Possiamo dire che l’era di Keir Starmer è davvero iniziata il 30 ottobre con la pubblicazione della, a lungo attesa, legge di Bilancio.
Un provvedimento con cui i laburisti hanno sorpreso gli osservatori e i mercati, perché prevede un aumento significativo delle tasse e, al contempo, un grande aumento della spesa pubblica, anche grazie alla variazione delle regole di contabilità finanziaria grazie alla quale il governo britannico decide di non contare come debito pubblico la spesa per gli investimenti. Una scelta, solo quest’ultima, che sblocca qualcosa come 50 miliardi di sterline. Appare, dunque, una manovra di bilancio di sinistra, molto più di sinistra di quanto ci si aspettasse quando Re Carlo III ha letto il programma di governo di Starmer. Anche se, come sempre, il diavolo sta nei dettagli e dunque dovremmo aspettare per vedere se, pur con queste note positive a cui abbiamo accennato, come alcuni temono, il governo aprirà anche pesantemente all’ingresso dei privati specie all’interno del sistema sanitario, rischiando dunque di vanificare la – oggettivamente – gigantesca iniezione di spesa corrente promessa da Starmer, 25 miliardi di sterline nel solo 2025 per il Sistema nazionale sanitario (Nhs).
A guidare la carica contro questa manovra Starmer ha trovato al dispatch box un nuovo leader dell’opposizione, anzi una leader. Il 5 novembre, infatti, i Tories hanno scelto la loro nuova guida, eleggendo Kemi Badenoch che ha sconfitto nettamente il suo avversario Robert Jenrich. Ancora una volta la base conservatrice ha scelto la candidata più radicale e a destra che avesse a disposizione come aveva fatto eleggendo Liz Truss nel 2022. Va detto però che questa volta, grazie agli errori di calcolo del gruppo parlamentare, la scelta era tra due rappresentanti dell’ala più reazionaria dei Tories. Il candidato considerato più centrista, e dato per grande favorito all’inizio della competizione, James Cleverly, è stato infatti sconfitto nella fase di selezione all’interno del gruppo parlamentare perché i membri del Parlamento (MPs) hanno fatto male i conti e, nel tentativo di mandare al ballottaggio Jenrich contro Cleverly ed escludere così Kemi Badenoch, hanno finito per combinare un pasticcio ed eliminare il loro candidato preferito. Fatto sta che ha assunto la leadership una personalità che negli ultimi anni si è contraddistinta per le sue posizioni ultra reazionarie più o meno su tutto: dai diritti delle persone transgender al tema dell’espulsione dei migranti, passando persino per un attacco al permesso per maternità.
Starmer, fai davvero una cosa di sinistra?
Chi mise al bando la Costituzione
Il nostro è un tempo caratterizzato da profonde trasformazioni e pressanti incertezze che scuotono dalle fondamenta l’assetto stesso della nostra democrazia. Per questa ragione è naturale rivolgersi allo studio del passato per interpretare il presente. Tuttavia ciò non può esimersi – insegna Marc Bloch – dall’ingaggiare anche il processo inverso, ovvero: «Vivere il tempo che ci è dato vivere – disse Aldo Moro nel suo ultimo discorso prima del rapimento delle Brigate Rosse – con tutte le sue difficoltà». Soltanto l’essere presenti al proprio tempo consente di porre le giuste domande al passato; per capire non solo da dove si viene e dove si è arrivati, ma soprattutto qual è stato il percorso che ci ha fatti ciò che siamo.
È su questa alta misura della conoscenza che si colloca il volume di Giuseppe Filippetta, La Repubblica senza Stato. L’esilio della Costituzione e le origini della strategia della tensione (Feltrinelli), che affronta il grande tema della transizione dal fascismo alla democrazia dell’Italia che, dopo la Seconda guerra mondiale, riuscì a farsi repubblicana ma non costituzionale.
L’autore, colto giurista e per anni direttore della biblioteca e dell’archivio storico del Senato della Repubblica, muove la sua riflessione in maniera originale e preziosa perché centrata e declinata non soltanto sulla storia delle istituzioni, incapaci di rinnovare se stesse liberandosi dall’eredità dello Stato fascista, ma soprattutto su quei soggetti collettivi (dal movimento contadino in lotta per la terra a quello operaio in conflitto con il regime fordista/taylorista della fabbrica; dall’antiautoritarismo studentesco alle grandi mobilitazioni di liberazione della donna) capaci di ridurre – scrive Filippetta – «la dimensione dell’illegalità legale dello Stato postfascista» attraverso la lenta e difficile applicazione della Costituzione nata dalla Resistenza. È questa, infatti, un’altra grande questione che il volume pone tanto in funzione della storia passata quanto nei termini di quella presente: l’esilio storico-politico della Carta entrata in vigore l’1 gennaio 1948. Una messa al bando immediata che durerà per tutto il primo decennio di vita della Repubblica in ragione della natura e dei caratteri della Costituzione, informati alla rivoluzione democratica della lotta di Liberazione, vissuta come corpo ostile dalle classi dirigenti e proprietarie che nel Paese avevano voluto e sostenuto la dittatura mussolinana.
Accanimento universale
Circa 250 casi l’anno. I numeri della gestazione per altri (gpa) non sembravano meritare la morbosa attenzione della maggioranza di governo. Eppure è successo. Perché la Chiesa cattolica ha enfatizzato il suo rifiuto della pratica, e l’estrema destra l’ha assecondata per fini politici. Usando l’espressione “gestazione per altri” mi sono già autoidentificato come una persona che ritiene che debba essere lecita e regolamentata. Le parole sono importanti: chi invece ricorre alla rozza e scorretta variante di “utero in affitto” è qualcuno che esige che sia criminalizzata sempre. Un’ulteriore definizione in uso, “maternità surrogata”, ha connotati più neutri ed è quindi preferita da chi desidera presentarsi come super partes. Anch’essa è imprecisa: “maternità” non dovrebbe mai rimandare a una donna che madre non vuol essere. Spesso, l’ovulo fecondato non è nemmeno suo. Nel mondo, gli Stati stanno affrontando la questione in ordine sparso. Grossolanamente, si potrebbe dire che un terzo regolamenta la gpa, un terzo la vieta e un terzo non ha ancora preso posizione. La gpa è ammessa da Paesi molto diversi fra loro: la Russia e l’Ucraina, il Texas trumpiano e il Canada liberal. Tra chi la regolamenta, la maggior parte autorizza la gpa solidale, che non prevede un compenso o al massimo ammette un rimborso spese.
Come si vede, in questo caso è decisamente sbagliato parlare di «utero in affitto». Quasi tutti gli esponenti cattolici invece lo fanno. In fondo non potrebbero comportarsi altrimenti, avendo già demonizzato la fecondazione artificiale: ma in tal modo inquinano il dibattito. Per certi versi lo fa anche chi rinfaccia loro l’episodio biblico di Abramo e Sara o la gravidanza di Maria.
Gravidanza per altri solidale, ecco come
La legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) aveva già vietato la “surrogazione di maternità”. Secondo l’articolo 12 infatti «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600mila a un milione di euro». Con l’approvazione della legge 824 a prima firma Varchi, lo scorso 16 ottobre, il suddetto comma viene così riformulato: «se i fatti di cui al periodo precedente, con riferimento alla surrogazione di maternità, sono commessi all’estero, il cittadino italiano è punito secondo la legge italiana».
L’estensione della punibilità anche per i cittadini italiani che vanno in un Paese dove la gravidanza per altri (Gpa) è legale presenta dei problemi procedurali, non rispettando il principio di doppia incriminazione e di territorialità del diritto penale.
Ma a parte questo, già il divieto della legge 40 è discutibile e di difficile interpretazione. Così com’è scritto nella formula originaria è un divieto scritto male perché non spiega quale forma di gestazione per altri è vietata. Sono quindi vietate tutte le forme di gravidanza per altri, sia commerciali sia solidali? E questo divieto è giusto? Non esiste alcuna eccezione per il legislatore italiano?
Io credo che sarebbe più giusta una legge, e non solo per garantire la libertà di scelta ma per controllare che non ci siano abusi e procedure dubbie e rischiose.
Proprio per questo l’associazione Luca Coscioni, con esperti e altre associazioni, ha scritto una proposta di legge sulla gravidanza per altri solidale «al fine di evitare situazioni di incertezza normativa e di tutelare i diritti di tutti i soggetti coinvolti e, in particolar modo, dei minori nati» (il corsivo è mio).
Eva Benelli: Prima l’interesse dei bambini
Evidentemente non bastava al governo Meloni che il divieto della gestazione per altri fosse già sancito dalla legge 40/2004, legge (antiscientifica) sulla fecondazione medicalmente assistita. Così ecco quella di cui si è fatta promotrice Caterina Varchi di Fratelli d’Italia, approvata lo scorso 9 ottobre. Come è noto la nuova norma onnipotentemente bolla la gestazione per altri come reato universale. «Una dizione priva di senso», commenta la giornalista scientifica Eva Benelli, autrice del libro Gravidanza per altre persone (Bollati Boringhieri). «Quell’unico articolo ribadisce il divieto della legge 40 e afferma che il reato è tale anche se commesso all’estero. Dunque riguarda gli italiani, non l’universo mondo. Come si fa a pensare che un provvedimento approvato da un Parlamento, per quanto sovrano, possa essere validato da altri Paesi?». Potremmo dire che è un bluff solo per far passare un certo messaggio? «Beh, mettiamola così, se io fossi una persona contraria alla gestazione per altri e sentissi dire che ora è reato universale e poi scoprissi che non è vero sarei piuttosto seccata. È come trattare i cittadini da minus habens». Così questa norma scontenta tutti: ad alcuni pare una presa in giro, per altri è una crudeltà. «Soprattutto mi colpisce moltissimo questo atteggiamento aggressivo e punitivo nei confronti di persone che hanno problemi di sterilità», sottolinea Benelli. «Sono la maggioranza fra quanti si rivolgono alla gpa. Le coppie omogenitoriali sono un numero molto limitato. Parliamo perlopiù di coppie che cercano di risolvere la propria condizione patologica. Perché tanta cattiveria?». La ministra per la famiglia Eugenia Roccella è arrivata anche a invocare la delazione dei medici per individuare le coppie che ricorrono a questa pratica. «Auspicio che lascia il tempo che trova – chiosa la giornalista -. I medici hanno una chiara deontologia. E già in passato si rifiutarono quando furono invitati a denunciare i clandestini. Sono richiami ricorrenti che hanno una valenza declamatoria; credo che neanche Roccella si potesse aspettare che ci fosse una adesione a questo invito».
Ma detto questo, una parte dell’opinione pubblica è contraria alla gestazione per altri. Si teme che ci sia sfruttamento delle donne gestanti. «Io non voglio negare la complessità della situazione – precisa Benelli -. Bisogna evitare con cura che si possano verificare situazioni di abuso, in cui delle persone che hanno delle fragilità possano essere portare a fare qualcosa che non desiderano fino in fondo. Sono situazioni che riguardano anche altri contesti, come ad esempio i matrimoni forzati. Il punto non è perseguitare e perseguire ma tutelare tutte le persone coinvolte in un percorso di gestazione per altri, come tanti Paesi hanno fatto».
Vogliono colpire la libertà di scelta
Quello tecnico-giuridico è solo l’aspetto formale e, tutto sommato quasi residuale, di quello che è stato veicolato a livello politico e mediatico come «il reato universale di surrogazione di maternità».
E non sono stati risparmiati toni ora trionfalistici ora minatori nei confronti di quelle sparute e sventurate coppie che, per i più vari motivi, non essendo potute accedere né alla fecondazione assistita né all’adozione, hanno avuto l’ardire sacrilego e criminale di provare una soluzione antica… come la Bibbia! E già, perché ritornando per un momento alla memoria delle interminabili e sfiancanti “ore di religione” di noi boomers (altra stoffa! e non me ne vogliano quelli delle generazioni X, Y e Z) ci dovremmo ricordare della storia di Agar.
Agar, la schiava egiziana che Sara, moglie di Abramo, offrì (sic!) al marito per dargli quella discendenza che la sua sterilità gli aveva negato e che quindi rendeva di assai difficile realizzazione la promessa fatta dal Padreterno ad Abramo di farlo diventare «il capostipite di una moltitudine che non si può contare» (Genesi 13,16).
E così, dando per scontato che quello sterile non poteva essere Abramo perché altrimenti la promessa di farlo diventare «il capostipite di una moltitudine che non si può contare» si sarebbe rivelata un tantino beffarda, Sara si fa carico del problema e in men che non si dica lo risolve, “offrendo” la sua schiava al marito e commettendo il primo reato universale della storia (l’aggettivo, tra diluvi e giudizi, era piuttosto in voga all’epoca).
Ora però, al di là della vicenda specifica, vera o inventata che sia, la narrazione biblica ci dice tre cose che ci riportano immediatamente alla realtà di oggi. Primo: anche tremila anni fa esisteva il problema della infertilità. Secondo: anche tremila anni fa il problema era tutto sulle spalle delle donne.
Terzo: anche tremila anni fa il problema veniva risolto solo dalle donne.
Prima di tutto quindi, l’infertilità è un problema e anzi, per tante donne e uomini è un problema drammatico, soprattutto quando anche la scienza risulta impotente. Si pensi, tanto per fare un esempio, alla rara (ma poi neanche così tanto) sindrome di Rokitansky in cui l’infertilità è dovuta alla assenza dell’utero e delle tube per cui la gravidanza è materialmente impossibile e l’unica soluzione è la fecondazione in vitro e la surrogazione di maternità.
Altro che reato universale
La definizione reato universale la dice lunga sulle intenzioni dei legislatori nel proporre questa legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18 novembre scorso e meglio nota come la legge sulla gravidanza surrogata o gestazione per altri.
Si tratterebbe di un reato universale come la guerra e la pedofilia ovvero qualcosa che universalmente tutti riconoscono essere qualcosa di gravissimo.
Invece le cose non stanno così.
La parola “universale” sta lì solo nel tentativo di confondere, di spaventare, di minacciare, infatti in tanti Paesi a cominciare dagli Stati Uniti viene permesso questo tipo di intervento e quindi neppure in questo senso si può parlare di reato universale.
Questo governo sembra avere un progetto culturale oltre a quello politico e questa legge sembra situarsi in questo solco. Ma perché tanta enfasi su un argomento che dovrebbe essere strettamente privato? Si tratta in definitiva di una possibilità che la tecnica offre alle coppie sterili per procreare con l’aiuto di una donna che accetta di farlo ovviamente liberamente e non costretta in alcun modo. In questo ultimo caso il reato sarebbe di chi costringe la donna, potrebbero essere organizzazioni più o meno criminali che speculano su questi aspetti e la legge qui potrebbe giustamente intervenire.
Vogliamo qui cercare di fare chiarezza su un argomento che purtroppo è sempre stato il campo di battaglia di ideologie e convinzioni che non dovrebbero dettare le leggi e tantomeno scatenare crociate nel terzo millennio. La Chiesa cattolica in particolare cerca ancora di imporre le sue idee alla scienza e purtroppo in Italia ha ancora un largo seguito.
Come scrive con grande semplicità e chiarezza sul numero in uscita della rivista Il sogno della farfalla la ginecologa Anna Pompili, ci sono tre parole che vengono considerate sinonimi ma per la scienza non lo sono affatto: l’embrione non è un feto e questo non è un bambino.
Giorgia Meloni e le donne, predica tanto e razzola male
La presidente del Consiglio non delude mai (i suoi mentori). Quando si tratta di riaffermare il secolare dominio maschile sulle donne lei non si tira mai indietro. Ormai possiamo dirlo con certezza dopo più di due anni che è al governo.
Del resto lo aveva annunciato fin dal suo insediamento a Palazzo Chigi, chiedendo di essere chiamata «il presidente del Consiglio». Coerentemente con questa scelta di identificazione con un modello di comando autoritario maschile promuove il premierato (l’uomo solo al comando) e usa il pugno duro della legge (spesso raffazzonata e piena di falle giuridiche) per tacitare qualunque problema di ordine sociale, additando über alles gli immigrati «irregolari» come capro espiatorio.
Le falsissime affermazioni (smentite da tutti i dati Istat, Eures ecc) che Valditara ha scagliato come pietre proprio alla presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin, uccisa dall’italianissimo Filippo Turetta sono arrivate come un pugno nello stomaco: «Parlare di patriarcato è solo fare ideologia», ha detto il ministro dell’Istruzione e del merito E poi: ha aggiunto: «Aumentano le violenze sulle donne? Colpa dei migranti».
Giorgia Meloni nei giorni successivi ha pensato bene di rincarare la dose. Intervistata dalla direttrice di Donna moderna, la presidente ha ribadito che i maggiori responsabili delle violenze sessuali sono «gli immigrati arrivati illegalmente». Ed ha aggiunto: «Quando non hai niente si produce una degenerazione che può portare da ogni parte». In pratica ha parlato della povertà come di una condizione criminale.
Per chi avesse ancora avuto bisogno di prove del razzismo e del classismo che detta la linea politica della nostra presidente del Consiglio eccole squadernate. Ma è difficile non intravedere anche una certa dose di misoginia, ricordando anche i paternalistici consigli che Meloni dispensava alle giovani (facendo eco a Giambruno), raccomandando loro di stare attente perché fuori casa c’è il lupo. E non erano solo prediche di Giorgia, madre e cristiana. Dal 22 ottobre 2022 il governo Meloni, «il primo nella storia d’Italia ad essere guidato da una donna», come si legge sul sito del governo, non ha fatto nulla per migliorare la condizione delle donne in Italia. Anzi ha prodotto una serie di provvedimenti che mettono il bastone fra le ruote alle donne che cercano di emanciparsi, di realizzare se stesse e di vivere liberamente gli affetti, le relazioni e la propria sessualità.
Ma cominciamo dalla questione più macroscopica e concreta, quella del lavoro.
Meloni dice che non ci sono mai state così tante donne al lavoro nella storia italiana. Bene, ma i dati (Istat, Lavoro e Welfare ecc.) ci dicono che in Italia lavora una donna su due e che dopo aver avuto figli spesso si è costrette a lasciare il lavoro. Le analisi documentano che le donne sono spesso obbligate al part time involontario, hanno lavori perlopiù precari e (se e quando) raggiungono posti di maggiore responsabilità sono pagate meno degli uomini, a parità di mansione. E il governo Meloni che fa? Dopo aver cancellato il reddito di cittadinanza, nega il salario minimo, ha tagliato i fondi del Pnrr alla costruzione di asili nido e ai Comuni per i servizi, tartassa le giovani madri aumentando l’Iva sui prodotti sanitari per bambini, penalizza le donne single e senza figli facendo loro pagare più tasse delle altre, penalizza le meno giovani tagliando opzione donna per la pensione. E la lista potrebbe continuare ancora.
L’ossessione per la natalità del governo Meloni, a ben vedere, è contraddetta dalle sue stesse politiche. L’ideologia di una mitologica famiglia naturale e di sangue che ha portato questo governo onnipotentemente a pensare di poter perseguire su tutto il globo terracqueo le coppie che ricorrono alla gestazione solidale, cozza con il diritto internazionale, punisce le coppie infertili, nega i diritti dei bambini.
Il governo Meloni fa di tutto per riportare a tutti i costi le donne in casa a fare figli nell’ambito della famiglia tradizionale anche se questo significa esporle a violenze, maltrattamenti, abusi e femminicidi, dacché è proprio nell’ambito domestico che si registrano maggiormente. In proposito la presidente del Consiglio rivendica di aver promosso il reddito di libertà per le donne che hanno subito violenze. Benissimo, ma si tratta di 400 euro al mese, per soli 12 mesi. E come ha fatto notare la sociologa Chiara Saraceno è una misura, non solo a tempo limitato, ma che offre loro una cifra perfino inferiore a quella prevista dall’assegno di inclusione.
L’ossessione per la natalità di stirpe italica che impronta la Lega e Fratelli d’Italia, genuflessi ai diktat di un club per soli uomini, la Chiesa cattolica, fa sì che le donne che decidono di interrompere una gravidanza in Italia debbano affrontare un percorso ad ostacoli. D’accordo, ancora non hanno abolito la legge 194 ma impediscono con ogni mezzo alle donne di esercitare un proprio diritto. Non bastavano le percentuali bulgare di ginecologi obiettori. Ora, grazie al governo Meloni, le associazioni di integralisti religiosi anti abortisti possono imperversare nei consultori pubblici, accusando le donne di essere delle assassine e dando dei sicari ai medici che praticano interruzioni di gravidanza (il papa docet). In un’epoca in cui c’è molto da fare ancora per decostruire e fermare la sopraffazione e il dominio degli uomini sulle donne, Meloni nega che ci sia un problema culturale di mentalità patriarcale che ancora persiste, al di là delle leggi. Tant’è che non vi è più traccia neanche di quella pur discutibile proposta di educazione affettiva nelle scuole di cui aveva parlato Valditara. Guai a parlare di educazione sessuale, potremmo finire arrostite sul rogo come streghe.
Il nuovo mondo
L’elezione di Trump per molti versi inaspettata ha scombinato le carte di una prospettiva politica internazionale che era stata pensata e vista, perlomeno dalla gran parte dei media, come già definita con la sua sconfitta. La domanda che dobbiamo farci ora è quanto effettivamente cambierà la politica americana, in particolare la politica estera e quali conseguenze potrà avere.
Domanda a cui rispondere è molto difficile se non impossibile, sia per l’imprevedibilità del personaggio Trump, sia perché il presidente americano è comunque soggetto ad altri poteri fortissimi come l’apparato militare e quello delle imprese tecnologiche americane. Certamente può essere di aiuto ricordare quelle che sono state le mosse di Trump nel suo precedente mandato: l’avvicinamento alla Russia di Putin e il contrasto con la Cina di Xi sono state certamente sorprendenti all’epoca, che hanno interrotto una storia di decenni di contrapposizione militare tra le due grandi potenze atomiche. Politica completamente rivista e ripristinata come era in precedenza dalla presidenza Biden, in particolare con il sostegno all’Ucraina contro l’invasione russa dal 2022. L’aspettativa che Trump abbia la soluzione del conflitto ucraino è altissima e forse anche per questo il mese di novembre, dopo l’elezione del nuovo presidente, ha visto paradossalmente un’intensificazione del conflitto, come a cercare di raccogliere il più possibile prima della auspicata trattativa di pace.
Ma oltre alla guerra in Ucraina tanto è cambiato dal 2000 al 2024. La pandemia ha accelerato e reso evidenti trasformazioni che forse avrebbero impiegato di più a manifestarsi. In particolare ci sono alcune novità che credo vadano considerate e che dimostrano come la possibilità di leggere correttamente la realtà del mondo a partire da una visione americano-centrica o euro-centrica ormai è completamente superata. Nel corso perlomeno degli ultimi due secoli, il potere politico è sempre stato associato a quello militare. È del tutto evidente che questo potere deriva anche da un dominio della scienza e quindi della tecnologia da parte degli europei e poi, dopo la Seconda guerra mondiale, con la costruzione della bomba atomica, degli Stati Uniti e dell’Urss e poi della Russia.
Tale potere tecnologico è stato ed è ancora potenza militare, ma nel tempo è diventato sempre più soft-power. Si è compreso che è molto più efficace dominare avendo il controllo delle piattaforme tecnologiche che usiamo tutti i giorni piuttosto che imporre con la forza militare il dominio sugli altri. Le tante “piccole” guerre condotte dagli americani, tutte pressocché fallimentari nell’imporre un nuovo ordine, lo stanno a dimostrare.
Questa “invasione” e dominio tecnologico americano nel mondo si è realizzata in particolare nel corso degli ultimi 30 anni tramite la rete Internet, invenzione del Darpa americano, che è diventata pervasiva grazie al Web, che in realtà è un’invenzione europea realizzata al Cern.
L’informatica, da materia riservata a calcoli e archivi, è diventata centrale nello sviluppo delle comunicazioni e oggi questa materia, l’Information Technology, è diventata centrale nello sviluppo di ogni settore economico. La digitalizzazione non è altro che applicare tecnologie e metodi di processo informatizzati a tutti quei settori che ancora non lo sono e che usano procedure e processi manuali o semi-manuali non dematerializzati.
In tutto ciò, gli Usa sono riusciti ad appropriarsi del mezzo e a renderlo pervasivo, di fatto colonizzando e rendendosi indispensabili per le attività di gran parte del mondo. Se per esempio oggi dovessimo pensare che gli Usa decidano di bloccare l’uso di Google in Europa ci sarebbero conseguenze economiche catastrofiche di portata enorme. Per non parlare del potere che deriva dal poter leggere il contenuto delle comunicazioni che avviene nel mondo senza la necessità di costose apparecchiature di intercettazione. Siamo noi che ci affidiamo a reti e servizi in mani non europee. Non a caso questi servizi così fondamentali non sono stati bloccati dalle sanzioni Usa verso la Russia, proprio perché si sa che questo potrebbe essere visto come un’aggressione diretta che potrebbe mettere in crisi in maniera profonda l’economia.
L’Europa ha cercato di limitare questo strapotere con una legislazione che però, di fatto, è insufficiente e in realtà limitante per molte delle attività economiche europee (es. le ultime norme sulla IA). La vera sfida futura per l’Europa sarebbe invece quella di cercare di ritrovare una capacità tecnologica che sia indipendente dagli Usa. In realtà nel mondo c’è già chi è riuscito ad essere indipendente dagli Usa ed è la Cina. Tutto è iniziato con una limitazione dell’accesso all’Internet americana e di conseguenza al contempo alla creazione di servizi analoghi per i cittadini cinesi. Quella che qui è stata vista come censura possiamo anche leggerla come protezione dall’invasione tecnologica Usa in Cina. Oggi sappiamo che in realtà non è stato solo difendersi da una tecnologia straniera. Perché il fatto è che in molti dei servizi cinesi alternativi a quelli occidentali non si tratta solo di copie di ciò che “abbiamo” qui in occidente, ma si tratta anche di altro che qui non esiste. Per fare un solo esempio, la piattaforma WeChat, applicazione di messaggistica che si è evoluta diventando un sistema di pagamento, che si è diffusa cosi tanto che ha di fatto rimpiazzato i sistemi di pagamento con carta di credito occidentali che in Cina non vengono quasi più accettate.
Altro esempio è TikTok, con il quale la Cina ha dimostrato di essere capace di produrre una piattaforma in grado di competere con i giganti occidentali (Facebook, instagram, etc) e addirittura inventando nuove modalità di fruizione dei contenuti social con l’introduzione dei video brevi verticali e lo scorrimento verticale. Instagram, Facebook e Youtube hanno dovuto loro copiare il rivale cinese introducendo i Reel sulle loro piattaforme. E sappiamo quanto l’amministrazione americana, non solo quella di Trump, vorrebbe bloccare la diffusione di TikTok in Usa. Ma il servizio cinese è usato da milioni di cittadini e quindi di fatto non si può eliminare da un giorno all’altro.
Altra notizia recentissima, peraltro completamente ignorata dai media occidentali – anche questo fatto da sottolineare – è che Huawei, malgrado le sanzioni cui è soggetto che le impediscono l’accesso alle tecnologie più avanzate per la produzione dei circuiti integrati, è riuscita a costruire microchip con tecnologia a 7nm, molto meglio della migliore tecnologia occidentale che arriva a 9nm. Cioè Huawei (e la Cina) è riuscita a sviluppare una nuova tecnologia innovativa senza alcun intervento dell’occidente. Tutti questi esempi (e ce ne sono molti altri) per dire che la Cina sta diventando (o forse è già diventata) il motore di innovazione tecnologica del mondo, con tutto ciò che questo comporta e comporterà in termini di politica estera europea e americana.
Il mondo nuovo si sta creando là ed è questo che dovremmo cercare di capire e vedere per capire cosa ci aspetta nel futuro. Ma al di là dei casi specifici secondo me è interessante considerare come gli americani si trovino in oggettiva difficoltà anche perché emerge chiaramente che l’innovazione tecnologica non è una loro esclusiva. Le incertezze per il futuro sono quindi nel possibile conflitto tra Usa e Cina prima di tutto su questo piano di controllo tecnologico. Perché gli Usa si stanno sempre più rendendo conto di non essere più i soli innovatori del mondo e non saranno più gli esclusivi detentori del soft-power che hanno avuto fino ad oggi.
Dobbiamo sperare che la perdita di questo potere non corrisponda ad un tentativo di riaffermare il dominio politico con la forza militare. Io penso che le domande su cosa farà Trump, gli Usa e anche l’Europa vadano declinate in questa prospettiva.











