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La Lega alla Camera si è scagliata contro l’intervento di Ricciardi (M5s) critico verso il modello lombardo, esigendo silenzio in nome del rispetto delle vittime del virus. Un modo per sviare l’attenzione dalle proprie responsabilità

Ieri alla Camera l’onorevole del Movimento 5 stelle Riccardo Ricciardi ha parlato di Lombardia. L’ha fratto in fretta e furia, con un discutibile spessore oratorio ma ha messo in fila la questione dei pazienti Covid all’interno delle Rsa (c’è una delibera di Gallera e ci sono degli indagati, l’inchiesta è in corso), ha parlato del progetto di lungo corso della destra lombarda di distruggere la medicina di base a favore dell’ospedalizzazione, ha citato esattamente i numeri di posti letto che si sono persi in Lombardia nel corso degli ultimi anni (mica solo in Lombardia) e ha citato l’immensa mole di denaro pubblico che viene versato nelle casse dei privati.

L’ha detto male? Sì, del resto il dibattito parlamentare è roba scarso da un bel po’ d’anni, niente di nuovo all’orizzonte? Ha detto cose false? No: del disastro lombardo ne abbiamo scritto lungamente sul numero di Left che abbiamo dedicato alla vicenda. Ovviamente l’abbiamo fatto con l’ampiezza che serve per illustrare una politica che incrocia solo in questi ultimi mesi la questione Covid ma che da anni in molti legittimamente criticano.

Ma delle responsabilità politiche in Lombardia si può parlare? Si può scrivere? Ma davvero in nome del rispetto dei morti si esige il silenzio? Ma davvero vige ancora questa forma di falsa cortesia per cui basta un Salvini qualsiasi che alzi la voce per farsi prendere dal senso di colpa? Se la strumentalizzazione dei morti è una pratica malsana (e lo è) mi piacerebbe capire perché si possano sventolare le vittime per chiedere silenzio (con il trucchetto di chiamarlo rispetto) e cosa c’entri l’analisi delle cause con l’indignazione generale.

Vogliamo condannare la semplificazione di Ricciardi? Prego, fate pure. Ma i morti? Ma tutte le persone che non sono state curate in tempo? Tutte le persone che ancora oggi non hanno avuto la possibilità di fare un tampone nonostante abbiano convissuto con famigliari che sono deceduti? Che ce ne facciamo di quel dolore?

Perché così, altrimenti, alla fine sembra che la colpa sia dei morti. No?

Ah, a proposito: le critiche al sistema lombardo sono arrivate anche dal Veneto di Zaia, oltre che da molti medici sul campo. Davvero, ne vogliamo parlare?

Buon venerdì.

Per approfondire, ti suggeriamo di leggere l’ultimo numero di Left

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