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Il 30 marzo a Roma, con partenza alle ore 15.30 dalla stazione metro di Rebibbia, si svolgerà una manifestazione importante. A determinarne il valore non saranno i numeri o la visibilità mediatica ma il legame stringente con il GlobalStrikeForFuture del 15 marzo e la marcia per il clima e contro le grandi opere di sabato 23 marzo. Un elemento importante. Per chi pensa che le questioni “ambientali” così connesse alla qualità della vita appartengano a chi vive in condizioni di lusso, quella del 30 sarà una lezione ad alto impatto pedagogico. Perché in piazza ci saranno uomini e donne di borgate romane lasciate nel disagio che invece di prendersela con i centri di accoglienza per migranti o di fungere da alimentatori di odio chiederanno a gran voce la salvezza di un parco, di alcuni casali e di attività che rendono l’ambiente circostante non solo più integro ma socialmente utile.

La vicenda del Parco regionale di Aguzzano inizia 30 anni fa, nel 1989, grazie ad una comunità che si è sempre battuta per la sua tutela e per la sua istituzione con la quale gli abitanti hanno strappato questo polmone verde alla cementificazione e al consumo di suolo. Nel 2011, a seguito di una mobilitazione che ha coinvolto gli abitanti dei quartieri vicini, nasce l’esperienza del Casale Alba 2 contro un progetto che avrebbe stravolto la natura del Parco e dei suoi casali. Alba 2, dopo anni di abbandono, dal 2 dicembre 2012 è vivo e aperto alla collettività in maniera totalmente volontaria e senza finanziamenti, al suo interno si svolgono decine di attività gratuite, laboratori, iniziative, dibattiti, concerti, presentazioni, frequentate da centinaia di persone. Numerose le collaborazioni con il territorio, a partire dal Comitato Mammut, l’ASD Mammut Ponte Mammolo, la Scuola Giovanni Palombini, la parrocchia di S. Gelasio, il Museo di Casal dè Pazzi, i comitati e le associazioni della zona. Nel parco sono presenti 5 casali, in gran parte in disuso o in cui comunque andrebbero svolti enormi lavori di recupero. Li chiamano “Casali Alba” seguiti appunto da un numero. Il primo è il più prossimo ad un’area in cui sono stati rinvenuti resti del pleistocene molto ben conservati per essere in un territorio antropizzato. Il Casale Alba 1 potrebbe divenire un importante polo museale per la città in grado di valorizzare i ritrovamenti, in gran parte oggi giacenti in un deposito.

A detta degli attivisti delle varie associazioni presenti nell’area, il Museo di Casal De’Pazzi potrebbe (inserito nella rete dei Musei in Comune – Assessorato alla Crescita Culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) essere utilizzato per la costruzione di un polo museale-didattico territoriale con possibilità di spazi multifunzionali e percorsi di partecipazione attiva del territorio, incluse le attività teatrali prescritte nel Piano d’attuazione per il suddetto casale. Nonostante i vincoli a cui è sottoposta l’intera area del parco e nonostante la partecipazione dei cittadini che la vivono come propria, Nei mesi scorsi si è venuti a conoscenza di un interesse della Giunta del IV Municipio per il Casale Alba 1. Con la delibera n.21 del 12/12/2018 la Giunta Municipale ha stabilito di mettere a bando la concessione in valorizzazione per il casale con attività private, anche a scopo di lucro, a tema “food” focalizzate sulla pizza, senza consultare, come prescritto, né l’ente gestore RomaNatura né la Regione, né tantomeno gli abitanti e le realtà del territorio. «Una delibera che – a detta degli attivisti riunitisi il 9 febbraio scorso in un Forum – viola i vincoli sul Parco e ignora la richiesta di processo partecipativo da parte del territorio; inoltre, consentendo l’ingresso nella gestione del Parco di privati a scopo di lucro o di finti “privati sociali” delle grosse fondazioni e cooperative, la delibera costituisce un pericoloso precedente non solo per Aguzzano, ma per l’intero sistema delle aree protette. Siamo di fronte, a tutti gli effetti, al preludio dell’indebolimento dei vincoli sul Parco e dunque al suo progressivo smantellamento. A nulla sono valsi i numerosi tentativi di aprire un’interlocuzione con l’amministrazione municipale sulla vicenda, nonostante anche la Regione e RomaNatura si siano dette disponibili ad aprire un tavolo sul futuro del Casale Alba 1».

Il Forum, ad oggi spontaneo, ma di cui da tempo i promotori hanno chiesto che divenisse pubblico con la presenza delle istituzioni e di tutti i soggetti interessati a parteciparvi, ha formulato una proposta alternativa a quella del Municipio IV: l’affidamento del Casale Alba 1 al Museo La proposta è in corso di implementazione da parte del Forum con dei tavoli tematici ed è stata presentata al Municipio e alla Regione. Uno dei promotori del Forum è il Casale Alba 2, nato nel dicembre 2012 a seguito della battaglia contro un’altra speculazione nel Parco. Uno spazio in cui, grazie all’attività volontaria di decine di persone, senza alcun finanziamento né lucro, si stanno costruendo nuove modalità di organizzazione, condivisione, socialità. Un contenitore in continua evoluzione, riempito dalle centinaia di persone che partecipano attraverso laboratori, iniziative, attività tutte gratuite.

Alba 2 collabora con varie istituzioni del territorio, come l’Istituto comprensivo Palombini, il Museo, il Centro anziani Rebibbia-Ponte Mammolo, l’Associazione “A Roma Insieme” che si occupa di far uscire, di tanto in tanto, i piccoli con meno di 3 anni figli di madri detenute nel carcere di Rebibbia. Da questo esempio sono nate realtà importanti del quartiere, come il Comitato Mammut e l’ASD Mammut Ponte Mammolo. «Nelle scorse settimane, a fronte di una totale chiusura al dialogo da parte della Giunta del IV Municipio, alcuni membri del Forum e del Casale Alba 2 – dichiarano gli attivisti – hanno anche subito gravi attacchi intimidatori con identificazioni da parte della forza pubblica mandata direttamente dal Municipio. La grande partecipazione alle iniziative del Forum e la vertenza sul Casale Alba 1, evidentemente, non sono gradite alla Giunta e alla presidente Della Casa. Si tratta purtroppo di una metodologia non nuova. Nell’affrontare i numerosi problemi del IV Municipio, come l’emergenza abitativa, l’ex Penicillina, la viabilità della Tiburtina, le sale slot, la carenza di spazi verdi e di cultura, la risposta dell’amministrazione municipale è sempre la stessa: muro di gomma e intimidazioni. Un comportamento paradossale per il Movimento 5 Stelle, che faceva dell’ecologia e del coinvolgimento dei cittadini due dei suoi principali cavalli di battaglia».

Questo mentre in tutto il Paese le vertenze ambientali e di salvaguardia si moltiplicano e cercano di connettersi a fronte del tentativo a livello nazionale di smantellamento delle aree verdi protette. Nella scorsa legislatura, ma il tema si va reimponendo, era stato presentato un ddl per riformare la legge 394/91. Il progetto prevede la possibilità di svolgere attività a scopo di lucro nelle aree protette e il progressivo coinvolgimento degli enti locali, oggi strozzati dal pareggio di bilancio e dunque costretti alla dismissione del patrimonio pubblico, nella gestione delle aree. Il comportamento del Municipio pentastellato appare assurdo: da una parte (ottobre 2018) la giunta non partecipa alla riunione della Commissione trasparenza convocata su esplicita richiesta di numerose realtà del territorio, dall’altra, pur di fronte ad una proposta che valorizzerebbe l’area interessata anche attraverso progetti che potrebbero vedere finanziamenti da parte degli enti locali e dell’Unione Europea, preferisce rivalersi considerando le mobilitazioni in atto un problema di ordine pubblico e gli attori sociali come soggetti con cui evitare ogni interlocuzione. A poco sembrano essere servite le sollecitazioni avanzate da altre istituzioni, in primis la Regione, si sta scegliendo la privatizzazione chiudendosi a riccio rispetto ad ogni altra ipotesi di utilizzo pubblico del territorio. Il corteo del 30 marzo sarà festoso, colorato e determinato e vuole servire a mandare un messaggio chiaro: “no alle speculazioni e alle intimidazioni, sì ai percorsi partecipati e alla trasparenza”.

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