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Una sinistra antiliberista, antirazzista, femminista ed ecologista si aggira per l’Europa. Questo il succo di un documento di presentazione estremamente articolato che è stato presentato questa mattina alla sala stampa della Camera dalle forze proponenti. Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Partito del Sud, Alternativa Socialista, l’Altra Europa con Tsipras e Transform, hanno messo insieme a disposizione il simbolo della Sinistra Europea del gruppo parlamentare che ne deriva, GUE-NGL.

Non una sommatoria di sigle ma uno spazio aperto, un “terzo spazio” come è stato ribadito nella conferenza, che vuole essere utile e alternativo tanto ai nazionalismi xenofobi della destra quanto alla continuità liberista che vede anche nel gruppo socialista europeo i protagonisti di politiche di austerity. La conferenza è stata aperta dall’europarlamentare uscente Eleonora Forenza, di Rifondazione Comunista, che sarà ricandidata e che ha delineato alcune caratteristiche del percorso che si va costruendo in questi giorni. Partendo dal risultato elettorale della Basilicata, dove la continuità del percorso del Pd ha confermato una debacle annunciata, regalando anche questa regione alla destra, la parlamentare si è soffermata su quello che accadrà nel prossimo fine settimana a Verona con il vertice mondiale, misogino e oscurantista, “delle famiglie”.

«La proposta politica che lanciamo – ha detto Forenza – vuole essere di reale opposizione politica e culturale a questa riaffermazione del patriarcato. Da parlamentare ho apprezzato che grazie alle pressioni esercitate da numerosi paesi, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, abbia dovuto disdire la sua partecipazione ma il governo italiano è rappresentato da ministri importanti e il messaggio che ne emerge è inquietante. Costruire uno spazio per opporsi a questa deriva in nome dei diritti delle donne e delle comunità Lgbtqi è doveroso». Forenza si è poi soffermata sul carattere xenofobo delle destre europee ed ha espresso complicità e solidarietà totale ai componenti dell’equipaggio di “Mediterranea”, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione “clandestina” rei insomma di aver salvato 49 persone da morte certa.

L’europarlamentare ha concluso insistendo sul carattere sociale e di apertura ai movimenti, le associazioni, le forze politiche realmente antiliberiste, del percorso che si sta costruendo in vista delle scadenze elettorali ribadendo come sia non solo doveroso ma necessario e alla portata di chi non accetta queste condizioni come immutabili. «Il liberismo che ha visto insieme i gruppi socialista e popolare in Europa – ha aggiunto – ha aumentato esclusivamente la povertà e le diseguaglianze e hanno condotto tante persone verso i nazionalismi peggiori. Le tante piazze che si riempiono di donne, di giovani, di antirazziste/i e che non sono rappresentate, debbono poter conoscere la nostra proposta».

Costanza Boccardi, di Aet, ha poi delineato quello che si realizzerà nei prossimi giorni: «Faremo assemblee territoriali da fine marzo, tranne il 30 in cui saremo tutti a Verona, e poi nella prima settimana di aprile convocheremo un incontro nazionale. Per proporsi come candidati bisognerà raccogliere almeno 50 firme, presentare un curriculum e specificare le motivazioni per cui si aspira a partecipare alle elezioni. – Certamente dovremo correre e siamo in ritardo ma vogliamo ugualmente mantenere un rapporto partecipato».

Per Giuseppe (Peppe) De Cristofaro, di Sinistra Italiana, quella che si sta aprendo non è “solo” una lista della Sinistra Europea, ma una lista di confluenza della sinistra politica e sociale capace di andare oltre le nostre organizzazioni. «Condivido l’idea di terzo spazio politico che andrà costruito, nonostante i pochi giorni, con metodo democratico».

Saranno a breve posti a consultazione, nome e simbolo della lista, che vedrà certamente un forte protagonismo femminile. Nel corso della conferenza è stato presentato un testo di presentazione della confluenza diviso in 11 punti che ne delineano chiaramente la fisionomia. Un alternarsi completo di elementi destruens e di proposte di alternativa per ognuno dei temi trattati, dalla necessità di rifondare un’Europa realmente democratica e non soggetta alla Bce alla disobbedienza ai trattati capestro e all’austerità, dal contrasto ai paradisi fiscali e alla “finanza tossica” al TTIP. E poi la proposta di un Green New Deal per una riconversione ecologica dell’economia accompagnata da una riconquista dei diritti di chi lavora, che portino a ridurre a 32 ore il tempo di lavoro a parità di salario e in cui sia garantito un salario minimo europeo, un reddito di base, la certezza del welfare.

L’Europa che propone questo schieramento deve avere poi una chiara connotazione femminista, per l’autodeterminazione e la libertà delle persone, che garantisca a migranti e rifugiati i diritti fondamentali, dall’asilo, all’ingresso per ricerca occupazione, fino alla cittadinanza. Ovviamente si parla di diritti sostanziali e non formali, per un continente in cui nessuna/o deve sentirsi straniera/o. Ad essersi impoverito soprattutto in questi anni successivi all’approvazione del trattato di Maastricht c’è soprattutto il sud del continente. Per questo la questione meridionale è oggi quanto mai attuale e non riguarda un solo paese ma le stesse relazioni nell’area euromediterranea.

Da ultimo il testo presentato si pone due questioni fondamentali tanto per il presente che per il futuro. Il tema della cultura e dei saperi e di come un accesso a tali beni debba essere garantito a tutte e a tutti rifiutando ogni logica di privatizzazione dell’istruzione e affrontando il tema di un grande investimento pubblico in materia. Ma l’Europa, che deve essere, ad avviso delle forze che hanno lanciato questa lista, laica e pluriculturale, deve porre soprattutto opporsi ai processi di militarizzazione, non solo dei suoi confini, che richiamano ad un continuo rischio di guerra. Altro che “esercito europeo” e “fortezza”, il superamento della Nato, “che appartiene, non con merito, ad un’altra epoca storica”, il disarmo non solo nucleare, l’opposizione ai piani imperiali di governi come quello di Erdogan che sono impedimento ad una pace duratura, sono fra gli elementi imprescindibili per chiunque aspiri ad un continente davvero diverso.

Un libro dei sogni? Si può anche credere questo e continuare a subire le politiche tecnocratiche che hanno portato, in piena crisi, poche famiglie a divenire sempre più ricche e gran parte della popolazione a finire al di sotto della soglia di povertà. Le risorse economiche, sociali, politiche e culturali per rivoltare da cima a fondo il Vecchio Continente senza tornare alle barriere degli Stati nazione ci sono e possono trovare voce. Il passaggio elettorale di maggio è un primo importante passo per provarci a farlo.

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