Provate a svegliarvi una mattina in un Paese molto povero, geograficamente e politicamente isolato. Se foste un bambino nato in quel Paese, molto probabilmente rientrereste tra i 14 milioni di bambini che, tra il 2019 e il 2024, non hanno ricevuto neppure una singola dose di vaccino. Per colmare questa drammatica lacuna, i Paesi più poveri hanno davanti a sé diversi scenari. Il primo è il più tragico: lasciare morire i propri bambini... La seconda opzione è quella di cedere alla logica del filantro-capitalismo: avere accesso a un mercato agevolato gestito e coordinato dalla Bill & Melinda Gates foundation, acquistare dosi di vaccino e immunizzare i propri bambini. Un’opzione giusta da un punto di vista etico, ma molto pericolosa da un punto di vista politico, perché il filantro-capitalismo non riduce le disuguaglianze sociali, bensì mantiene i Paesi poveri in una condizione di dipendenza da queste dinamiche.
C’è poi un terzo scenario, piuttosto unico, di cui Cuba è stata pioniera: sviluppare una biotecnologia pubblica capace di garantire ai propri bambini l’accesso alla vaccinazione. La storia recente della biotecnologia cubana può essere raccontata in tre fasi: il periodo precedente alla pandemia Covid-19, la pandemia e il periodo successivo. Prima della pandemia Cuba progettava, sviluppava e produceva la maggior parte dei vaccini destinati alla propria popolazione pediatrica. Tra questi figurano il primo e unico vaccino sintetico al mondo contro Haemophilus influenzae di tipo B e l’unico vaccino bivalente contro il meningococco B e il meningococco C. Durante la pandemia Cuba ha sviluppato cinque candidati vaccinali contro Sars-CoV-2, tre dei quali sono stati autorizzati in diversi Paesi. Da decenni si sostiene che il sistema economico attuale, e quindi la cosiddetta Big Pharma, produca innovazione. Si afferma che sia l’industria privata a fare ricerca e sviluppo, giustificando così il costo elevato dei prodotti biotecnologici. Big Pharma però non fa principalmente ricerca e sviluppo: acquisisce brevetti sviluppati da università o start-up per trasformarli in monopoli. Questo è il suo modello di business. Durante la pandemia quasi tutti i Paesi del mondo hanno utilizzato contro Sars-CoV-2 un’unica eccellente tecnologia, quella dei vaccini a mRna, mentre Cuba ha impiegato tre vaccini basati su tecnologie differenti.
C’è un batterio, Streptococcus pneumoniae, che rappresenta il principale killer dei bambini sotto i cinque anni e provoca più morti di Hiv e malaria messi insieme.
I Paesi ricchi hanno accesso ai vaccini coniugati, ma una singola dose costa tra i 300 e i 500 dollari e ogni bambino necessita di tre dosi per completare il ciclo vaccinale. Per un Paese povero si tratta di una tecnologia sostanzialmente inaccessibile.
Negli ultimi anni l’Istituto Finlay di Cuba ha sviluppato il vaccino eptavalente Quimi-Vio e sta conducendo studi clinici su una formulazione undecavalente. Tutto questo è avvenuto, e continua ad avvenire, sotto Per continuare la lettura dell'articolo abbonati alla rivistaQuesto articolo è riservato agli abbonati
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