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Nonostante il blocco imposto dagli Usa, dopo i primi contagi “importati” da turisti italiani Cuba è riuscita a contenere il Covid-19. Qui tutte le componenti del sistema medico-sanitario-scientifico lavorano in modo integrato a tutela della salute collettiva

Le due brigate mediche inviate dalla piccola Cuba a Crema e a Torino per fronteggiare la pandemia Covid-19, causata dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2, stanno per lasciare l’Italia. Cuba è venuta in nostro soccorso malgrado subisca uno spietato strangolamento dal bloqueo e nonostante che il contagio sia stato portato nella Isla Grande proprio da tre turisti italiani. L’Avana è ben attrezzata da 60 anni ad affrontare emergenze di tutti i tipi – dai cicloni tropicali alle epidemie (non sempre dovute a fatalità) – grazie ad una pianificazione nazionale connessa con le organizzazioni locali in ogni angolo del Paese: il sistema di pronta risposta ai disastri, con l’immediata evacuazione dei soggetti vulnerabili o disabili, e delle donne in gravidanza, ha provveduto in passato a risparmiare vite umane nei casi di uragani.

Ovviamente il sistema sanitario viene immediatamente allertato in questi casi: qui c’è il più elevato rapporto al mondo medici/popolazione (anche quando si escludono i medici in missione all’estero), 9 ogni mille abitanti, un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità infantile, e una popolazione dall’istruzione elevata. Uno dei vantaggi di un’economia centralizzata come quella cubana è la rapidità con cui le risorse finanziarie (anche se non ingenti) possono essere mobilitate nel momento del bisogno. Insomma, Cuba è pronta a rispondere alle emergenze, anche se come per tutti questa pandemia costituisce un’emergenza assolutamente nuova.

Negli anni, in altri articoli su Left abbiamo discusso come, fin dai primissimi anni Ottanta, Cuba promosse lo sviluppo di un campo di ricerca biotecnologica avanzato a livello mondiale, grazie ad un ciclo integrato dalla ricerca di base ai test clinici-produzione-commercializzazione-esportazione ed allo stretto coordinamento fra centri di ricerca, università e sistema sanitario nel suo complesso. Prima di venire nello specifico alla risposta di Cuba alla pandemia di Covid-19, è necessario insistere come proprio le sanzioni e l’embargo degli Stati Uniti ostruiscano l’accesso di Cuba a tecnologie, equipaggiamento, risorse finanziarie, forniture sanitarie. Esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno lanciato un appello per chiedere a Washington di revocare il bloqueo che ostacola le risposte umanitarie di aiuto al sistema sanitario cubano. Veniamo ora direttamente alla risposta di Cuba alla pandemia di Covid-19…

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Angelo Baracca è un fisico e storico della scienza. Con Rosella Franconi, biotecnologa e ricercatrice, ha pubblicato il libro “Cuba: Medicina, scienza e rivoluzione, 1959-2014” (Zambon edizioni, 2019)

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 12 giugno

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