Bisognerebbe arrivare al punto che compaia dappertutto un'elegia dei secondi. Una sorta di risarcimento morale e sociale a coloro che non ce l'hanno fatta, spesso solo per un pelo, per poco, per sfortuna oppure semplicemente perché erano nel posto giusto al momento giusto. Bisognerebbe riuscire a smetterla di amare solo i vincitori, e scorgere tutti quelli dietro che di solito non guarda nessuno, e che non sono mica sconfitti ma sono soprattutto dei vincitori mancati per motivi diversi, per sfighe (si può dire sfighe in un editoriale mattutino?) oppure perché semplicemente non ce l'hanno fatta, non hanno abbastanza forza, non abbastanza mestiere, non hanno abbastanza conoscenze. E quindi? Quindi pensate se improvvisamente oggi celebrassimo la giornata mondiale dei secondi, costringendoci tutti a valutare i gregari, a raccontare le gesta, a metterli in prima pagina, a fare in modo che tutto il modo si accorga che non vincere non c'entra nulla con il fallire ma semplicemente significa essere arrivati anche solo un centimetro dopo. Provate a pensare a una giornata mondiale che li celebri, semplicemente, si fermi, provi ad aspettare, provi ad ascoltare con il cuore ciò che è successo e ciò che che non è successo e poi improvvisamente si accorga di quelli di cui non si accorge nessuno. I secondi, gli sconfitti, o addirittura i cenciosi sono quelli che hanno dei talenti che noi chiamiamo sconfitte. E sbagliamo a prenderle così sotto gamba perché dentro hanno tutte le battaglie personali ce ha ognuno di noi, dentro qualche tasca, nel nostre quotidianità sfortunate o difficoltose. Ora ci vorrebbe un'apologia dei secondi, che di colpo diventino primi, e che non siano più un peso ma semplicemente diventino persone da raccontare, con tutti i loro nei, con tutte le loro fragilità con le loro indicibili debolezze che si vergognano di raccontare e che invece scritte sarebbero bellissime, da farci un romanzo sulla debolezza umana, su quelle che noi chiamiamo sconfitte e invece sono dei talenti fuori dal pensiero imperante. Proviamo per un giorno a dedicarci ai secondi, dove dentro ci siamo anche noi, e ci accorgiamo che è meravigliosamente umano essere fallibili, con etica, con giustizia, mettendocela tutta. Buon venerdì.    

Bisognerebbe arrivare al punto che compaia dappertutto un’elegia dei secondi. Una sorta di risarcimento morale e sociale a coloro che non ce l’hanno fatta, spesso solo per un pelo, per poco, per sfortuna oppure semplicemente perché erano nel posto giusto al momento giusto.

Bisognerebbe riuscire a smetterla di amare solo i vincitori, e scorgere tutti quelli dietro che di solito non guarda nessuno, e che non sono mica sconfitti ma sono soprattutto dei vincitori mancati per motivi diversi, per sfighe (si può dire sfighe in un editoriale mattutino?) oppure perché semplicemente non ce l’hanno fatta, non hanno abbastanza forza, non abbastanza mestiere, non hanno abbastanza conoscenze.

E quindi? Quindi pensate se improvvisamente oggi celebrassimo la giornata mondiale dei secondi, costringendoci tutti a valutare i gregari, a raccontare le gesta, a metterli in prima pagina, a fare in modo che tutto il modo si accorga che non vincere non c’entra nulla con il fallire ma semplicemente significa essere arrivati anche solo un centimetro dopo. Provate a pensare a una giornata mondiale che li celebri, semplicemente, si fermi, provi ad aspettare, provi ad ascoltare con il cuore ciò che è successo e ciò che che non è successo e poi improvvisamente si accorga di quelli di cui non si accorge nessuno.

I secondi, gli sconfitti, o addirittura i cenciosi sono quelli che hanno dei talenti che noi chiamiamo sconfitte. E sbagliamo a prenderle così sotto gamba perché dentro hanno tutte le battaglie personali ce ha ognuno di noi, dentro qualche tasca, nel nostre quotidianità sfortunate o difficoltose.

Ora ci vorrebbe un’apologia dei secondi, che di colpo diventino primi, e che non siano più un peso ma semplicemente diventino persone da raccontare, con tutti i loro nei, con tutte le loro fragilità con le loro indicibili debolezze che si vergognano di raccontare e che invece scritte sarebbero bellissime, da farci un romanzo sulla debolezza umana, su quelle che noi chiamiamo sconfitte e invece sono dei talenti fuori dal pensiero imperante.

Proviamo per un giorno a dedicarci ai secondi, dove dentro ci siamo anche noi, e ci accorgiamo che è meravigliosamente umano essere fallibili, con etica, con giustizia, mettendocela tutta.

Buon venerdì.

 

 

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.