Il New York Times ha realizzato una serie di video a 360° che ci mostrano le proteste contro Trump dall’interno. Eccone uno per farvi capire “dall’interno” cosa sta succedendo negli Stati Uniti e come stanno reagendo le persone alle politiche folli di the Donald. Basta schiacciare play e muovere il mouse cliccando nella direzione verso cui ci si vuole spostare per avere una panoramica completa della protesta.
Dentro la protesta contro Trump

Perché il bando agli immigrati di Trump è illegale (e altre cose da sapere)

È più che la notizia di questi giorni: è un ritorno indietro di 15 anni, ma senza la giustificazione sbagliata di un attentato come quello dell’11 settembre. L’ordine esecutivo di Donald Trump che vieta l’ingresso da 7 Paesi, ferma la concessione di visti e aumenta la quantità di tempo e procedure per ottenerne se si viene da un Paese a maggioranza musulmana è anche un obbrobrio giuridico. E come tale è stato affrontato, oltre che con decine di manifestazioni e mobilitazioni in tutti i grandi aeroporti d’America. Che si sono ripetute anche ieri.
In queste ore Merkel ha fatto lezione di Convenzione di Ginevra (quella sui rifugiati) a Trump, nei Paesi musulmani infuria la protesta e il senatore repubblicano McCain ha detto che l’ordine è un favore all’Isis. Dopo il caos che l’ordine ha generato, la Casa Bianca fa sapere che verrà modificato e il presidente ne ha difeso la ratio pur sostenendo che non è diretto ai musulmani «come i media sostengono falsamente». La prima stesura prevede il divieto di ingresso anche a chi ha una Green Card, ovvero vive e lavora stabilmente negli Stati Uniti (e magari è andato in viaggio di affari o in vacanza): sabato scorso 200 dipendenti di Google sono rimasti a casa per questo, professori non sono saliti sugli aerei e così via. Sembra che quesa e altre cose cambieranno (in fondo spieghiamo come mai la prima stesura conteneva questa parte).
Proteste anche in Europa: all’aeroporto di Amsterdam ci sono state manifestazioni e in Gran Bretagna una petizione che chiede di annullare la visita di Stati del presidente Usa a Londra ha raccolto un milioni di firme in un giorno.
Ma cosa dice, perché è illegale, da cosa è ispirato e chi sono gli avvocati che hanno impedito che centinaia di persone giunte negli Usa fossero rispedite a casa come l’iracheno che ha fato l’interprete per l’esercito Usa per dieci anni e la sua famiglia, tirato fuori dal Terminal 4 del Jfk di New York dopo 16 ore?
Cosa dice l’ordine:
Il testo di Trump sospende l’ammissione di rifugiati per 120 giorni, così come il programma per i siriani, che avevano una quota e procedure a parte. Sospende gli ingressi e l’emissione di visti da Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Il bando vale anche per i cittadini che abbiano un altro passaporto: il campione olimpico britannico-somalo, dichiarato baronetto da Elisabetta non potrebbe entrare. Così come sembra non potrà entrare il regista iraniano candidato e già vincitore all’Oscar Asghar Farhadi. L’ordine assegna priorità ai cristiani, taglia le quote di rifugiati da ammettere e consente ai singoli Stati di rifiutarne l’arrivo sul loro territorio.
Perché è illegale?
Fino al 1965 gli Usa avevano un sistema di immigrazione e visti che tendeva a tenere fuori alcuni Paesi e favorirne altri. Negli anni ’20 il Congresso, con l’intento di tenere alla larga gli asiatici, votò un sistema che favoriva i Paesi dell’Europa occidentale e teneva fuori quasi tutti gli altri. Nel 1965, sotto la presidenza Johnson (lo stesso dei diritti civili e molto altro), viene approvato l’Immigration and Nationality Act che crea un sistema dove le discriminazioni per nazionalità sono specificatamente vietate. Trump, come spiega il New York Times, si rifà a una legge del 1952, ma il testo successivo lo supera ed elimina. Ed è stato in qualche modo confermato da un emendamento del 1996. La legge non vieta di impedire l’emissione di visti (parla di immigrati, non di turisti o studenti) o il divieto per religione. Ma mai nessun presidente ha vietato a un intero popolo il permesso di entrare – tra l’altro, dall’Iran ci vogliono mesi per ottenere un visto turistico, che viene processato direttamente a Washington dopo colloqui in ambasciata e, se si è studenti e si torna a casa per una festa, si riparte dal via, il visto per studio non vale più. Una corte ha cancellato una sanatoria a milioni di migranti tentata da Obama usando un ordine esecutivo perché aggirava una norma del Congresso. Questo caso è identico.
Perché l’elenco dei Paesi contenuto nell’ordine è un paradosso?
Bastano due figure. La prima è un elenco dei morti americani ammazzati da cittadini provenienti dal Medio Oriente, come si nota, dai Paesi banditi non è arrivato nessun terrorista (c’è stato qualche caso di cittadino americano originario di quei Paesi però, va ricordato). La seconda mostra (in giallo) i Paesi della regione esclusi dal bando. Sono quelli dove Trump ha investimenti. La scelta dei Paesi è dunque puramente simbolica: gli attentatori dell’11 settembre, con questa politica, sarebbero entrati. E anche il capo attuale di al Qaeda al Zawahiri (egiziano) o il defunto creatore di al Qaeda in Iraq, al Zarqawi.


Chi sono gli avvocati che sono riusciti a far entrare nel Paese centinaia di persone?
Nel giorno in cui il bando è entrato in vigore il caos si è impadronito dei posti di frontiera. Famiglie, bambini separati dai genitori, persone rimandate a casa nonostante avessero una green card (permesso di lavoro), scienziati che hanno vinto borse. A quelli bloccati negli aeroporti ha dato una mano la pressione delle manifestazioni, ma soprattutto gli avvocati della ACLU, la American Civil Liberties Union, nata nel 1920, che lavora per difendere i diritti in diversi ambiti e molto per via legale (così si è arrivati al riconoscimento costituzionale del matrimonio tra persone dello stesso sesso). Gli avvocati hanno fatto ricorso contro l’illegalità del bando e sono riusciti ad ottenere una sentenza da un tribunale di Brooklyn che sospende il bando per le persone arrivate negli Usa con un visto valido. Lo stesso è capitato in Virginia. Qui sotto il video del direttore di Aclu fuori dalla corte di New York, dopo la sentenza.
WATCH: ACLU Executive Director Anthony D. Romero coming out of the court where the ACLU just argued and won block of Trump’s Muslim ban. pic.twitter.com/kvWDgWiUIn
— ACLU National (@ACLU) 29 gennaio 2017
Viene applicata la sentenza?
In parte: le organizzazioni umanitarie che monitorano la situazione negli scali dicono che c’è ancora confusione e che in alcuni di questi la polizia di frontiera continua a non rilasciare le persone, a interrogare, ammanettare. A Washington, un rappresentante democratico della Virginia ha protestato con l’agenzia di frontiera perché non gli è stato concesso di entrare in aeroporto e verificare la presenza di persone detenuto in violazione dell’ordine del tribunale.
Chi è l’ispiratore dell’ordine?
All’origine dell’ordine c’è la necessità di mostrare di colpire i musulmani. Qualsiasi cosa dica Trump, che su questo tema viene criticato persino da gruppi molto conservatori come quelli finanziati dai miliardari fratelli Koch, la cassa dei gruppi legati al Tea Party. In campagna elettorale il presidente ha parlato molte volte dei musulmani «che l’11 settembre festeggiavano a Jersey City» e ricordato come l’uomo che ha commesso la strage di Orlando, americano-afghano, ha potuto uccidere perché gli Usa hanno ammesso lui e la sua famiglia. Ovvero, i musulmani hanno una predisposizione culturale (o genetica?) a diventare terroristi. Un assurdo: nel 2016 i morti per mano di persone musulmane, non solo in atti di terrorismo, ma in generale, sono lo 0,3 del totale dei morti negli Stati Uniti. L’ordine è l’ennesimo atto simbolico per mostrare di essere coerente e radicare l’impressione che . A questo si aggiunga che Steve Bannon, il fidato stratega di del presidente, ha un’idea molto simile a quella die partiti nazionalisti di destra europei sulle relazioni tra Occidente e Islam. È stato proprio lui a voler includere anche i detentori di carta verde (chi ha un permesso di lavoro decennale e risiede legalmente negli Usa) nell’ordine esecutivo. L’amministrazione, come scriviamo sopra, ha annunciato un passo indietro su questo punto specifico. Resta l’intenzione punitiva dettata dall’ideologia pericolosa di Bannon. Che per fortuna si è scontrata con la rivolta dei cittadini Usa e lo sdegno di molti repubblicani.
L’Internazionale fascista che venera Trump

Era la giornata della memoria. Il 27 gennaio. Un diluvio di contrizione e retorica dappertutto: sui social, nei logori comunicati istituzionali, nella retorica politica. Il 27 gennaio si esercita la memoria a compartimenti stagni, quella tutta nylon: la memoria avulsa dalla realtà e dalla contemporaneità, in cui la politica è maestra.
Poi il 27 gennaio Donald Trump (quello che “democratici e repubblicani pari sono”, diceva qualcuno) emette il suo provvedimento di blocco all’immigrazione. Questione di sicurezza, dice: è la sicurezza che il suo misero vigliacco personaggio del forte contro i deboli continui a proliferare. Quando gli ultimi si fanno la guerra tra loro la politica può permettersi di non curarsene, del resto.
Decide di bloccare gli ingressi di sette paesi a maggioranza islamica ma si “dimentica” di Egitto, Turchia e Arabia Saudita poiché l’odore dei soldi gli fa venire l’acquolina in bocca, ovviamente, e gli amici non si toccano. Dice che è per scongiurare il pericolo “terrorismo” e così congegna un’iniziativa che permetterebbe l’ingresso a Bin Laden, per dire.
L’Europa si indigna. Anche Gentiloni (poco e timidamente, com’è suo costume). Dice che le porte devono rimanere aperte, Gentiloni, e intanto tiene chiusa la rotta libica e manda avanti Minniti nel ruolo di sceriffo. Ovviamente però Gentiloni si scorda di citare direttamente Trump poiché l’odore dei soldi (e del potere degli altri) rende tutti scodinzolatori nell’animo.
Poi succede che qualcuno applauda Trump. Normale. Salvini si toglie i doposcì e corre sul traduttore di Google per complimentarsi in inglese. I destrorsi applaudono. Una nuova internazionale. Fascista.
E poi in ultimo arrivano i complimenti di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, tutto contento. Dice che Trump è un grande per la costruzione del muro con il Messico e per lo stop all’immigrazione “illegale” (anche non c’entra nulla l’immigrazione illegale ma si sa che Benjamin ha le idee confusi sui diritti dei popoli.
Tutto iniziato nel giorno della memoria.
Buon lunedì.
Antonio e Armando, dalle stelle alle stalle

Se non lo avessero arrestato per corruzione all’alba del 16 gennaio, Armando Cusani, sindaco di Sperlonga, sarebbe partito per Strasburgo per festeggiare con gli altri colonnelli di Forza Italia del sud del Lazio l’elezione di Antonio Tajani alla presidenza del Parlamento europeo. Lo aveva annunciato su facebook il 14 gennaio, appena due giorni prima: «Ancora tre giorni Antonio… noi ci saremo». Poi le cose sono andate diversamente e mentre Tajani festeggiava, Cusani era nel carcere di Latina.
Ma è rimasto comunque nei pensieri degli amici, in primis del suo ex capo di gabinetto Pino Simeone, oggi consigliere regionale del Lazio, che a corredo delle immagini della trionfale elezione in Europa, ha scritto: «Armando doveva essere qui con noi in questi giorni… c’è comunque il suo sentimento che è qui insieme a noi. Abbiamo salutato Antonio anche a nome di Armando».
Eccolo qui il quadretto completo, “sentimentale” ma sempre solido, del potere di Forza Italia nel fazzoletto di territorio chiamato Agro pontino, dove ogni volta che scende in campo Antonio Tajani (e succede spesso) si creano eventi degni di un concerto rock. L’ultimo è stato quello del 19 novembre 2016: palazzetto dello sport di Fondi stracolmo per ascoltare gli uomini di Forza Italia e le ragioni per cui bisognava votare No al referendum costituzionale. “Bagno di folla, quattromila persone”, ha giustamente titolato il sito della tv locale. “Applausi scroscianti” per il senatore Claudio Fazzone che da queste parti controlla ogni cosa. E questo perimetro tra mari e monti ha sfiorato l’elezione di un parlamentare europeo: doveva essere proprio lui, Armando Cusani, che ha ottenuto 54mila preferenze – non abbastanza però per far scattare il terzo seggio dopo quello di Tajani, appunto, e quello di Alessandra Mussolini.
La coppia che fa rima, Tajani-Cusani, aveva fatto una campagna elettorale in tandem. Insieme ovunque su tutto il collegio, osannati, applauditi, nonostante il candidato pontino in quel momento fosse già sospeso ex legge Severino dalla carica di presidente della Provincia di Latina, in quanto condannato in primo grado nel processo per il suo albergo abusivo sul lungomare di Sperlonga intitolato all’imperatore Tiberio. Stesso nome dell’hotel e dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cusani la scorsa settimana.

L’articolo integrale lo trovate su Left in edicola dal 28 gennaio
8 bufale sui migranti a cui non dovete credere
Nell’era della post-verità, ecco 8 cose da sapere sui migranti per rispondere e disinnescare la maggior parte delle bufale che circolano in rete (ma non solo) :
È un’invasione!
Nell’Unione Europea, nel 2015, su oltre 510 milioni di residenti di ogni età solo il 7% è costituito da immigrati (35 milioni). In Spagna il 10%, in Germania il 9, in Italia l’8.
Ci rubano il lavoro
Non riducono l’occupazione degli italiani, ma occupano le posizioni meno quali cate abbandonate. I loro stipendi sono inferiori e decrescono: il 48% è a rischio povertà.
Non possiamo accoglierli tutti
Tra il 2015 e il 2025 gli italiani diminuiranno di 1,8 milioni. Per mantenere la popolazione dei 15-64enni è necessario un aumento degli immigrati di 1,6 milioni di persone nel decennio.
Li ospitiamo in albergo
Vengono prevalentemente ospitati nei centri di accoglienza straordinaria (Cas): strutture temporanee spesso improvvisa- te e non conformi agli standard minimi.
Prendono 30 euro al giorno
Il costo medio è di 35 euro al giorno (45 per i minori), servono a coprire le spese di gestione e manutenzione, pagare lo stipendio degli operatori. Il “pocket money” è di 2,5 euro.
Ci tolgono risorse per il il welfare
Tra welfare e sicurezza, i costi sono inferiori al 2% della spesa pubblica. E nel 2014, i loro contributi previdenziali hanno raggiunto quota 11 miliardi: 640mila pensioni italiane.
I rifugiati politici sono troppi
Solo 1,3 milioni (dei 16 milioni complessivi) sono ospitati nell’Ue, l’8,3%. In Italia sono 118 mila, lo 0,7%.
I terroristi islamici arrivano con i barconi
I primi 4 Paesi a subire morti per terrorismo islamista sono: Afghanistan (25%), Iraq (24%), Nigeria (23%), Siria (12%). In Europa occidentale sono meno dell’1%. E solo il 5,8% di chi vive in Europa è di religione islamica.
In quanto alla foto in apertura, quella no, non è una bufala, è vera ed è stata scattata da Massimo Sestini il 7 giugno 2014. Per questa immagine Sestini è stato premiato con il World Press Photo Award.

Ne parliamo su Left in edicola dal 28 gennaio
No, l’Italia non è ancora uno Stato civile

Lunedì, il testo che dovrebbe introdurre le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento), meglio noto come Testamento biologico, sarà in aula alla Camera. Ma – a dieci anni dalla morte di Piergiorgio Welby – siamo ancora lontani da una legge che legalizzi il diritto di morire.
E come questa, sono moltissime le leggi che ancora mancano in Italia, perché questa si possa definire uno Stato civile (nome tratto dalla trasmissione in onda su Rai3 che racconta amori e difficoltà delle unioni civili). Dalle adozioni stralciate dalla legge sulle unioni civili, passando per il cognome materno e il congedo di paternità, fino alle più gravi mancanze. Fra queste, la legge sul fine vita che la vicenda di Fabiano Antoniani, il 39enne divenuto tetraplegico e cieco in seguito a un incidente, ha riportato in auge. Su Left, abbiamo riportato il suo appello al presidente Mattarella, al quale Fabio chiede di intervenire per sbloccare la proposta di legge sull’eutanasia.
E si è riacceso anche il dibattito sullo Ius soli. Altro testo fermo in commissione Affari istituzionali del Senato. Così come una legge che introduca il reato di tortura, che tra il caso Cucchi e i richiami internazionali, forse, potrebbe anche vedere la luce. Prima o poi
Di tutto questo, si parla sul numero di Left in edicola da sabato.

Questo articolo, integrale, lo trovate su Left in edicola dal 28 gennaio
Uno, nessuno, centomila Brunori. Il fuori onda
«È che mi sono ritrovato a fare canzoni tristi, ma c’è una parte “cazzona” (termine d’uso comune non ritenuto sconcio, quantomeno così è in Calabria, ndr) molto grossa in me, che nei concerti emerge anche spesso. Anzi, travalica!». Nell’intervista che leggerete sul cartaceo di Left, con Dario Brunori discutiamo di politica, di sinistra, di quanto sia sottile la linea tra il mostro in noi e il mostro in sé. Del suo nuovo disco (A casa tutto bene, Picicca dischi) e di quanto – rispetto ai passati lavori – stavolta risulti autentico. Liberato. Emancipato da sé, come lui stesso concorda. Ma a margine del nostro incontro, non potevamo esimerci dal chiedergli due battute sulla sua apparizione in “Savastano perdona. L’indie no”: il maestro del neomelodico, Enzo Savastano, viene rapito da un boss della musica indie. «Riuscirà l’eroe del “gagaga” a liberarsi dalle grinfie dell’indipendente?», si chiedono gli autori del video. Due risate con Brunori, ché prendersi sul serio va bene, ma non troppo.
Ci siamo incrociati per caso, un nostro amico comune, il regista Denzel Minicozzi, mi ha detto che tra l’altro erano pure dei miei fan. A quel punto ho detto: allora vediamoci e ce la ridiamo. Perché ci vado a nozze con queste cose, in realtà è questo che vorrei fare! Così abbiamo inscenato il sequestro di Savastano da parte del boss indie, che sarei io (ride).
Mi tiri fuori le domande. Ma ‘sto indie esiste o no?
Ma sì. Possiamo chiamarlo indie o scena alternativa, esiste il fatto che alcune persone vogliano scrivere con un certo tipo di attitudine di certe cose e utilizzando un certo tipo di linguaggio, sia testuale che musicale, che non è quello convenzionale del pop mainstream. Poi che questo possa finire nel mainstream non cambia la sostanza. Benvenga che cose nate nell’indie siano finite o finiscano nel mainstream, sempre che mantengano la loro cifra. Perciò è anche bello non rinchiudere tutto in sole due etichette, perché non basta che qualcosa di indie finisca in radio per diventare mainstream. Finisce in un altro contenitore, sì. Ma è proprio per non guardare le cose in maniera acritica che bisogna guardare alla loro caratterizzazione e non ai contenitori in cui vanno a finire. Insomma, così come nell’indie ci sono cose che hanno caratteristiche diverse (indie pop, per esempio), anche nel mainstream possono esserci cose spietatamente pop o con un sapore più vicino all’alternativo. Direi che le cose finché mantengono una loro personalità sono definite da questo, a prescindere da dove vanno a finire.

L’intervista a Brunori la trovate su Left in edicola dal 28 gennaio

Ciò che ha attirato così tanti giovani è stata la sensazione che Hamon avesse un movimento molto radicato dietro di sé, che fosse alla testa di un progetto partecipato: “No, non scrivere dietro” mi corregge Jean, il più “politico” dei tre, “scrivi intorno. Il movimento di Hamon è orizzontale, partecipativo: è stato costruito insieme a noi, grazie a noi. Lui è solo la punta dell’iceberg”. Provo ad avanzare dubbi sulla realizzabilità della più controversa delle proposte, un reddito universale di esistenza di 750 euro al mese a tutti i cittadini, che costerebbe più di 350 miliardi di euro, ma i ragazzi non vogliono sentire ragioni: “Bisogna finirla con questo mantra della crescita a tutti i costi. Ça marche pas, non funziona. Il punto non è se il reddito universale sia realizzabile o meno, il punto è che questa proposta ci consegna finalmente un orizzonte, una speranza”, afferma Lisa. Questa frase è ricorrente, quasi tutte le persone con cui parlo delle fatidiche “coperture” mi rispondono allo stesso modo: “In questi cinque anni abbiamo smesso di sognare, Hamon rappresenta la riconciliazione con le nostre idee. Il punto non è se le sue proposte sono realizzabili o meno: sinistra vuol dire anche utopia, avere il coraggio di proporre un cambiamento radicale”, argomenta Clotilde.



