Quando diciamo sicurezza di chi parliamo, del lavoratore o del padrone, dell'inquilino sfrattato o di chi lo sfratta? Rispondere è già un programma di governo

I numeri non interpretabili: 1.916 omicidi nel 1991, 319 nel 2024, reati giù del 10 per cento nel primo semestre di quest’anno. Sono cifre ufficiali del ministero dell’Interno, e il 15 agosto il ministro Matteo Piantedosi ha sbavato spiegandoci che «l’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo». Ma c’è altro, le famiglie che dichiarano di vivere in una zona a rischio erano il 23,3 per cento nel 2023 e sono il 26,6 nel 2024: la paura quindi sale mentre i reati scendono. E sale perché fra televisioni, internet, giornali e social l’egemonia culturale della destra ha infettato tutto e adesso detta il tema pure a chi dovrebbe combatterla.

Martedì Livio Pepino, già magistrato e presidente di Magistratura democratica, ha posto tre domande al centrosinistra, da segnarsi in stampatello sull’agenda. Se trent’anni di decreti hanno lasciato la paura dov’era, cosa promette la dose successiva? Se l’insicurezza cresce mentre la criminalità cala, cosa stiamo curando davvero? Poi la terza: quando diciamo sicurezza di chi parliamo, del lavoratore o del padrone, dell’inquilino sfrattato o di chi lo sfratta?

Rispondere è già un programma di governo, e conviene scriverlo prima di occuparsi della guida dell’opposizione. Le primarie per il leader si facciano pure, servono, ma accanto ne servono altre sul programma, e il criterio ce lo lascia Pepino quando ricorda che al vetro rotto si può rispondere “investendo in poliziotti e giudici o in vetrai e assistenti sociali”. Chi sceglie i vetrai ha qualcosa da dire in campagna elettorale, e da fare il giorno dopo. Gli altri hanno una scaletta che gli scrivono al Viminale.

Buon giovedì.
Foto di Alex Suprun su Unsplash

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