«Ha rafforzato le istituzioni.» Lo ha scritto ieri Giorgia Meloni dell’ex emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani, morto a 74 anni dopo aver regnato dal 1995 al 2013. Un leader «raro», con «visione, coraggio e determinazione».
Le istituzioni, appunto. Nel Qatar di Al Thani i sindacati sono vietati, le elezioni non contano, il dissenso è cancellato. E per gli stadi del Mondiale sono morti oltre 6.500 lavoratori migranti in dieci anni, dodici alla settimana, secondo l’inchiesta del Guardian del 2021. Il sistema che li legava al padrone, la kafala, l’Organizzazione internazionale del lavoro l’ha chiamato schiavitù moderna. Salario minimo poco più di 200 euro al mese.
Il «prestigio ben oltre i confini» che Meloni ammira ha pure un altro nome: Qatargate. Dicembre 2022, Bruxelles, un milione e mezzo di euro in contanti sequestrati, la vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili in manette, l’ex eurodeputato Antonio Panzeri che patteggia. Denaro per ammorbidire le risoluzioni sui diritti umani. Proprio quelle sui morti dei cantieri.
Un motivo, l’elogio così caldo, ce l’ha. Dal 2026 il gas liquefatto qatarino arriva a Piombino per 27 anni: l’accordo Eni-QatarEnergy del 2023. La visione, il coraggio: un milione di tonnellate l’anno.
E poi c’è Tamim, il figlio, padrone di casa di Hamas. Nel settembre 2025, quando Israele ha bombardato Doha, Meloni esprimeva «vicinanza» al Qatar e non nominava chi aveva sganciato le bombe. Oggi ne elogia il padre.
«Istituzioni rafforzate», ha scritto. Quelle che vietano i sindacati e comprano i parlamentari a Bruxelles.
Buon lunedì.




