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L’ambiente e la natura al centro del progetto Fotografia Europa, dal 15 maggio a Reggio Emilia

Con un taglio poetico e artistico Fotografia Europa riflette sul tema dell’ambiente e dello sviluppo umano e sotenibile. La ressegna si apre il 15 maggio a Reggio Emilia e, già in questo primo settimana, sono previsti decine di incontri e workshop, con fototografi da ogni parte del mondo. Tantissime le mostre, sparse in vari luoghi della città emiliana. Il tema del rapporto con l’ambiente sarà esplorato  attraverso punti di vista inediti.

Un esempio? Quello delle lumache di campagna in Gastropoda del catalano Joan Fontcuberta, o raccontando il restauro di una Fiat 500 Topolino in Unfinished Father dell’olandese Erik Kessels, e con uno sguardo personale e originalissimo in Ersatz Lights di un maestro come Olivo Barbieri.

Da non perdere anche lo sfaccettato caleidoscopio della mostra collettiva No Man Nature, a cura di Diane Dufour, Elio Grazioli e Walter Guadagnini. E ancora, esplorazioni delle nostre metropoli, del rapporto fra città e campagna, del progresso scientifico che è in rapporto con la natura, ricostruendo il passato, ma anche cercando di immaginare un futuro diverso.

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La feroce Arcadia piccolo borghese della magistrale pièce “da camera” di Marthaler

Christoph Marthaler “da camera” quello che ci ha regalato il Fabbricone di Prato, riproponendo uno spettacolo già passato a Spoleto. Una stanza da letto, di quelle un po’ mielose, su toni d’azzurro, con un grande letto al centro, molte ante di armadio e una porta che conduce in bagno. È un ambiente raccolto, a un solo piano, senza i vertiginosi muri desolati e ministeriali della fida Anna Viebrock. La scena di Duri Bischoff dà subito l’idea di dove staremo per 75 minuti: in un’Arcadia piccoloborghese, fatta di parole d’amore, di sogni a occhi aperti, di vestiti vaporosi e eleganti.

Solo che nelle stanze del regista svizzero la vita quotidiana si tinge di nonsense e di ferocia, di assenze e contorcimenti con il sorriso sulla bocca. In questa “serata musicale” il ritmo, o meglio sarebbe dire gli sfasamenti continui, gli sguardi sulla vertigine del vuoto di esistenze troppo normali, è affidato al canto. Già dal risveglio, con un personaggio vestito di tutto punto che si leva con le parole di un Lied da quel letto King Size – taglia gigante, come il titolo dello spettacolo – e va al pianoforte. O come i due camerieri che il letto lo rifanno, intonando una canzone pop, per poi immergerera si sotto le coltri, vestiti, e uscirne dopo poco pronti a indossare altri abiti e musiche, sempre canzoni che disegnano pacifici orizzonti, mentre le sfasature di comportamento si fanno sempre più marcate, e una vecchia signora, che la voce riesce solo a farla parlare, dice altre filastrocche, magari lette da un libro posto con fatica su un leggio difficile da montare, estratto da una borsa che contiene anche spaghetti, con incursioni sul tempo che passa e fa sprecare occasioni e vita.

Ogni tanto gli armadi, o il bagno, ingoiano i personaggi, in una giostra sullo sfinimento, sullo sfasamento, l’assenza di senso. Con musica, con umorismo macabro, restringendo gli ambienti mentali e aumentando le lontananze, quanto più il letto troneggia e avvicina i corpi. Con attori stellari.

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Camilla’s got talent. Left intervista Ruben e Zagor

I Camillas sono Mirko Bertuccioli e Topazio Perlini: due gran giocherelloni. Pesaresi d’adozione, nascono entrambi a Pordenone nel 1964 e si autoproclamano Ruben Camillas (chitarre, xilofono, voce) e Zagor Camillas (tastiere, cimbalo, voce).

Dopo 40 anni di rigorosa non-produzione, nel 2004 succede qualcosa di straordinario: il rock’n’roll li vuole, e loro accettano. Dopo averli degustati a febbraio 2014 al Mei Roma, durante le premiazioni degli Oscar per gli indipendenti, decidono di ampliare la loro platea.

In questi giorni, con la loro rocambolesca partecipazione a Italia’s got talent sono passati agli onori della cronaca. L’impresa è ardua: sdoganare il loro “pop minimal hardcore”, magnifico connubio di dolcezza e demenzialità. La doppia personalità resta pure nel sound, come dimostrano le loro – autodichiarate – influenze: Enzo Carella, Ramones, Lucio Battisti, Brian Eno, Beach boys, Stereolab, Daft Punk, Bruno Dorella.

Left li ha (video)intervistati poche ore prima della finale. Si esibiranno per la terza volta, dopo aver già conquistato giuria e pubblico con la canzone ‘Bisonte’ delle eliminatorie e diviso il pubblico nelle semifinali, con la canzone ‘Il gioco della palla’, riuscendo ad approdare in finale grazie al ‘recupero’ voluto dal giurato Frank Matano.

Intanto, sui social network, le polemiche tra chi li sostiene e chi li contesta non si placano. Noi stiamo dalla parte dei Camillas.

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M5s, in Liguria candidati poco raccomandabili. La giustificazione: «Anche Impastato era figlio di un mafioso»

«Votate la lista, ma non i nostri candidati, troppe ombre». Non è Renzi a dichiarare imbarazzo per il suo stesso partito, stavolta, ma Antonio Russo, capogruppo in Comune a Imperia. Fra i candidati alla carica di consigliere regionale, infatti, c’è Daniele Comandini, amico stretto di un giovane attivista pentastellato dal cognome scomodo, Carmine Mafodda.

Stando a quanto denunciato dalla Casa della Legalità, autorevole osservatorio antimafia della regione ligure, quella dei Mafodda sarebbe una vera e propria dinastia ’ndranghetista che avrebbe colonizzato la zona di Teggia. E a quanto pare, anche il meet-up locale, dice Russo, che in un’intervista al Secolo XIX lo ha ribattezzato con un eloquente “piglia tutto”.

«C’è un aspetto che dovrebbe far pensare i grillini – spiega il Presidente, Christian Abbondanza -: nella zona di Teggia alle elezioni politiche ed europee il Movimento ha preso in media dal 5 all’8 per cento di voti in più rispetto a tutto il resto della Provincia. Significa che la ‘ndrangheta lo sta usando», avverte.

Per i pentastellati, è un’onta che è difficile immaginare possa essere tollerata. E invece no: la candidata presidente, Alice Salvatore, si schiera dalla parte di Comandini e difende le presunte amicizie ’ndranghetiste del candidato con una frase molto infelice: «Anche Peppino Impastato era figlio di un mafioso». Si sa, i grillini non sono nuovi a scivoloni imbarazzanti. Ma questa volta, l’uscita da campagna elettorale della candidata, ben più preoccupata di perdere voti più che la stima delle persone («è tutta una manovra per farci perdere voti­»), rischia di essere grave: «Paragonare la figura di Peppino Impastato a Carmine Mafodda, esponente di una famiglia di ‘ndrangheta, figlio di un esponente di spicco della cosca è gravissimo oltre che assolutamente errato. Un accostamento e un paragone che come Casa della Legalità riteniamo assolutamente intollerabile», attacca Abbondanza. «Mafodda mai si è distaccato da quella famiglia, mai ha ripudiato il padre e la famiglia, restandoci, invece, costantemente legato».

A stretto giro arrivano anche le parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, impegnato in Puglia in un’iniziativa a lui dedicata. Raggiunto telefonicamente si è limitato a commentare che «la storia di Peppino è conosciuta da tutti, è una figura di rilievo internazionale che non può essere strumentalizzata da nessuno e in nessuna occasione, elettorale e non. Non abbiamo mai negato il carattere mafioso della nostra famiglia, ma Peppino ne ha preso le distanze fin da subito, ha lottato e ne ha pagato con la sua vita­».

A nulla valgono le difese dell’accusato, né tantomeno il silenzio del consigliere regionale in corsa. Cosa dirà adesso Beppe Grillo, che proprio in Liguria aveva esaltato la candidata con particolare trasporto? Ha cacciato stimati candidati per molto meno, come successe in Emilia-Romagna con la corsa al secondo mandato del capogruppo Andrea Defranceschi (molto amato dal territorio proprio in virtù dei suoi cinque anni di battaglie, meno dai diarchi) a cui venne impedito di partecipare con un cambiamento di regole in corsa perché indagato in quanto capogruppo dalla Corte dei conti.

Non è la prima volta che le elezioni regionali creano scompiglio e disappunto all’interno del Movimento 5 Stelle, proprio a causa delle regole per la selezione dei candidati. Decise, sembrerebbe, di regione in regione con metodi diversi, quando non dall’alto con un atto di imperio.

In Liguria infatti, come in Veneto e nelle altre regioni di questa tornata, fra i requisiti di candidabilità, c’è sì non essere indagato per reati contro la pubblica amministrazione, ma per quanto riguarda il penale, l’unica clausola è una generica “condanna in via definitiva”. (Leggi qui). In sostanza, anche con una sentenza in primo grado per associazione mafiosa, o concorso esterno, sei eleggibile come rappresentate e portavoce nelle istituzioni del Movimento 5 Stelle.

Bel paradosso, vero?

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/Giuppsi” target=”on” ][/social_link] @Giuppsi

Le cinque delle 13.00

Il cooperante Sandro Abati, 48 anni, originario del bergamasco tra le vittime dell’attacco di ieri ad una guesthouse di Kabul, in Afghanistan. La conferma arriva dalla Farnesina.

La riforma della scuola approda in aula alla Camera dopo le polemiche e gli scioperi dei giorni scorsi e dopo il video contestato del premier Matteo Renzi che ala lavagna ha difeso la sua #buonascuola. Voto finale previsto per mercoledì prossimo.

La Grecia ha raggiunto un’intesa su gran parte dei punti in discussione con con i creditori internazionali. Lo ha detto il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis parlando ad una conferenza ad Atene.

Iraq, la coalizione internazionale contro lo Stato islamico avrebbe eliminato l’erede di al Baghdadi in un attacco mirato ad una moschea. Gli Usa non confermano la notizia e smentiscono il raid nel luogo di culto

Applausi per Matteo Garrone e il cast del kolossal fantasy “Il racconto dei racconti” alla conferenza stampa a Cannes. «E’ un film al femminile scritto da 4 uomini, le attrici sono state decisive per dare verità» ha detto il regista.

Le cinque delle 20.00

Scuola, la farsa del premier che posta sui social network un video “alla lavagna” dove illustra i punti del provvedimento del suo governo: «Tante falsità, la scuola non è né della politica né dei sindacati», ma il prof non riesce a convincere il mondo della scuola.

Isis, ucciso in un raid in Iraq il numero due. Conosciuto come Abu Alaa al-Afri. Aveva preso le redini del Califfato dopo il ferimento con un drone del leader al Baghdadi, tuttora non in condizione di guidare operativamente lo Stato islamico

Immigrazione la nuova agenda della Commissione Europea: saranno reinsediati in Europa 20 mila profughi, di cui il 9,94% in Italia. Non sono invece stati fissati numeri per la redistribuzione degli immigrati già sbarcati, ma all’Italia spetterà una quota dell’11,84%.

Ebola, infermiere contagiato ha la febbre ma è lucido. Diffuso il primo bollettino sulle condizioni dell’uomo risultato positivo al virus. Il paziente è stato trasferito dalla Sardegna all’ospedale Spallanzani di Roma.

La Tête haute ha aperto la 68ma edizione del Festival del Cinema, la prima inaugurata dall’opera di una regista donna, Emmanuelle Bercot. Il film con Catherine Deneuve non è piaciuto ai giornalisti questa mattina in sala per l’anteprima. Nessun applauso, silenzi in sala.

Calais, è caccia al clandestino. Un video mette a nudo la Francia

Francia, Europa. Un camion percorre il raccordo autostradale verso l’Eurotunnel, diretto in Gran Bretagna. Sul tragitto c’è un posto di blocco della Republican Security Companies, un corpo della polizia francese. I gendarmi aprono i cassoni dei tir alla ricerca dei clandestini. E li trovano. Li fanno scendere, li respingono oltre i guard rail, nei campi confinanti. Spintoni e colpi di manganello. Sono immagini crude, violente, disumane. Ma sono all’ordine del giorno a Calais.

Calais, a nord della Francia, è la città portuale che affaccia proprio sulla Manica, più d’uno la chiama la Lampedusa del Nord. Calais è il passaggio verso l’Inghilterra: «Raggiungere l’Inghilterra o morire provandoci», si dice da queste parti. E chi le pronuncia conosce bene il peso di quelle parole: se è già in Europa, c’è arrivato via mare – onda dopo onda su un barcone – raggiungendo Lampedusa oppure via terra – camion dopo camion – dalla Turchia.

È partito dall’Africa, dalla Siria, dall’Iraq, dal Kurdistan. È arrivato e si è accampato in attesa di imbarcarsi verso il Regno Unito.

Il video che state per vedere, è stato pubblicato sul web dall’associazione Calais Migrant Solidarity. Le immagini sono state catturate il 5 maggio 2015, dalle 8 del mattino e per tutta la giornata sul ramo autostradale che conduce al porto dei traghetti di Calais (A216). Le associazioni denunciano la regolare brutalità della polizia contro i migranti nascosti nei camion. In queste ore, in Francia, monta la protesta da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. E intanto la polizia francese indaga sul comportamento dei suoi agenti in attesa che vengano prese le eventuali sanzioni.

Il video è intervallato da alcune frasi estratte dal discorso del ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve. Pronunciate proprio a Calais. Appena il giorno prima, il 4 maggio.

[social_link type=”twitter” url=”https://twitter.com/TizianaBarilla” target=”on” ][/social_link] @TizianaBarilla