Condividi

La fase dello scampato pericolo sarebbe quella in cui gran parte delle patologie psichiatriche indotte dall’isolamento si manifestano con particolare intensità. La storia insegna che le misure di quarantena collettiva sono purtroppo associate a un aumento del rischio suicidario

Il virologo americano Anthony Fauci, consulente di Donald Trump, ha sostenuto che il numero di vittime del coronavirus è probabilmente più elevato di quello ufficiale che solo negli Stati Uniti conta più di 81mila morti. I morti ufficiali non solo negli Usa ma anche in Italia costituiscono la punta dell’iceberg mentre all’orizzonte si profila il pericolo, nella prossima decade di un vero e proprio tsunami di natura diversa: un’ondata di suicidi potrebbe far seguito in tutto il mondo all’impatto con il virus nella fase emergenziale. È quanto ha affermato in uno studio recentemente pubblicato da John Westfall, direttore del Robert Graham Center for Policy Studies in Family Medicine and Primary Care. La stima delle probabili vittime in Nord America, classificate come “morti per disperazione” che includerebbero sia suicidi che decessi per overdose di droghe nel prossimo futuro, è di circa 75mila. Quest’ultima cifra è iperbolica e non sappiamo quanto la previsione, riportata dai media non solo italiani, possa essere attendibile.

Vero è che il Covid-19 si è abbattuto come un flagello negli Usa devastati dalle politiche e dalla raffica di dichiarazioni demenziali di Donald Trump in un Paese che (a detta dell’illustre psichiatra Allen Frances) ha uno dei peggiori presidi psichiatrici fra le nazioni occidentali. La richiesta di assistenza psicologica è cresciuta del 891% mentre è scattato l’allarme nello stato di New York per il boom di abuso di alcol, droghe e violenze domestiche. L’acquisto e il possesso di armi, garantito dal secondo emendamento, hanno avuto, con l’inizio dell’epidemia, un’impennata vertiginosa e pericolosa. Si teme (credo più a torto che a ragione) una disintegrazione dell’ordine pubblico, con furti saccheggi e omicidi, una rottura totale della legalità che corrisponderebbe in parte a quella condizione che Émile Durkheim già nel 1898 definì «anomia» (assenza di norme che regolino dall’esterno la condotta umana) e individuò come la possibile causa di una specifica forma di suicidio-omicidio.

Mutatis mutandis, senza cadere in un facile catastrofismo tipico della mentalità americana, in Italia le prospettive per il futuro non sembrano molto confortanti. Secondo lo psichiatra e epidemiologo Fabrizio Starace le conseguenze dell’impatto con il coronavirus sulla salute mentale interesseranno il 50% della popolazione non abituata all’isolamento e alle misure restrittive, all’esposizione continua a informazioni che colpiscono la sfera emotiva. Gli effetti psichici della pandemia all’inizio hanno rischiato di…

L’articolo prosegue su Left in edicola da venerdì 22 maggio

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti

Condividi