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La pandemia ci ha fatto capire quale medicina vogliono le persone quando stanno davvero male: bilanciata tra competenze, incertezze, intuizione, fantasia e irrinunciabile rapporto interumano. Quella che reclamano, spesso inascoltati, i “non eroi” in corsia

Angeli ed eroi. Sono passati solo pochi mesi dalla grande paura collettiva, quando ci sentivamo indifesi e in balia di una sconosciuta e invisibile entità distruttiva che ha segnato e cambiato le nostre vite. Oggi, nel pieno di una singolare e pericolosissima amnesia selettiva quasi di massa che nega realtà oggettive, è utile fare alcune considerazioni su ciò che ci ha, ad ora, impedito di fare la fine degli Usa e del Brasile. Ovviamente, come sempre, si poteva fare meglio; errori da parte di singoli, a livello centrale, e molti in alcune regioni, sono stati commessi. Gli errori vanno però sempre rapportati alle condizioni oggettive dei soggetti e del contesto, che in questo caso è stato caratterizzato da una novità, una urgenza, una gravità e una complessità estremi. I dati di realtà ci dimostrano che, anche a livello di popolazione, ci si è mossi abbastanza bene. Molto meno ora.

Il significato dell’operare di medici ed infermieri e di come la medicina e la scienza si sono mosse e sono state viste, descritte e vissute ha una portata ben più ampia, profonda e importante, per noi stessi e la società, di quanto si possa immaginare. C’è un latente (invisibile ma agente, e volendo conoscibile) nel vissuto personale e collettivo di tutta questa situazione. Un’entità biologica invisibile e sconosciuta ha mosso anche altre nostre personalissime invisibilità profonde, divenute anche collettivamente sociali, che hanno a volte annullato, negato e distorto altre realtà, materiali e non, condizionando, quasi sempre inconsapevolmente, il vissuto ed i comportamenti personali e collettivi. Un altro “virus” invisibile che meriterebbe ricerca e riflessioni profonde.
Medici ed infermieri non sono né angeli né eroi. Perché, pur nella eccezionalità estrema della situazione, hanno tutti semplicemente fatto, e senza mai porsi il dubbio di non farlo, il proprio lavoro, dando una risposta il più possibile adeguata alle necessità che emergevano.

Come sempre; per quattro soldi, in condizioni estreme, contagiandosi e lasciandoci in tanti anche la pelle. Gli angeli (che non esistono) non c’entrano, non sono umani, hanno secondi fini dal sapore ricattatorio, farebbero cose non reali, i miracoli, e deciderebbero pure nei confronti di chi farli. La, molto umana ma non sempre sana, parola “eroe” è legata al concetto di assoluta eccezionalità di un comportamento episodico; gli eroi poi finiscono quasi sempre male. Gli “eroi” in questione sono invece esseri umani come noi; le vere eccezionalità sono la…

L’articolo prosegue su Left del 21-27 agosto 2020

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