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Cosa farei io per battere Salvini? O, meglio, cosa vorrei che facessimo noi?

Me lo sono chiesto da questa mattina molto presto, lette le notizie sulla “crisi”.

Vai su Facebook e gli affidi una riflessione mentre guardi quelle degli altri. Con qualcuno parli al telefono o anche “dal vivo” perché per fortuna c’è ancora una “realtà”. Anche gli altri si pongono la stessa domanda e dunque è un buon inizio. C’è voglia di combattere e c’è anche un “nemico”. E c’è un io che si fa, o almeno ci prova, noi.

Allora, discutere insieme come si fa a battere la Lega e Salvini mi pare una buona cosa. Una cosa che farei. Poi, io ho le mie idee. Innanzitutto ho molta voglia di parlare con quelli con cui questa lotta la sto condividendo da tempo.  Quelli che da tempo scendono in piazza contro i decreti sicurezza, per aprire i porti e per  migranti, contro la Tav, contro lo sfruttamento del lavoro, contro il decreto Pillon, la secessione dei ricchi ecc. Pochi, ma buoni? Innanzitutto non siamo così pochi. Ma poi io credo che da queste resistenze si può trarre l’idea decisiva per battere Salvini: essere altro da lui. Ora, qui, il discorso si fa più personale ma immagino che questa grande assemblea per battere Salvini sia stata convocata ed io mi alzo e dico la mia.

“Salvini è nato dal nulla?”, chiedo.

Da quanto tempo si fanno brutte politiche, un poco su tutto? Da quanto tempo siamo sfiduciati e il “cambiamento” è divenuto sinonimo di peggio? E il meno peggio ha preparato un nuovo peggio?

Non sono domande “per litigare” o “per dividere” ma per ricostruire un noi che non deleghi al politicismo e al populismo che sono due facce della stessa, cattiva, moneta.

E servono a dire cosa vogliamo noi che poi sono cose non difficili ma che hanno bisogno di essere concrete e vere.

Farla finita con un mondo fondato sulla competizione e degenerato nell’odio. Ripartire dalla cooperazione. Un lavoro buono e un vero reddito di cittadinanza. Democrazia e diritti esigibili, anche col conflitto. Per nativi e migranti e per ogni genere. Un ambiente che cambia il sistema e non il clima e fa opere buone e non “grandi”. Un’altra Europa che non sia né elites né nazionalismi ma sociale e democratica. Di un noi abbiamo bisogno. Perché lo scontro sarà, è, duro. E i passaggi tra politicismo e populismo, Scilla e Cariddi, non facili. Giustamente la crisi deve andare in Parlamento. Ma che abbia uno svolgimento comprensibile e aperto e che intanto non si facciano danni richiede che noi si sia vigili e partecipi.  Serve la politica ma insieme alla democrazia che è fatta di opinione pubblica e di possibilità di far valere le proprie idee e di poter scegliere tra alternative. Troppe delusioni hanno ingenerato oltre il populismo la delega. Ci sono problemi, questioni aperte e opzioni. Ci sono i “problemi europei” come l’indicazione del Commissario italiano in Europa e il varo della legge di stabilità, che poi è anche “questione nazionale”. C’è lo “spread” che si “è fatto soggetto politico” (a proposito di cose che vengono da lontano e su cui bisognerebbe riflettere). Ma ci sono le sofferenze sociali aperte. Ieri sono arrivati i nuovi allarmi sul disastro climatico. Ci sono i dossier come l’autonomia differenziata e la “riduzione” dei parlamentari (o del Parlamento). Ecco, questi due io proprio li voglio contrastare.

Ci sono i “sommovimenti” delle forze politiche. I Cinquestelle sconfitti e magari “divisi” tra dare seguito sl voto “europeo” per Ursula Von der Leyen e nuovo rilancio populista. Il Pd, anche lui diviso tra “Zingarettiani” e “Renziani” sia sulla propria natura ma probabilmente anche sul che fare dopo aver per altro accettato i voti della Lega sul Tav. Anche la Lega, che è all’offensiva, può essere divisa tra un “partito della nazione “Trumpiano” e molto conflittuale con Bruxelles e un “partito del Nord” che sta negli equilibri tedeschi.

Se devo dire la mia penso che Salvini provi a muoversi sul modello Ungherese e a fare Orban. Parrebbe aver rotto gli indugi e giocare in proprio. Ma Orban sta nel PPE mentre l’operazione “grande destra” in Europa alle elezioni europee non è riuscita e Salvini è rimasto “confinato” con Le Pen e Ursula Von der Leyen non ha voluto i suoi voti (al contrario di quanto avvenuto col Tav). Di certo, la prospettiva alla Orban è da combattere con tutte le forze. E non si possono escludere anche scenari peggiori. Poi ci sono le “istituzioni” (italiane ed europee), i Presidenti (della Repubblica, delle Camere ed europei). Ci sono possibili governi transitori (un tempo erano balneari e facevano decantare la situazione. Con Monti è stato ben diverso). Nuovi approcci Pd- Cinquestelle che se fossero per ridurre i parlamentari spererei di no. C’è, insomma, tutto quello che leggiamo. Ma, proprio per questo, questo articolo serve ad altro che a “commentare”. Vuole proporre e diffondere una idea sola, che ripeto. Per battere Salvini bisogna essere all’opposto di lui. E serve esserlo nella società, tra la gente, nella vita reale. Questo, noi, possiamo provare a farlo.

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