206 sì e 133 no, a scrutinio segreto: la Camera ha negato ai pm di Roma le chat fra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, per gli inquirenti il prestanome del clan Senese in un’indagine per riciclaggio e intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa. E le hanno negate senza leggerle, perché il cd spedito dai magistrati stava sotto chiave e la giunta, 7 a 6, aveva deciso il giorno prima che nessuno lo aprisse. Insomma, si sono arroccati a scatola chiusa, come si fa nei clan in cui per sapere da che parte stare non serve sapere niente.
Il calendario spiega il nervosismo. La pensione dei parlamentari matura dopo quattro anni, sei mesi e un giorno, per questa legislatura il 14 aprile 2027, e i deputati e senatori di prima nomina sono 265 su 605, in Fratelli d’Italia il 66,1 per cento. Nessuno si alza da tavola prima del dolce.
Poi c’è il santino. Galeazzo Bignami in aula ha detto che «la sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis», e che a riportarli in galera fu il ministro Giovanni Conso. È l’esatto contrario: a non prorogare 334 decreti, nel novembre 1993, fu Conso, e dal carcere non uscì nessuno. Studino. Paolo Borsellino lo lascino stare.
Il 23 luglio, per la stretta sui ragazzini fra i 14 e i 18 anni, Giorgia Meloni aveva riassunto la linea così: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni». Tredici giorni dopo, per non rispondere delle proprie, a un deputato sono bastate una maggioranza e una cassaforte, e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, custode della legalità per contratto, a sera dice: «Sono soddisfatto del voto».
Buon giovedì.
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