Fin dove può arrivare la politica di chi porta ancora la divisa?

Si sorprende solo chi non ha mai aperto un libro di storia: dopo l’esposto del Sindacato dei Militari di Luca Marco Comellini, la Procura militare di Roma ha aperto accertamenti preliminari sui militari in servizio che siedono nella struttura di Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci. Il procuratore Marco De Paolis cerca “fatti di propria stretta competenza”. Sotto la formula sta una domanda che l’Italia rimanda da settantotto anni: fin dove arriva la politica di chi porta ancora la divisa?

La risposta è imbarazzante, perché l’articolo 98 della Costituzione permette di limitare per legge l’iscrizione ai partiti dei militari di carriera in servizio attivo ma quella legge il Parlamento non l’ha mai scritta, così è toccato al Consiglio di Stato ammettere nel 2017 la tessera ed escludere le cariche direttive.

La memoria, del resto, sta negli archivi. Giovanni de Lorenzo, il generale che nel 1964 preparò il Piano Solo con i carabinieri, entrò alla Camera nel 1968 con i monarchici e ci tornò nel 1972 con il Movimento sociale italiano. Nella lista della P2 sequestrata nel 1981 c’erano 962 nomi e 208 venivano dalle caserme.

Vannacci vuole essere l’uomo delle regole e il suo manifesto mette in fila “coraggio, dovere, disciplina, spirito di sacrificio”, solo che lo stesso partito chiede militari con potere di arresto e campi di educazione militare per gli studenti, dove le regole si fanno sbilenche rispetto alla Costituzione. Niente paura: uno che scrive “il diritto senza dovere diventa pretesa” sarà già in fila davanti alla Procura militare, con la pratica sotto il braccio. O no?

Buon venerdì.

Foto By © European Union, 1998 – 2026

Giulio Cavalli
Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.