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Violazione della libertà personale, mancato ricollocamento negli altri Paesi, rimpatri di massa. La condizione dei migranti nei centri di primo soccorso italiani è disumana. Complice l’assenza di politiche Ue sull’accoglienza

Con un’ordinanza priva di valore giuridico, con cui il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci, in nome della “salute pubblica” il 24 agosto si è arrogato il diritto di chiudere hotspot e centri di accoglienza per migranti, di impedire sbarchi e di far trasferire in altra regione i già accolti, si oltrepassa l’idea di stato di diritto. Non contano i dati: da giugno a fine agosto (dati del Viminale) dei 6.731 tamponi fatti a migranti per il Covid-19, il 3,98% è risultato positivo, col virus preso o nel viaggio o durante l’attesa forzata prima del rilevamento. In una regione ad alto tasso turistico, si fanno lo stesso 24 agosto, solo 2.634 tamponi. Fra i 24 positivi nessun migrante.

I pochi casi rilevati nelle settimane precedenti e la fuga di chi non vuole restare nei centri, sono stati il volano per una pesante campagna di odio. L’arrivo delle navi quarantena è stato osteggiato non solo dalla giunta di centro-destra ma anche da amministratori comunali di M5s e del Pd. Il presidente della Regione, nel rendere pubblica l’ordinanza si è appellato al fatto che «i siciliani non sono razzisti, ma che se il peso dell’immigrazione grava sempre sull’isola i problemi sono inevitabili». Ed ha anche parlato di «persone da accogliere in condizioni migliori». Una situazione pesante si respira a Lampedusa in cui la capienza dell’hotspot è ridotta e c’è un sovraffollamento tale che impedisce qualsiasi forma di precauzione per il Covid.
Dopo le prese di posizione del Viminale è intervenuto il 27 agosto il Tar Sicilia dichiarando, con una articolata motivazione, illegittima l’ordinanza.

Ma Musumeci ha totalmente torto? Alcuni problemi che il presidente solleva, anche per evitare che ci si soffermi su altre e ben più gravi criticità dell’isola, vanno affrontati. A luglio si è registrato un picco di arrivi, circa 7mila, provenienti soprattutto in maniera autonoma dalla Tunisia, meno ne sono giunti ad agosto. Sono 4.086 le persone – dati del Viminale – che sono state trasferite fuori dalla Sicilia, altri sono nelle navi quarantena. Tutti gli arrivati hanno fatto il tampone, cosa che non è accaduta per i turisti. Nell’isola, come nel resto del Paese, non c’è una “invasione” e anzi fra trasferimenti, rimpatri, ripresi dal 10 agosto, e allontanamenti volontari, sono pochi i…

L’articolo prosegue su Left del 4-10 settembre

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