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L’immagine del banco di sardine che, pur essendo individualmente piccolissime, stando vicine, risultano più grandi dello squalo e lo allontanano, è un’immagine potente. C’era un cartello fatto in casa che diceva: “Sardine di tutto il mondo unitevi!”. Ma chi è lo squalo? E cosa tiene unito il banco di sardine?

I temi ascoltati in piazza San Giovanni a Roma compongono anch’essi un’immagine potente. Si è parlato dei decreti “sicurezza”. Tolgono agli immigrati le possibilità di base per vivere costruendo aggregazioni fatte di lavoro e dignità, spingendoli alla disperazione e rendendoli preda di delinquenti spesso molto italiani. I decreti “sicurezza” creano insicurezza e degradano la convivenza civile.

È tipico degli squali creare insicurezza sociale per poi fare decreti sicurezza sempre più disumani. La storia di Riace è emblematica. Distruggere una realtà di pacifica aggregazione civile laddove il paese si spopolava e avanzava la desertificazione, è l’unica “sicurezza” che risulta da queste norme. Le conseguenze sono il proliferare di situazioni di stile concentrazionario e del caporalato schiavista. È di questi giorni la notizia che anche nel nord Italia sono stati scoperti casi di immigrati sfruttati e ricattati costretti a lavorare venti ore al giorno! Per gli squali le regole della convivenza fra cittadini non sono fatte per favorire l’intesa fondamentalmente naturale fra gli esseri umani, ma per stabilire a priori chi è umano, chi semi-umano e chi non lo è affatto.

In piazza San Giovanni altro tema centrale è stato l’antifascismo inscritto nei contenuti della nostra Costituzione. A tal proposito, il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Simona Maggiorelli su Left del 22 novembre 2019 riporta i dati Eures sul femminicidio in Italia. A fronte del calo di omicidi in totale, dal 2000, sono aumentati i femminicidi, soprattutto in famiglia. Non dalla presenza di immigrati quindi derivano i crimini, ma da una cultura patriarcale e religiosa, esaltata dalle destre. L’aumento dei femminicidi ci accomuna alla Spagna. È interessante la riflessione che Maggiorelli fa sulla carenza di elaborazione riguardante il passato fascista di Italia e Spagna. I sovranisti, riproponendo le ideologie di Dio, Patria e Famiglia, ci offrono l’occasione di fare finalmente qualche nuova elaborazione. Le tradizioni religiose monoteiste sono il terreno di coltura delle dimensioni patologiche che agiscono la violenza sulle donne.

La patria è intesa come una istituzione contrapposta per sua natura a un nemico esterno e, per il fascismo, fu strutturalmente connotata dal colonialismo basato sull’idea della superiorità della razza italica.  La traduzione odierna di questa concezione usa il termine “sostituzione etnica” per paventare il pericolo che l’etnia superiore italica venga sostituita da una inferiore straniera. La famiglia è “istituzione” prima che luogo di incontro fra esseri umani diversi che si realizzano nella loro diversità. La donna è al servizio di questa istituzione per produrre figli.

Marina Turi, anche lei su Left del 22 novembre, ci racconta dell’avanzare della formazione politica Vox, che ha aumentato il consenso in Spagna, la quale arriva a negare l’esistenza dei femminicidi e, per bocca di una sua deputata, afferma che vorrebbe istituire l’obbligo per le scuole di insegnare, invece che il femminismo, il cucito: perché «cucire un bottone dà molto potere». Anche da noi esponenti della destra sovranista rilasciano interviste in veste di donne che avrebbero lottato contro la discriminazione sessista.

A volte gli squali si mascherano da sardine. Il lavoro più difficile è non farsi confondere.

C’è una proposizione di Massimo Fagioli nella quale si coglie profondamente questo aspetto. Effettuando una critica, che egli sulla rivista Il Sogno della Farfalla (n. 4 del 2013) definisce “coraggiosa”, a Marx, afferma: «…proponeva solo una liberazione dalla repressione e non una ricerca per la realtà umana che ancora non era formata. C’era l’idealizzazione dell’oppresso, del diseredato, dello sfortunato, ignorando completamente la possibilità della complicità della vittima con il carnefice».

L’editoriale di Elena Ilardi è tratto da Left in edicola dal 27 dicembre

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