Condividi

Attenzione alle informazioni trionfalistiche. Per il vaccino sicuro serve tempo: per scoprirlo, per testarlo bene in tutte le varie fasi, per produrlo e per distribuirlo. A tutti. Ma se le aspettative salgono, anche artificiosamente, sale ancora di più il prezzo

A fronte di pochi esperti e scienziati veri, quasi tutti e non a caso istituzionali, che sul vaccino per il Covid-19 invitano realisticamente sempre alla prudenza si susseguono, sempre più frequenti e dal tono trionfalistico, su testate di ogni genere da parte di esperti spesso solo presunti, le notizie sulla sua imminente uscita. Pubblicare per vere notizie che non lo sono o lo sono solo parzialmente non è informazione ma è in suo contrario: disinformazione. Non conta se per superficialità o altro; gli effetti sono gli stessi. Che fine ha fatto la parola deontologia? Vediamo un po’ di fatti.

Non si tratta delle solite e innumerevoli notizie che dicono tutto e il contrario di tutto cui di questi tempi ci siamo ormai assuefatti. È più grave; perché il vaccino è l’arma risolutiva della pandemia. Perché si tratta, e questo è basilare, di cosa queste informazioni provocano in una popolazione spesso stremata per essere ancora sottoposta ad una pressione fortissima e prolungata; come tutti ben sappiamo. Il legittimo desiderio di milioni di persone di uscire finalmente e definitivamente da quel tunnel che ha cambiato le nostre vite viene utilizzato per catturare l’attenzione e generare speranze e aspettative che, non essendo reali, verranno dolorosamente e inevitabilmente deluse. E la delusione delle aspettative, per molti motivi, non è un problema di questi tempi da sottovalutare; soprattutto se nel frattempo qualche politico, per tornaconto elettorale, butta benzina sul fuoco.

Il vaccino è una cosa estremamente seria. Non basta scoprirlo; deve essere prima di tutto sicuro! Non come ogni altro farmaco; molto di più. Perché si va a stuzzicare una cosa di una complessità estrema, di vitale importanza, che conosciamo poco e dalle reazioni a volte imprevedibili che si chiama: sistema immunitario.
A scanso di equivoci voglio premettere che non sono assolutamente un no vax. Tantissimi anni di clinica cardiologica intensivistica e di progettazione, conduzione e valutazione istituzionale di sperimentazioni cliniche ed organizzative, di rigoroso metodo scientifico mi hanno sempre insegnato che la sicurezza delle cose che introduciamo nel nostro corpo a scopo terapeutico sono sempre da prendere con estrema cautela, con calma e scevre da interessi sempre presenti e quasi mai palesi. Ogni banalizzazione, come in tutti i campi altamente complessi, è pericolosa e fuorviante.

Vige comunque e sempre il concetto invalicabile della massima precauzione; sbagliare significa spessissimo morti evitabili (e spesso invisibili). Anche se, visto l’eccezionale periodo pandemico, le regole delle sperimentazioni (vedi le autorizzazioni dell’Aifa) si sono giustamente un po’ allentate ma mai oltre il limite scientifico di minima sicurezza.
Questo se vogliamo essere aderenti al metodo scientifico quale attuale e indiscussa maggiore garanzia possibile di sicurezza e qualità. Se si decide di ragionare sulla base delle sole opinioni ovvero senza i fatti e le evidenze della scienza è un altro e ben diverso discorso. Ma lo si deve sapere prima; e tutti. Per i vaccini le regole sono ovviamente sempre le stese, senza deroghe e con la differenza che ci si muove con contenuti e in contesti molto più scivolosi e friabili.

La sicurezza di un vaccino si vede poco (a meno che non sia macroscopica) con gli studi preliminari di fase 1-2-3 e poco anche con qualche migliaio di pazienti. Servono numeri grandi, molto grandi di casi monitorati in modo ferreo e con dati accessibili e pubblicati (non sul giornale della parrocchietta) per valutazioni ripetibili da parte di altri ricercatori (è uno dei requisiti base del metodo scientifico: giocare a carte scoperte e senza rete). Per fare questo serve un tempo imprevedibile e tanti, tantissimi soldi. Al mondo i soldi per una ricerca di questa entità li hanno (oltre Bill Gates che qualche cosa fa, e quello di Amazon che è tirchio) solo due soggetti. I governi, sempre parsimoniosi, e che in Italia, ritenendo la ricerca un optional, preferiscono tagliarli e quel poco che resta è anche polverizzato in mille rivoli inefficaci per produrre risultati ma efficace elettoralmente. E le multinazionali farmaceutiche, ricche da far schifo, anche se piangono miseria, che li spendono, o meglio li investono, ben volentieri ma mettendoci sopra una parolina magica e insuperabile: brevetto. È giusto, visto che ci mettono i soldi, ma, in tempi di pandemia, sino ad un certo punto.

La sicurezza vera si vede soprattutto nella sorveglianza cosiddetta “post marketing” quella dopo la commercializzazione, nel mondo reale e raccogliendo (bene!) dati ad hoc. Anche se ci fosse una complicanza seria dello 0,01% o molto meno su miliardi di persone (tale sarà il numero di vaccinati potenziali nel mondo), conti alla mano, e senza esagerare è un problema enorme. Anche perché il vaccino non si somministra a malati in condizioni disperate ma a soggetti sani o fragili per altre condizioni sanitarie e non; il che qualche differenza, quantomeno a livello etico e come invito alla precauzione, la fa. Ben altro e triste discorso quello della reale accessibilità al vaccino, a costi commerciali, per quei miliardi di persone che per reddito non se lo potranno permettere (il costo dei farmaci anti Hiv ed i vaccini per i bambini in Africa ci insegnano qualcosa).

Cosa significa e quali conseguenze nell’avere troppa fretta con un vaccino? Cosa significa dare false speranze alla popolazione? Si sa o no che gli interessi commerciali su questo vaccino sono immensi? Sa la gente (tutti noi) che è ora in atto nel mondo una guerra commerciale sotterranea tra 20-25 industrie con risorse spaventose che stanno, ognuna per conto suo, facendo e scommettendo sulla ricerca; e che il vincitore darà dividendi da favola agli azionisti? Si sa o no che pubblicare un articolo che preannuncia l’uscita del vaccino da parte di una certa industria ne aumenta il valore delle azioni anche se è una gigantesca balla? Si sa che con quelle cifre il concetto di ritirarlo, se risultasse efficace ma non sicuro, non è forse neppure considerato? Si sa che la storia decennale di un certo marketing di alcune grandi case farmaceutiche mondiali ha fatto molte ma molte migliaia di morti per interessi di minore entità? È storia e giurisprudenza internazionale questa e non chiacchiere da bar.

Per l’industria è una ormai classica, collaudatissima, efficace e precisa strategia (questa sì perfettamente scientifica) di marketing il creare aspettative nella popolazione e nei medici stessi in modo da forzare le autorizzazioni dei governi per la messa in commercio. Anche a questo servono certi articoli. Quelli che da anni o decenni si rompono la testa cercando un vaccino sicuro ed efficace per Ebola e l’Hiv sono incapaci, sfigati o sprovveduti? Oppure è oggettivamente difficilissimo? Oppure c’è meno interesse commerciale e quindi finanziario?
Molta prudenza necessita anche nell’interpretazione della letteratura scientifica (il vaccino dell’Hpv sembra che qualche problema lo abbia dato); la storia recente dimostra che con dei bravi statistici si riesce a mascherare anche l’evidenza (vedi ad esempio i suicidi camuffati e invisibili in alcune sperimentazioni sull’uso degli antidepressivi in età pediatrica).

Sa la gente che i costi enormi delle class action sono per certe industrie costi previsti e coperti ampiamente dai guadagni della commercializzazione prima dell’eventuale imposizione al ritiro del commercio una volta scoperti? E che certi magheggi statistici non li scopri se non hai accesso alla fonte primaria dei dati che non sono divulgati perché, guarda caso, coperti da segreto industriale. Stiamo parlando principalmente degli Usa; in Italia siamo indietro anche su queste cose di parecchi anni. Ovviamente non sono tutti così ma sono dinamiche di sistema che non spariscono magicamente; soprattutto con interessi simili in gioco. Non si può vigilare su una cosa che riguarda la nostra stessa salute ignorandone l’esistenza. Per questo è doveroso essere informati ed informati bene.

Non basta scoprirlo il vaccino ma serve produrlo e se le aspettative salgono anche artificiosamente sale ancora di più il prezzo. Serve tempo; anche se i tempi della ricerca sono spesso direttamente proporzionali agli investimenti; più investi prima scopri è la regola generale. Tempo per scoprirlo, tempo per testarlo bene in tutte le varie fasi, tempo per produrlo (non è come produrre caramelle) e produrlo bene (come molti farmaci a volte li fanno in India a costi stracciati e con controlli di qualità quantomeno da verificare molto bene). Tempo per distribuirlo; perché tutti i Paesi del mondo vorranno accaparrarselo per primi; ovvio che scatterà la legge della domanda e dell’offerta (come oggi le mascherine; ma su ben altra scala).

Una volta disponibile serviranno dei criteri di priorità e chi deciderà sarà giustamente la politica ma si spera ascoltando gli scienziati per farlo a chi serve veramente di più. Tempo per somministrarlo a livello di massa; sessanta milioni di italiani giustamente lo vorranno fare immediatamente perché in ballo ci sarà sia la salute sia la libertà di movimento e di relazioni; un mix micidiale se non correttamente gestito. Tempo per la verifica di sicurezza. Accorciare il tempo si può e lo si sta già facendo al massimo grado; accorciare i tempi oltre un certo limite significa ridurre anche la sicurezza. È inevitabile.
Sono pertanto irreali e sospette le dichiarazioni di quelli che prevedono il vaccino entro pochi mesi. Viene malizioso e pungente il concetto di pubblicità occulta (prassi comunissima e consolidata di una certa industria farmaceutica). A questi veri o presunti ricercatori affetti da sospetto ottimismo bisognerebbe chiedere dei loro conflitti di interessi.

Questo ed altro c’è dietro la parola vaccino. Non è complottismo; non è terrorismo; è cruda realtà; su tutto questo c’è una notevolissima letteratura scientifica e divulgativa. Da qui la necessità e l’importanza di sapere che esiste anche questo mondo e queste dinamiche dietro certi articoli. Non per disperarsi, deprimersi o rassegnarsi ma per stare con i piedi per terra e vedere oltre certe notizie e pensare con la propria testa senza credere ciecamente a tutto. Soprattutto su queste cose e di questi tempi. Un lavoro che dovrebbe essere fatto a monte da qualsiasi giornalista scientifico prima di divulgare un’informazione di questo tipo; ma questo è un altro discorso. Anche in questi casi le informazioni più sicure provengono da fonti istituzionali; perché non hanno interessi.
Non basta quindi dire vaccino. Si deve dire: vaccino veramente sicuro.

*

Quinto Tozzi è cardiologo; già responsabile di terapia intensivista cardiologica e direttore ufficio Qualità e rischio clinico dell’Agenzia sanitaria nazionale (Agenas).

Commenti

commenti

Condividi