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Per evitare di trovarci nuovamente impreparati di fronte a un’emergenza va superata la frammentazione regionale e ridotta la portata delle privatizzazioni che hanno impoverito la presenza sul territorio di presidi ospedalieri indispensabili

Sinistre, coronavirus e sistema sanitario per il futuro.
Sembrano argomenti distinti ma in realtà hanno un rapporto molto stretto.
La pandemia ha impresso una velocità impressionante ai cambiamenti. Non siamo fuori dalla pandemia. I dati tuttora dimostrano che il numero dei morti e dei contagiati è ancora impressionante. Pesa un’incertezza di fondo. Non si tratta di una pausa e dopo non si tornerà alla vita precedente.
È incerto se verranno trovati sistemi di cura in grado di combattere efficacemente l’infezione e vaccini in grado di prevenirne la diffusione. Sperimentazioni sono in corso, tuttavia per ora sono lodevoli iniziative, che accendono speranze.
Nei rivolgimenti di fondo si mettono in moto meccanismi prima inesistenti, cambiano orientamenti, comportamenti, valutazioni. Si delineano pericoli e si aprono opportunità prima impensabili.
In altre parole è in corso un cambiamento epocale.

La sinistra alla ricerca di sé stessa finora non ha offerto grandi risultati. Confederare in qualche modo i vertici (l’elenco dei tentativi falliti è senza fine)? O partire dal basso? Anche questa via non ha dato grandi risultati, non a caso si accompagna alla convinzione che qualcuno sia l’interprete autentico del percorso.
La pandemia, con i suoi problemi irrisolti, lancia una sfida di fondo alla sinistra e pretende risposte radicali, sulla vita, sulla sua salvaguardia. Da una iattura umana e sociale come la pandemia viene una spinta poderosa e occorre dare risposte, ad esempio su quale sistema di cura sia indispensabile per garantire a tutti la cura della salute, un diritto costituzionale centrale. Dietro la formula dell’immunità di gregge, di ascendenza malthusiana, si intravede una differenza di classe e di reddito tra chi verrà curato e chi no, tendenzialmente condannato a soccombere.

Al contrario, la risposta alla pandemia, grazie agli operatori sanitari, si è rifatta alle migliori tradizioni di solidarietà e di umanità cristallizzate nella riforma del 1978 che istituì il Servizio sanitario nazionale, dove erano centrali i termini nazionale e sanitario, prevedendo che nel territorio italiano hanno tutti diritto ad essere curati. In parallelo al diritto costituzionale all’istruzione. Il termine sanitario, riferito al Ssn, ha il compito di garantire a tutti la salvaguardia della salute, qualcosa di più della cura, aprendo la strada alla prevenzione e alla costruzione di un rapporto equilibrato tra il presidio ospedaliero e il territorio…

Alfiero Grandi, vice presidente Comitato per il No al taglio dei parlamentari promosso dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, è autore del libro di Left La democrazia non è scontata. No al taglio dei parlamentari pubblicato nel mese di marzo 2020

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 24 aprile 

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