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Dottoressa Stella, nella disgrafia sono compromesse delle abilità di base che afferiscono all’area di sviluppo psico-motorio, senza deficit neurologico o intellettivo. Il mondo scientifico come interpreta questo fenomeno?
La disgrafia rientra fra le difficoltà di tipo percettivo-motorio, investe la scrittura dal punto di vista della forma e non del contenuto; ad oggi l’origine non è stata ancora dimostrata scientificamente.
Il modello medico attribuisce alla disgrafia cause neurobiologiche innate e suggerisce di utilizzare come terapia, strategie dispensative e compensative. Il modello psico-pedagogico sfruttando la plasticità del cervello suggerisce di sollecitare e potenziare l’apprendimento del segno grafico con l’esercizio continuo e mirato.

Come potremmo definire la scrittura da questo punto di vista?
La scrittura è una disciplina motoria e necessita di abilità di coordinazione oculo-manuale, d’integrazione spazio-temporale, di attenzione e di memoria. La lingua scritta non si acquisisce spontaneamente come il linguaggio fonico, ma deve essere appresa.

Quali sono gli organi di senso che vengono utilizzati nella scrittura e nella lingua parlata?
La lingua scritta coinvolge vista e tatto, diversamente dalla lingua parlata che coinvolge solo il canale uditivo. I terminali nervosi delle dita della mano sono potenti stimolatori del cervello. Per eseguire il segno grafico si coinvolge la sensorialità di tutto il corpo, basta pensare al contatto dei polpastrelli della mano con la pagina scritta; si integra così corpo e mente. I bambini con difficoltà percettive non hanno problemi a ricevere il segnale sensoriale uditivo o visivo, ma piuttosto hanno problemi a “tradurre correttamente” le informazioni che provengono dagli organi di senso coinvolti. Per la scrittura…

L’intervista prosegue su Left in edicola dal 17 gennaio

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