Su tutto litigano, su due cose vanno d'amore e d'accordo: comprare armi e riscriversi la legge elettorale

Antonio Tajani ha annunciato ieri mattina 14,9 miliardi di prestiti europei per comprare armi e un’ora dopo ha scoperto di non averlo mai deciso.

A correggerlo, seduto accanto a lui in commissione, è stato Guido Crosetto: scelta tecnica, un’alternativa ai Bot. Poi si è mossa la Lega, l’ultima parola spetta al Parlamento, e il vicepremier ha fatto retromarcia in corridoio. Quei soldi erano solo «prenotati», dice, e ne useremo meno, sei, sette, otto, nove. In serata, alla radio, la versione finale: una tempesta in un bicchier d’acqua.

Solo che la lettera a Bruxelles l’aveva spedita Giancarlo Giorgetti mesi fa e il piano italiano la Commissione lo ha approvato a gennaio, per cui le armi erano prenotate da un pezzo e di improvvisato c’era soltanto l’imbarazzo di dirlo ad alta voce.

Il conto lo conosciamo. La spesa militare italiana arriva quest’anno a 33,9 miliardi, record storico secondo l’osservatorio Milex, e a settembre si vota uno scostamento dello 0,9 per la difesa e dello 0,6 per l’energia. Il rapporto fra quei due numeri è il programma di governo. Ieri, nelle stesse ore, Legambiente contava 308 comuni costieri su 643 colpiti da eventi meteo estremi: per quelli nessuna informativa alle commissioni riunite.

Di pace non ha parlato nessuno. È maleducazione, del resto, tra la gente che sta contando. Su tutto litigano, su due cose vanno d’amore e d’accordo: comprare armi e riscriversi la legge elettorale. Il resto è arredamento, come il vicepremier che rincorre i cronisti in corridoio per spiegare che quei miliardi di armi erano un modo di dire.

Buon mercoledì.