze di soldati israeliani che sparavano ai bambini palestinesi mentre correvano o aspettavano in fila nei pressi dei punti di distribuzione del cibo. Un soldato ha persino citato un noto gioco per bambini, Salted Fish [Luce rossa, luce verde, ndr], per descrivere questi omicidi deliberati.
Il rapporto aggiunge che i medici negli ospedali hanno notato uno schema inquietante nelle ferite riportate dai bambini ogni volta che veniva aperto un punto di distribuzione del cibo. Alcuni hanno osservato che le parti del corpo colpite variavano di giorno in giorno, come se i soldati stessero giocando.
Nick Maynard, chirurgo britannico dell’Università di Oxford, ha raccontato che in alcuni giorni i medici riscontravano soprattutto ferite da arma da fuoco alla testa e al collo; il giorno successivo al torace; nei giorni seguenti agli arti, all’addome e persino ai testicoli. Uno specializzando in urologia ha riferito al dottor Maynard di aver curato, in un solo giorno, quattro ragazzi colpiti all’inguine.
Un nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite conferma questo quadro con un titolo che non lascia spazio ad ambiguità: Israele continua a commettere genocidio e altri crimini atroci prendendo deliberatamente di mira i bambini palestinesi. La Commissione ribadisce che prendere deliberatamente di mira i bambini costituisce un elemento chiave per accertare l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo palestinese a Gaza.
Il rapporto sottolinea inoltre l’uso della fame come arma di guerra contro i bambini: «La fame imposta da Israele attraverso il blocco e l’assedio ha causato ulteriori decessi tra i bambini palestinesi e ha gravemente compromesso la salute di molti altri, privandoli di un’alimentazione essenziale e aumentando i rischi di malattia in un contesto caratterizzato da una ridotta copertura vaccinale, dall’insicurezza alimentare e dalla distruzione dei servizi sanitari».
Un terzo rapporto è stato pubblicato da B’Tselem, la principale organizzazione israeliana per i diritti umani. Documenta l’uccisione deliberata di bambini in Cisgiordania che, tra l’altro, non è governata da Hamas, e dimostra indirettamente che l’obiettivo primario di Israele non è mai stato soltanto combattere Hamas, ma la popolazione palestinese nel suo complesso.
Il rapporto, Unshielded Childhood: Palestinian Children and Teenagers Killed by Israel in the West Bank in 2025, rileva che tra il 7 ottobre 2023 e il 7 giugno 2026 le forze israeliane hanno ucciso 235 bambini e adolescenti palestinesi in Cisgiordania nell’ambito di una deliberata “politica di fuoco aperto” che prevede di prendere intenzionalmente di mira i minori.
Non avevamo certo bisogno di questi nuovi rapporti per confermare ciò che già sapevamo. Le prove che documentano il genocidio perpetrato da quello che alcuni continuano a definire «l’esercito più morale del mondo» erano già schiaccianti. Questi tre nuovi e devastanti rapporti, tuttavia, ampliano ulteriormente quel già immenso corpus di prove. Dimostrano che Israele non sta soltanto commettendo un genocidio a Gaza. Sta commettendo anche un genocidio contro i bambini palestinesi.




