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Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore della sanità, smonta la fake news secondo cui il virus prolifera con gli sbarchi. La realtà è che gli immigrati si infettano qui da noi, per lo più nei centri di accoglienza iperaffollati

«Il Covid non esiste ma i migranti portano il Covid». È il messaggio che il codice comunicativo populista utilizza per affrontare le difficoltà del periodo trovando contemporaneamente tre capri espiatori: i migranti (sempre validi), il virus (da usare solo a fasi alterne) e il governo che, malgrado siano ancora in vigore le leggi prodotte dal mondo leghista, permette l’ingresso di “untori stranieri”. Per sciogliere questa intricata matassa con cui si veicolano messaggi privi di ogni minima coerenza bisogna fare passi indietro. Il divieto di ingresso su territorio nazionale per le persone provenienti da diversi Paesi extra Schengen è tutt’ora in vigore, il decreto di aprile con cui il ministro Speranza dichiarava l’Italia “porto non sicuro” a causa dell’emergenza virus non è mai stato revocato anche se, mostrando almeno buon senso, si evita di lasciare le persone in mare. Sono diminuite le imbarcazioni che partono dalla Libia, una sola l’Ong rimasta in mare e pressoché assente il soccorso marino ordinario.

Molti sono coloro che invece fuggono dalla Tunisia, destinazione Lampedusa, tentando di lasciarsi alle spalle non tanto il Covid ma i suoi effetti sociali devastanti. L’economia del Paese nordafricano è basata principalmente sul turismo, messo in crisi prima dal terrorismo e dall’instabilità politica, ora azzerato dai vincoli imposti con la pandemia. Ormai da tre anni partono dai porti tunisini piccole barche che giungono in Italia autonomamente e negli ultimi mesi il lockdown ha in qualche misura incentivato le partenze essendo divenuti impossibili i rimpatri. Ma dal 10 agosto – c’è chi afferma anche da prima – sono ripresi i voli bisettimanali che riportano le persone identificate a Tunisi. La ministra dell’Interno Lamorgese ha affermato che nessuno di loro verrà regolarizzato e che i rimpatri avverranno pure via mare dati i buoni rapporti col governo tunisino.

Sono poco più di 16 mila i migranti giunti via mare dal primo gennaio al 17 agosto. Dopo un periodo di sovraffollamento a Lampedusa sono iniziati gli spostamenti verso “navi quarantena” o centri da cui però in molti sono fuggiti. Dopo una prima fase di difficoltà dettate anche da disposizioni contraddittorie, tutte le persone che arrivano vengono sottoposte a tampone mentre un’altra nave le ospita a Gioia Tauro e le autorità cercano di sistemarle in condizioni decenti. Ma da qui le prime perplessità: tanto l’Agenzia di Sanità pubblica della Regione Sicilia, quanto il…

L’articolo prosegue su Left del 21-27 agosto 2020

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